Alfa Romeo Superflow: quattro visioni del futuro
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13/03/2026 | di Federico Brovarone
Alfa Romeo Superflow: quattro visioni del futuro
A fine anni 50 Pininfarina realizzò dei prototipi sul telaio della 6C. Dei laboratori di ricerca su design, aerodinamica e nuovi materiali
13/03/2026 | di Federico Brovarone

Tra il 1956 e il 1960 Pininfarina realizzò le quattro Alfa Romeo Superflow, tutte sullo stesso telaio AR1361.00128 con motore AR1311.00508 (6C 3000 CM), originariamente una vettura da competizione carrozzata da Colli. Il progetto fu un laboratorio di sperimentazione stilistica e tecnica, in cui l’automobile diventava un oggetto di ricerca avanzata sul design, sull’aerodinamica e sull’uso di materiali innovativi. La vettura prescelta fu un modello di pregio, la già rarissima 6C Competizione Maggiorato, con telaio tubolare e motore da 3500 cm³. Dopo la breve e sfortunata carriera agonistica, le vetture vennero impiegate per test o carrozzate per facoltosi clienti. Una finì in Pininfarina, dove venne usata per studi di forma.

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Dalle BAT alle Superflow

Le Superflow si collocano nel solco delle celebri BAT (“Berlinetta Aerodinamica Tecnica”), presentate tra il 1953 e il 1955. Se le BAT, disegnate da Franco Scaglione per Bertone, spingevano all’estremo l’aerodinamica su meccanica AR1900, le Superflow reinterpretarono il concetto con maggiore eleganza e attenzione al rapporto tra uomo e macchina, sfociando 10 anni dopo nella nuova Alfa Romeo Spider “Duetto” che tanto deve a questi anni di studi. Figura centrale fu Aldo Brovarone sotto l’iniziale supervisione di Franco Martinengo, all’epoca responsabile del design in Pininfarina. Insieme trasformarono le Superflow in manifesti di design, in una continua e armonica evoluzione, anno per anno attraverso quattro versioni.

Superflow I (1956)

La prima versione, iconica e radicale, era verniciata di bianco con linea bicolore blu. Le ruote anteriori erano parzialmente scoperte da carenature di Plexiglas che inglobavano anche i fari. L’abitacolo era interamente trasparente, salvo un pannello centrale a T, e le porte combinavano una sezione inferiore tradizionale con una parte superiore gullwing. La Superflow I rappresentava una visione futuristica dell’automobile, radicalmente innovativa nella forma e nei materiali ma ancora ancorata al design del dopoguerra, soprattutto americano, con le imponenti pinne al posteriore.

Superflow II (1957)

La Superflow II mostrava modifiche più profonde del previsto: il frontale era più corto e affusolato, i parafanghi metallici sostituivano le carenature di Plexiglas, ma le coperture trasparenti dei fari furono mantenute. La pinna posteriore presentava ora un elemento superiore di Plexiglas, creando un raffinato equilibrio tra solidità e leggerezza, andando ad amalgamare e rifinire le forme della prima versione.

Superflow III (1959)

Presentata a Ginevra, la Superflow III abbandonava le pinne e il coupé chiuso, adottando una configurazione spider aperta. Linee fluide, passaruota pronunciati e coda affusolata caratterizzavano la vettura, mentre i pannelli di Plexiglas non erano più fissi, ma ideati per un tetto rimovibile. Più agile e leggera, anticipava il linguaggio estetico della futura Alfa Romeo Duetto, con il posteriore stondato e i fari non più carenati.

Superflow IV (1960)

L’ultima evoluzione sintetizzava le migliori soluzioni delle versioni precedenti. Tornarono le coperture dei fari di Plexiglas e il tetto a cupola trasparente, ma con pannelli scorrevoli sotto il lunotto, permettendo di trasformare la vettura da coupé a spider. La coda elegante della III fu mantenuta, conferendo un equilibrio finale tra eleganza e funzionalità.

Oggi

Le quattro Superflow dimostrano come un unico telaio possa generare quattro visioni profondamente diverse, frutto di una ricerca avanzata su forma, aerodinamica e materiali. Grazie a Brovarone e Martinengo, le Superflow non furono semplici esercizi di stile, ma manifesti culturali e concettuali, anticipando linguaggi e soluzioni che influenzeranno profondamente il design automobilistico degli anni successivi. Definire quale fosse più bella è difficile, se non impossibile, poiché sono una il risultato della precedente tutte ugualmente importanti per la storia di Alfa Romeo. Purtroppo, essendo stati degli esperimenti più che delle vere automobili, a ogni evoluzione la precedente carrozzeria veniva smantellata per la costruzione della nuova lasciando ai posteri la possibilità si ammirare solo l’ultima, in colorazione rossa quando viene portata a raduni o concorsi.

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