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23 novembre 2016 | di Redazione Ruoteclassiche

Asta Duemilaruote, ci provo anch’io…

Pensieri semiseri del direttore di Ruoteclassiche, che punta a quel paio di oggettini all’incanto più clamoroso d’Europa, al solo scopo di raccontarvi poi com’è andata

C’è l’asta di auto d’epoca più grande mai andata in scena in Europa, a Milano Auto Classica l’ultimo weekend di novembre. Eh già, è questo il tormentone che ci solletica i timpani ormai da mesi. Tra gli appassionati non si parla d’altro. Ci si trova insieme con lo smartphone o l’iPad in mano e si scorrono i lotti, uno dopo l’altro (rmsothebys.com/tv16/duemila-ruote), con gli occhi increduli, la bava alla bocca, le dita che non finiscono più di scrollare la schermata. Mai visto tanto ben di dio tutto insieme in un’asta senza riserva per giunta (cioè, a fronte di una stima indicativa, l’offerta migliore si aggiudica il bene, anche se è ben al di sotto la  cifra indicata).

Allora, chi può non ha bisogno di fare niente, se non dare una bella lucidata alla carta di credito (ma la American Express non è accettata, dunque nemmeno la Centurion…). Gli umani, invece, provano a fare l’inventario di che cosa c’è da “vendere” a casa. Lo scopo è quello di mettere insieme quel gruzzoletto da investire nel super incanto Duemila Ruote. Oppure pensano a qualche escamotage per racimolare al volo la cifra giusta. Mumble, mumble… Potrei chiedere alla moglie se mi presta quel che manca, potrei vendere il quadro della nonna o il comò lassù in soffitta.

Giusto perché, eddai, quando mi ricapita un “Osso di seppia” stimato da 15 a 20mila euro, così come la Giulietta Sprint bianca del 1960? Oppure l’Integrale Evoluzione che ci è sempre sfuggita, quotata da 30 a 35 mila euro? Per non parlare della rara Fulvia Safari, diamine ne han fatte 900 e una è lì, magari vien via a 15mila euro! E già, per non parlare della “Fanalone” a 35-40 mila. O ancora, per farsi male, una delle 70 (e ribadiamo settanta!) Porsche presenti o una delle 21 Jaguar E Type. “Ma va là - dice qualcuno - non si riuscirà a comprare niente di niente, ci sono già oltre 6000 iscritti!”.

Le leggende metropolitane si susseguono, più fantascientifiche che mai. “Sembra che gli americani vengan giù in massa e vogliano comprare tutte le 911 in blocco!” dice qualcuno. “Un mio amico mi ha detto che le E Type andranno via tutte stabilendo record che finora non si eran mai visti!” borbotta qualcun altro. “Ah, a te interessa la Innocenti Mini Minor? Ho già quattro amici che la vogliono comprare!”. Eh no, cavoli, non toccatemi la Mini Minor, penso io! Sono anni che la mia fidanzata vuole comprare una Mini d’epoca e le ho promesso che entro questo fine settimana ce l’avrà. Mi sono iscritto per questo all’Asta Duemila Ruote di Milano Auto Classica. O almeno, ecco qual è stato il pretesto ufficiale.

Calcolatrice alla mano, non è che i battitori avranno poi tutto sto tempo per aspettare i rilanci: come abbiamo già scritto, facendo un conteggio approssimativo ci sarà “1 minuto e 08 secondi” per aggiudicarsi ciascun bene. Dai, sento già che la Mini entrerà nel box di casa. Quando sono nato, mio papà ne aveva una identica: Innocenti Mini Minor verde con il tetto bianco. Me lo ricordo che era Innocenti perché quando sono arrivato toccare i 50 cm di altezza me lo trovavo faccia a faccia quel logo lì fatto a occhio con la “i” piccolina come pupilla sul cofano davanti. Sono quegli imprinting che il tempo non cancella. Chissà magari questa frase lacrimevole in questo articolo fa desistere gli altri cinquecentomila che avranno puntato quell’oggetto verde pisello attratti dal “prezzo senza riserva”: tra 1500 e 3000 euro. Dai fino a 3500 io tengo duro. Magari anche qualcosa di più. Poi in effetti va applicato il 12% di commissioni d’asta, più il 22% di Iva. Si scherza col fuoco se si va troppo più in là…

Già, ma com’è iscriversi all’Asta Duemila Ruote? Una trafila rigorosissima. Nel senso che se non sei “persona affidabile” mica ti fanno partecipare. E così, senza dire niente all’ufficio stampa di RM Sothebys, ho fatto tutto quello che serviva per accedere online. È incredibile pensare che puoi addirittura seguire tutto lo show da remoto e fare la tua offerta online ovunque tu sia (dai, arrivo a 3700 per la Mini).

Una volta compilato il form e caricati anche due documenti di identità scansionati, arriva il bello: la lettera di raccomandazione della banca. Scrivo al mio referente di prepararmene una generica con circa le parole che chiedono gli organizzatori, ma sì dai super giù è quella roba lì. “Gliela mando in italiano o in inglese?”, mi chiede al telefono il mio bancario di fiducia? “In inglese, che facciam bella figura…” - gli dico. E già, son talmente impressionati che passa un giorno e chiedono una rettifica per essere sicuri che ci sia la copertura. Sì ma io voglio comprare la Mini Minor, cavoli, mica la 275 GTB Alluminio 6 carburatori, verrebbe da rispondergli. Mi trattengo ed eseguo. E ora dovrei essere, pronto, iscritto. Pagherò 100 euro, e mi bloccherranno 2000 euro di carta di credito. Mi sento pronto per la battaglia.

Cosa voglio prender d’altro oltre la Mini? Ah questo, non ve lo confesserò nemmeno sotto tortura. Già mi sento che qualcuno mi soffierà da sotto i tasti dell’iPad il mitico “pisello” di Lambrate. Va bene, ve ne dico un’altra: guai a chi tocca il “lotto 114”, nel mio box insieme alla Fiat 1300 del 1962 è perfetta l’insegna “Servizio Fiat”. Almeno quella lasciatemela. E comunque, per sapere com’è andata la mia personalissima esperienza con Duemilaruote, dovrete leggere Ruoteclassiche di gennaio. State connessi e buon divertimento a tutti!

David Giudici

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