Piattaforma della Giulia con passo accorciato, esuberante bialbero della GTV, assetti nati dalle corse: è il cocktail dell'Alfa Romeo Spider, universalmente nota come Duetto, per piacere a tutti e per non far sentire troppa nostalgia agli Alfisti per le Giulietta e Giulia Spider. La carrozzeria di Pininfarina era il coronamento di un lungo legame stilistico nato nel 1956 sulle dream car Superflow, man mano affinato: dopo 10 anni in orbita, le spaziali concept ritornano sulla Terra per un'auto di serie, stillando le loro forme in una due posti dalle proporzioni complicate, perfette nella vista in pianta, ma dissonanti fra muso dinamico, coda sottile e allungata, e parabrezza alto e verticale. Uno sguscio nella fiancata convessa rinforzava l'effetto "osso di seppia", l'ufficioso nomignolo della prima serie: già, perché “Duetto” venne usato solo sui primi 190 esemplari, dopo una cascata di proposte sul nome da dare alla nuova spider, e quasi 150 mila schede con nomi di località, animali, personaggi letterari… Un concorso bandito dall'Alfa Romeo stessa, invalidato per evitare un contenzioso legale di omonimia con una merendina Pavesi.
Evolve senza cambiare
L'originaria Spider (ora tout court) 1600, che trionfalmente giunse in USA a bordo della turbonave Raffaello e che diventò la nuova sportiva "da avere" grazie al film cult Il laureato con Dustin Hoffman, non durò che un paio d'anni. Un costante mutamento, vivendo, godendo e soffrendo ben quattro decenni di eventi: dal boom alla crisi, dagli yuppies al romanticismo neoclassico. Nel febbraio 1968 appare la 1750Spider Veloce, in autunno fa capolino la semplificata 1300 Junior, giovanile e più abbordabile: 1.698.000 lire, anziché 2.148.000. Alla fine del 1969, la nuova coda tronca riduce lo sbalzo posteriore, attenuando le sproporzioni e aumentando la capacità del baule: stilisticamente più in linea con le auto da corsa del momento, ma da tanti criticata. Pedaliera infulcrata in alto, nuove maniglie, cruscotto e poggiatesta. Nel 1971 arriva la 2000 Spider Veloce, 1962 cm³ e 150 CV SAE, esteticamente riconoscibile dai coprimozzi con dadi a vista (optional ruote di lega e differenziale autobloccante). Dalla primavera 1972, la Junior viene offerta con motore di 1570 cm³, enell'estate 1974 i motori 1600 e 2000 si unificano con quelli delle berline e coupé di cilindrata corrispondente (da 110 CV a 104 nella 1600, da 130 a 128 nella 2000), per contenere i consumi. Nel 1978 esce di produzione la 1300.
Ci si prepara al gran finale
Al Salone di Ginevra del 1983 viene presentata la terza serie "aerodinamica", con paracolpi di poliestere, spoiler metallico in tinta carrozzeria sotto al paraurti e appendici aerodinamiche posteriori di materiale morbido nero. Tre anni dopo, ormai ventenne, la Spider si rifece il trucco diventando 2000 Quadrifoglio Verde (standard per gli USA, alternativa raffinata alla versione normale per i mercati europei): spoiler anteriore integrato, posteriore modificato, specchietti ingranditi, bandelle laterali, copriruota aerodinamici e abitacolo aggiornato, ora spiccatamente Eighties. L'epilogo coincide con il magistrale lifting del 1990 di Lorenzo Ramaciotti, che ridisegna il paraurti anteriore ponendo lo scudo Alfa in negativo integrandolo nella carrozzeria, addolcisce il disegno delle bandelle e modifica la coda in modo da ricordare quella della 164. Civilizzata dall'iniezione elettronica Bosch Motronic ML 4.1, il caratteristico ruggito d'aspirazione svanì, ma era ormai una classica appartenente a un'era leggendaria tramontata, che ancora poteva essere acquistata nuova in concessionaria. Oltre che essere per tutti la spider italiana per antonomasia.
