In un decennio dove Ferrari Testarossa e 288 GTO (e sarebbe arrivata anche la F40), Lamborghini Countach e Porsche 959 monopolizzavano i sogni dei ragazzi e occupavano i garage degli appassionati più danarosi, c’era un’outsider che, dall’Inghilterra, ha voluto dire la sua: l’Aston Martin V8 Vantage Zagato.
40 anni di muscolosa discrezione
Presentata nel 1986, è la sintesi estrema tra la tradizione aristocratica di Newport Pagnell e lo stile inconfondibile del design milanese, un’auto che impone la sua presenza con carrozzeria corta, muscolosa, quasi compressa e il caratteristico tetto a doppia gobba che qui è solo un accenno. Molto più appariscente invece la protuberanza sul cofano, che fa molto muscle car e che – insieme alle linee squadrate che già si discostavano dalla compostezza delle Aston classiche – parla un linguaggio diretto, fatto di aggressività sottopelle ma pronta a esplodere. La V8 Vantage Zagato si distingue anche per la carrozzeria interamente di alluminio, a esclusione dei paraurti, più corta, stretta e bassa rispetto alle normali V8.
300 all’ora negli anni 80
Anche il telaio, sebbene sia lo stesso della V8, viene rivisto, con un assetto più rigido e freni maggiorati per tenere a bada una potenza orgogliosamente analogica, prodotta dal V8 di lega leggera di 5.3 litri con pistoni Cosworth e alberi a camme riprofilati, alimentato da quattro carburatori Weber. Un motore capace di circa 415 cavalli, numeri che, negli anni 80, collocano la Zagato in un territorio da supercar pura: oltre 300 km/h di velocità massima e uno scatto da 0 a 100 km/h in meno di cinque secondi. Ma ciò che conta davvero non è la cifra, bensì il modo: una spinta corposa e sempre a portata di acceleratore, pronta a manifestarsi con un rombo profondo, metallico e gratificante, da stimolare con il cambio manuale ZF a 5 marce, invece che un cambio automatico, che infatti fu installato su pochissimi esemplari.
Lusso e numeri da collezionista
L’abitacolo della V8 Vantage Zagato è un incontro tra lusso britannico e funzionalità sportiva: pelle ovunque, Alcantara e moquette spesse e morbide come il vello delle pecore Shetland, aria condizionata e vetri elettrici, sedili avvolgenti, ma anche un cruscotto zeppo di strumenti che ricorda al guidatore di essere al centro di una macchina che non vuole solo essere parcheggiata di fronte al Casino di Monte Carlo. L’esclusività è parte integrante del mito: ne vengono infatti prodotti poco più di cinquanta esemplari, tutti assemblati a mano, uno diverso dall’altro per minimi dettagli, come opere d’arte numerate. Ancora più rare e preziose le V8 Volante Zagato, ovvero le versioni scoperte, meno estreme (adottano il V8 a iniezione da 315 CV) e ovviamente prive dell’elemento più distintivo dello stile Zagato, anche se curiosamente i fari anteriori diventano a scomparsa, con una palpebra che li ricopre quando non vengono utilizzati. Tra il 1987 e il 1989 ne verranno prodotte solo 37. Guardare oggi una V8 Vantage Zagato – a parte essere un evento molto raro – significa leggere un capitolo poco noto della storia delle supercar, una chicca per appassionati e collezionisti, in grado di apprezzare l’unicità della ricetta cucinata da Aston Martin con Zagato. Un’auto che non si fa notare e che non ha lasciato un segno indelebile negli esuberanti ed edonisti anni 80, dove estetiche appariscenti e più “urlate” riscuotevano maggiore successo: eppure ha un fascino fatto di understatement che ribadisce, con stile e artigianalità, cosa significhi davvero la parola “esclusività”.
