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20 marzo 2018 | di Redazione Ruoteclassiche

[Anniversary Edition] 360, la Subaru che non ti aspetti

Dici Subaru e pensi WRC. Anzi, WRX, che è la sigla dell’Impreza (peraltro riuscita) della Subaru per imporsi all’attenzione degli appassionati, soprattutto sportivi. La Casa delle Pleiadi è nota ai più, infatti, proprio per le berline blu elettrico con cerchi dorati e grandi alettoni. Non elegantissime, certo, ma sicuramente coinvolgenti nella guida.

Subaru festeggia oggi i suoi primi 60 anni, ma se pensate che si sia sempre occupata di auto prestazionali siete fuori strada. Nel 1958 la Fuji Heavy Industries, colosso del quale il marchio fa parte, lancia la sua prima auto (nelle foto), una “kei car”, cioè una microutilitaria che rientra nei limiti legislativi giapponesi che ne agevolano il possesso: misure minime e motore… altrettanto. La 360, questo il nome, che è poi anche la cilindrata del motore, è una berlinetta tutta tonda e col faccino sorridente.

I grandi fari sembrano due occhi e il taglio del cofano una bocca dall’espressione compiaciuta. L’andamento della fiancata rivela che deve essere stata disegnata durante una delle frequenti scosse sismiche con cui i giapponesi hanno imparato a convivere… non c’è una linea dritta. La coda di questa piccola “tutto dietro”, sempre tondeggiante, ha un che di Renault 4 CV, un qualcosa di Fiat 600 e un pizzico – perché no, in fondo poi le Subaru hanno imparato anche a correre – di Porsche 356 monogriglia.

Il motorino a due tempi, bicilindrico raffreddato ad aria, fa la sua parte: con 20 cavalli per muovere appena 400 kg, si toccano i 100 all’ora a cui si arriva, con partenza da fermo, in 17 secondi. La nostra Fiat 500 non ne era capace, tanto per dire. La Subaru 360 era disponibile anche con tetto apribile in tela e in versione station wagon(!), detta Custom.

Il peso contenuto e la velocità di punta modesta consentivano alla 360 di evitare i test relativi alla sicurezza all’epoca in vigore negli States, per cui, con una certa faccia tosta, la Subaru pensò di esportare la vetturetta Oltreoceano. L’importatore, Malcolm Bricklin, fu il primo a scherzarci sopra, pubblicizzandola con lo slogan “Cheap and ugly”, ma questo non gli impedì di piazzarne circa 10.000. Il miscelatore per l’olio arriva solo nel 1964, con il nome di Subarumatic; prima, si riempiva il tappo del serbatoio d’olio e si versava… nella cappelliera; non era letteralmente così, ma il piccolo e piatto serbatoio si trova proprio al posto dell’usuale ripiano.

In Giappone la micro Subaru è un successone e resta a listino per una dozzina di anni, vendendo 392.000 esemplari, comprese le sportive 360 Young S, che andavano più forte grazie al cambio a quattro marce anziché tre e soprattutto alle stripes nere sul tetto e le Young SS, che invece cattive lo erano per davvero e arrivavano a 36 cavalli grazie ai due Mikuni doppio corpo, toccando così la soglia dei 100 CV/litro. L’aspetto caricaturale della 360 le fa meritare in tempi più recenti anche un’apparizione nel conosciutissimo anime Pokémon e nel celebre videogioco Gran Turismo.

Pensate un attimo a quest’ovetto con le Pleiadi sul cofano, quando premete il gas della vostra Impreza o caricate la spesa per un intero mese sulla vostra Outback: è partito tutto da lì.

Fulvio Zucco

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