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06 maggio 2014 | di Redazione Ruoteclassiche

Anche due Lambda e un’Astura nel raduno di eccellenze Lancia

Una ventina di auto del marchio di Chivasso hanno dato vita a un incontro speciale nel Canavese

Il ponte del primo Maggio è stato un’occasione di ritrovo per i soci del Lancia Club, il sodalizio che dal 1972 riunisce gli appassionati della casa fondata da Vincenzo Lancia nel 1906. Una ventina di vetture ha dato vita all’incontro sotto il titolo “Le eccellenze Lancia nel Canavese”: l’auto più “datata” del gruppo era una Lambda con carrozzeria tipo Weiman del 1928. Non era sola, visto che una Lambda VIII serie Torpedo Corto del 1929 l’ha tallonata da vicino. Restando sul tema, è da sottolineare la presenza di Joachim Griese, “Gioacchino” per gli appassionati, che è il curatore del registro Lambda a livello mondiale. Il suo passatempo è quello di rintracciare e catalogare tutti gli esemplari ancora esistenti. Sino a oggi, è riuscito a ricostruire che circa il 3% delle vetture costruite (400 su 13.000) è ancora “in vita” e che la maggior parte delle auto, poco meno di un centinaio, si trova ancora in Italia. Il prossimo appuntamento per i cultori del modello è il “Forum Internazionale Lancia Lambda” che si terrà a Torino il 31 Maggio.

Tornando al raduno, la vettura più affascinante era senz’altro la Astura IV serie Coupé Pinin Farina del 1939. Vederla arrampicarsi sulle salite della Serra Morenica, che separa Ivrea e Biella, è stata vera emozione. Il suo cofano, di una lunghezza impressionante, si accompagnava benissimo con il corto abitacolo con la coda a goccia. Un’Artena 6 luci del 1934, un’Augusta (1934) e una Aprilia (1938) hanno completato l’infilata di anteguerra. Tra le vetture più recenti anche due esemplari unici: la Aurelia Vignale Coupé del 1952 e la Marica, prototipo da salone su meccanica Flaminia, del 1969, realizzata per Ghia da Tom Tjaarda. Entrambe le auto, come quasi tutte le altre presenti, sono arrivate al raduno su strada.

Tra le altre, la sempre affascinate B24 Spider del 1956 una coppia di Aurelia B20, una sportivissima Flavia Zagato del 1964 e un nutrito gruppetto di Fulvia, in versione 1.3, 1,6 HF e 1.6 HF Lusso. La più giovane era una 2000 berlina del 1972 che ha sopperito al pedigree meno prestigioso, presentandosi in condizioni impeccabili. Al raduno ha preso parte anche Guido Lamperti, per anni presidente del sodalizio e miniera inesauribile di sapere legato al marchio, che ha intrattenuto i presenti con racconti appassionanti.

Il percorso ha previsto la visita al Museo di Bard in Valle d’Aosta e quello della Olivetti a Ivrea, e qualche altra arrampicata sulle montagne vicine. Nessun problema per le vetture, l’ottima qualità costruttiva dell’epoca non è stata messa in discussione nemmeno dalla forte pioggia del sabato.

Un dettaglio da segnalare è che la maggior parte dei guidatori di auto moderne del marchio che incrociavano il convoglio, mandassero un lampeggio o un cenno di saluto. A testimonianza del fatto che lo spirito Lancia nel nostro Paese è ancora vivo e pulsante.

Massimo Delbò

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