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AMC Eagle: crossover per caso

La AMC Eagle è stata la prima vettura di produzione ad utilizzare un sistema di trazione integrale permanente. Ma la Eagle è ricordata anche per essere stata la prima auto a coniugare le dimensioni e la maneggevolezza di una berlina media con la trazione integrale, propria dei veicoli fuoristrada: con oltre 20 anni di anticipo nasceva la prima crossover della storia.

La proposta iniziale per quella che sarebbe diventata l’AMC Eagle derivò da un’idea di Roy Lunn, il capo progettista di quella che al’epoca era la AMC Jeep. Con il nome in codice “Progetto 8001 plus four”, Lunn immaginò una nuova “linea di veicoli a quattro ruote motrici con le convenzioni di guida e maneggevolezza di un’auto a trazione posteriore standard”. La nuova famiglia di modelli sarebbe stata realizzata su una piattaforma con telaio a scocca portante come le normali vetture stradali. Nel febbraio 1977, AMC delegò FF Developments per la costruzione di un prototipo di veicolo basato sulla AMC Hornet V8, con ripartizione della coppia motrice 33% anteriore e 67% posteriore.

Il modello di serie. I test e gli ulteriori sviluppi hanno dimostrato la fattibilità di un veicolo di questo tipo, caratterizzato da una maggiore altezza da terra e ruote da 15 pollici più grandi. Sul modello di serie, Lunn optò per una ripartizione della coppia più vicina al rapporto 50% – 50% e per un motore 6 cilindri in linea accoppiato ad un cambio automatico. Una ripartizione della coppia più bilanciata avrebbe reso la Eagle più blanda nelle reazioni ampliando così i margini di sicurezza: la clientela di riferimento era costituita da guidatori e guidatrici di auto familiari, non di sportive… Il motore 6 cilindri assicurava consumi inferiori rispetto ai V8 coevi; era questo un altro punto a favore di un auto che doveva competere nella fascia media del mercato. Un segmento, dove negli anni successivi alla crisi petrolifera, la riduzione di consumi ed emissioni diventavano sempre più importanti.

Un nuovo segmento. L’AMC Eagle non era in concorrenza con i tradizionali fuoristrada americani a quattro ruote motrici, la Eagle veniva proposta come un’autovettura familiare con vantaggi aggiuntivi; infatti, non poteva eguagliare le prestazioni fuoristrada di una Chevrolet Blazer o di una Jeep Cherokee ma secondo il marketing dell’epoca, la wagon rialzata “Supera il fango, la sabbia, la neve e gli ostacoli che, in inverno fermerebbero le normali berline”. La Eagle era anche anni luce avanti rispetto al semplicistico sistema a trazione integrale inseribile adottato dalla concorrenza estera. Altre caratteristiche erano: la sospensione anteriore indipendente, il differenziale anteriore in blocco con il motore e giunti cardanici sui semiassi anteriori. Nel 1979, le AMC Eagle erano anche le uniche autovetture di serie a quattro ruote motrici prodotte negli Stati Uniti.

Un’abile mossa di marketing. La commercializzazione iniziò nell’agosto 1979 e comprendeva tre varianti di carrozzeria: wagon, berlina e coupé tutte basate sulla AMC Concord. Nel 1981, si aggiunsero i modelli compatti a due porte della gamma Spirit, indicati come SX/4 e Kammback. Tra il 1981 e 82, venne proposta anche una versione convertibile, la Sundancer. Nel 1984 restarono a listino solo le versioni berlina e station wagon; mentre dopo l’acquisizione della AMC da parte della Chrysler (1987) restò in commercio, fino al 1988, solo la station wagon, venduta semplicemente come Eagle Wagon. Il nome Eagle, venne utilizzato dal gruppo Chrysler come marchio fino al 1998: una strategia di marketing analoga a quella della General Motors con la Saturn. In entrambi i casi, si trattava di una nuova corporazione delegata alla produzione di vetture compatte. Secondo Gerald C. Meyers, l’allora amministratore delegato della AMC, questo tipo di veicoli rappresentavano un passo logico per la salvezza della società: nel 1979 ci fu una seconda crisi energetica e le vendite dei modelli Jeep, che costituivano il fulcro della produzione, diminuirono anche a causa della loro scarsa efficienza nei consumi. In un momento difficile, la Eagle fornì una soluzione a basso costo per colmare il divario tra la linea di utilitarie solide ed economiche AMC e la linea di fuoristrada Jeep.

Un buon successo. La nuova famiglia introdotta con la Eagle ha colmato il notevole divario di prezzo tra l’unica familiare a trazione integrale di fascia bassa (prodotta dalla Subaru) e i 4×4 americani di grandi dimensioni. La AMC Eagle è stata progettata per i clienti che “devono guidare indipendentemente dalle condizioni stradali o meteorologiche: medici, forze di polizia, personale di emergenza”, recitavano alcune schede descrittive, “o più semplicemente per cacciatori e pescatori avventurosi che non temono condizioni stradali e metereologiche avverse”. Le vendite furono buone sin dal primo giorno, la Eagle con prezzi nell’ordine dei 7,5 mila dollari (l’equivalente di 20 mila euro odierni) ha catturato rapidamente l’attenzione di molti automobilisti americani che hanno subito apprezzato la sicurezza delle quattro ruote motrici e il comfort di un’automobile media. La produzione si concluse con quasi 200.000 unità.

La tecnica. Le AMC Eagle erano dotate di un sistema automatico che gestiva la trazione integrale permanente. La trasmissione si avvaleva anche di un cambio automatico TorqueFlite a singola velocità (senza opzione di marce ridotte) e utilizzava un giunto a fluido viscoso per il trasferimento della potenza tra gli assali che garantiva la massima trazione in modo efficace e silenzioso. L’unità centrale era costituita da dischi della frizione che funzionavano immersi in un fluido siliconico simile al miele, che svolgeva una “funzione di slittamento limitato” tra i differenziali anteriore e posteriore e in condizioni di guida avverse, trasmettevano la coppia motrice all’assale con la maggiore trazione. L’agilità delle AMC Eagle venne paragonata addirittura a quella delle capre di montagna e in virtù di queste qualità, le Eagle vennero utilizzate nella prima scuola di guida su ghiaccio in America. Così facendo, il piccolo produttore americano fu visto come un pioniere in un nuovo segmento di mercato. Un segmento che sarebbe cresciuto selvaggiamente nei successivi 25 anni, ma ciò non bastò a garantire la sopravvivenza della AMC come costruttore indipendente nell’era della globalizzazione. Tuttavia la Eagle è forse uno dei modelli più significativi del marchio, ma anche un’auto di grande rilevanza per il settore automobilistico contemporaneo, avendo dato il là ad una generazione di vetture completamente nuova.

Trendsetter. Il concetto di base dell’Eagle ha ispirato nel corso degli anni 90 modelli come le Subaru Outback e Forester (in Giappone), le Audi Allroad e la gamma Volvo XC (in Europa), seguite man mano da altri costruttori. Nella seconda metà degli anni 2000, il SUV “tradizionale” ha progressivamente lasciato il posto a veicoli più compatti che coniugassero la guida alta e la praticità delle station wagon. Indicate come crossover e spaziando tra più segmenti di mercato, dal medio-piccolo al medio-grande. Questa tipologia di auto ha guadagnato uno spazio sempre crescente tra le preferenze dei consumatori e compone di fatto l’attuale fascia utilitaria del mercato, nonché la più profittevole. L’AMC Eagle era almeno due decenni avanti rispetto ai suoi tempi ed è divenuta, in maniera del tutto inconsapevole, pioniera di questo segmento, anticipando la moda dei SUV e dei crossover. L’eredità della Eagle ha definito uno standard duraturo per la facilità d’uso, la robustezza e probabilmente anche per lo stile, che unitamente alla portata innovativa, sono sfuggiti alla maggior parte dei crossover compatti presenti oggi sul mercato.

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