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13 gennaio 2011 | di Redazione Ruoteclassiche

APPUNTAMENTO COL DESTINO

Sono trascorsi quarant'anni dalla scomparsa di Ignazio Giunti. Era il 10 gennaio 1971 quando, via satellite dall'Argentina, giunsero le immagini dell'incidente: scioccanti, crude, indimenticabili e per certi versi assurde. La morte di Giunti, infatti, può essere definita solamente "assurda", perché dovuta a una serie di negligenti concause, di omissioni, di mancanza di ragionevolezza.

Tanti i responsabili: Jean Pierre Beltoise, innanzitutto, che si mise a spingere la sua vettura da un lato all'altro della pista; poi il direttore di gara, che non impedì quella manovra vietata dal regolamento; quindi i commissari, impreparati, che sventolarono le bandiere gialle in maniera discontinua e approssimativa. Il risultato di questa nefasta congiunzione è stata la scomparsa di un ragazzo di trent'anni che tutti amavano, di un pilota di sicuro talento e dal grande avvenire, in un'epoca in cui a quell'età una carriera poteva anche essere agli inizi.

Piero Tusini Cottafavi è il nipote, figlio della sorella, di Ignazio Giunti. Oggi cura l'immagine e il ricordo dello zio. "Avevo 14 anni - ci racconta, - dunque ho ricordi molto vividi. Fu terribile; nessuno riusciva a capacitarsi che quell'assurda manovra di Beltoise non fosse stata tempestivamente fermata. In realtà, col trascorrere del tempo ci sono arrivate chiavi di lettura diverse. Il primo fu Enzo Ferrari. Il Commendatore ci convocò a Modena per farci le condoglianze. Ricordo benissimo che, sorprendentemente, ce l'aveva con Mike Parkes perché non aveva dato strada allo zio e aveva cambiato traiettoria all'ultimo momento. 'Parkes non metterà più piede a Maranello', sentenziò il Drake. In realtà noi eravamo attoniti e poco c'importava delle beghe tra la gente delle corse. Certamente posso dire che Beltoise non si è mai fatto vivo con noi. Per il resto sono d'accordo sul fatto che non ci fu un solo responsabile, ma un concorso di sfortunate circostanze".

Nonostante provenisse da una famiglia nobile, Giunti era un ragazzo discreto che non amava vivere sotto i riflettori. A Roma, però, era trattato da "reuccio" e di fatto aveva qualche difficoltà a passare inosservato. Anche perché dal 1968 era fidanzato con Mara Lodirio, una bellissima fotomodella milanese conosciuta a Cefalù durante gli allenamenti per la Targa Florio. Lasciata la moda, oggi Mara Lodirio è una imprenditrice nel settore della pesca sportiva.

"Fu un dolore immenso, avevo 24 anni, mi cadde il mondo addosso - racconta - Ignazio era un ragazzo dolcissimo e la sua perdita mi lasciò un vuoto enorme: nei due anni successivi sono rimasta istupidita dal dolore. Non seguivo l'automobilismo prima di conoscere Ignazio e me ne allontanai immediatamente dopo averlo perso". Mara ricorda ancora con sgomento come fosse arrivata a odiare le auto e le corse: "Poco più di un anno dopo morì Luigino Rinaldi (a Brno, nel maggio 1972 n.d.r.) che di Ignazio era amico fraterno. Era davvero troppo".

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