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La Toscana, sodalizio fra natura e motori

La Toscana, florida patria di artisti e ingegneri, protagonista di molte pagine della storia culturale italiana ed europea, non è soltanto culla di sapere e madre di paesaggi mozzafiato, è anche e soprattutto terra di motori.

Ed è proprio fra questi territori bucolici ed eterogenei che l’essenza dell’auto italiana si evolve: ingegneri storici e pionieri al volante hanno regalato gesta suggestive, idee brillanti e imprese di successo. E riferendoci all’ancestrale affinità tra la Toscana e i motori, è impossibile prescindere dal nominare l’azienda nata fra queste colline e che per oltre un secolo ha saputo far muovere ogni mezzo di locomozione mantenendosi tuttora un’eccellenza: la Piaggio di Pontedera, vera icona del panorama motoristico nazionale.

Il connubio fortunato fra natura e motori che caratterizza la zona invoglia il curioso a visitarla al volante della propria automobile, e il territorio offre un ventaglio di proposte e attrattive così diversificato da rendere quasi ostica la selezione di un solo itinerario.

Fra i possibili percorsi imperdibile è la Costa degli Etruschi: un litorale mozzafiato con una storia millenaria che si presta a tragitti in auto, in mountain bike e, per i più avventurosi, anche a cavallo.

Il viaggio si sviluppa da Montescudaio a Suvereto, fra i borghi più belli d’Italia e valorizzati dalle irresistibili specialità enogastronomiche locali. Montescudaio è in provincia di Pisa ed è nota per essere la Città del Vino; Suvereto, comune livornese, è caratterizzata da un patrimonio artistico e storico, oltre che naturale ed enologico, davvero straordinario. Le tappe principali del percorso interessano anche Cecina, cittadina profondamente connessa al suo litorale costituito dai “tomboli”: cordoni di dune ricoperti da fitta vegetazione che dalla spiaggia si estendono fino all’entroterra, per arrivare poi a Castagneto Carducci e Bolgheri. Si tratta di due borghi più distanti dalla costa, immersi nell’entroterra toscano fra vigne e colline e i cui “cipressi alti e schietti” furono molto cari al poeta Carducci.

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