Auto
30 December 2018 | di Paolo Mazzetti

Una Austin Healey Sprite con tanta voglia di correre

Preparata dalla Austin Healey per vincere nei rally, nel corso della sua lunga carriera questa Sprite ha corso anche in pista e nelle cronoscalate. Dopo un passato intenso, scandito da diverse elaborazioni e qualche incidente di percorso, oggi è in fase di ripristino e non vede l'ora di tornare a correre.

Una roadster leggera, simpatica, spartana e a buon mercato: lanciata nel 1958, la Sprite - subito conosciuta come Frog Eye (occhi di ranocchio, a causa dei fari sporgenti su una mascherina che pare una bocca sorridente) - fu subito un successo. Fu il secondo modello, dopo la 100, ad essere commercializzato con il marchio Austin Healey, frutto dell'accordo tra BMC, British Motor Corporation, e Donald Healey. Ma se la stragrande maggioranza delle Sprite era destinata a un pubblico giovane, alcuni telai (come su tutte le sportive inglesi dell’epoca, il telaio a longheroni era separato dalla carrozzeria) passarono dalla Donald Healey Motor Company, Cape Works, a Warwick, e dal BMC Competition Departmentad Abingdon, da dove erano uscite le celebri MG “works” e dove alcuni anni più tardi avrebbero preso vita le ancor più vincenti Mini da corsa.

Elaborata dalla Casa. È questa la sorte toccata alla Frog Eyeprotagonista del nostro servizio che, nel 1959, fu destinata a competere nei rally: è una “works” (letteralmente fabbrica, officina), termine che i britannici usano per indicare una vettura ufficiale della Casa costruita per le competizioni. Al posto del motore di serie da 948 cm³, su questa Sprite ne fu montato uno leggermente maggiorato, con cilindrata di 976 cm³ che ne dichiara la destinazione, cioè i rally, mentre quelle destinate alla pista disponevano di un propulsore da 998 cm³.

Pensata per le corse. Rispetto al modello di serie, la cura di Donald Healey e del suo team prevedeva valvole allargate, volano alleggerito, lucidatura ed equilibratura di vari componenti, oltre all’adozione di un carburatore doppio corpo Weber 45 DCOE: il tutto per una potenza di circa 102 CV, contro i 43 della versione di serie. Il BMC Competition Department iscrisse le proprie Sprite alle maggiori competizioni di quegli anni, con diversi successi, tra i quali quello ottenuto da John Sprinzel e Willy Cave all’Alpine Rally del 1958.

In Italia finisce in ottime mani. Ad acquistarla in Inghilterra e a portarla in Italia negli anni Ottanta, allo scopo di partecipare alle competizioni per gentlemen drivers, fu Luca Grandori, ideatore e direttore di innumerevoli riviste, tra le quali Dove, Gulliver, Carnet, Qui Touring, Autocar e Autocapital, prima rivista dedicata al "lusso" dell'automobile. Proprio mentre si trovava al timone di Autocapital, Grandori importò la sua Sprite. Per farla restaurare e preparare, Grandori non si accontentò di un’officina qualsiasi. Complice il rapporto d’amicizia con Giuseppe Lucchini, il patron della Scuderia Italia, che in quegli anni esordiva in Formula 1 come costruttrice della BMS, Brixia Motor Sport(con telai Dallara e motori Ford-Cosworth), la Frog Eyefu portata a Brescia e quindi affidata alle mani esperte del team condotto da Remo Ramanzini alla Mirabella Mille Miglia, dove venivano approntate le monoposto di F1.

Corre in pista e nelle cronoscalate. Restauro e preparazione avvennero sotto la diretta supervisione del British Motor Heritage e del BMC Special Tuning. Sfortunatamente, tutta l’abbondante documentazione relativa alla costruzione e al passato sportivo di questo esemplare, utilizzata per il primo restauro, è andata successivamente perduta. Invariata nella carrozzeria, l’auto fu completamente rifatta nella meccanica, consentendo a Grandori di ben figurare sia in pista sia in salita. Dopo che Grandori la vendette, la Sprite subì un paio di passaggi fino al 2008, quando fu acquistata da un pilota noto nel mondo delle cronoscalate per auto storiche, Giorgio Taglietti. Come primo problema, il medico bresciano dovette risolvere quello del rinnovo della Fiche per le competizioni. La vettura possedea una fiche di identità FIA CSAI rilasciata nel 1984, che omologava la vettura come GTS 1000 del periodo E.

Restauro a regola d’arte. Tuttavia, i regolamenti nel frattempo erano cambiati e la vettura è stata nuovamente del tutto restaurata nella meccanica, solo con pezzi originali. L’unica modifica sostanziale ha riguardato il roll-bar, di tipo non più omologato; per alloggiarne uno nuovo, Taglietti dovette far modificare l’hard-top, alzandolo. In seguito, tenuto anche conto che nelle gare in salita, al contrario dei rally, è più conveniente correre con la vettura aperta, è stato installato un secondo roll-bar monoposto, dietro al pilota. Quanto alla carrozzeria, si è proceduto alla pulitura e sabbiatura dell’intero abitacolo e vano bagagli, del sottoscocca e del vano motore, ripristinando i particolari che apparivano ammalorati e rinforzando alcune saldature; il tutto è stato quindi verniciato con il colore originale, Royal Mail Red, mentre l’esterno vettura è stato conservato nelle condizioni originali, per non perder la patina del tempo e dell’uso.

Presto sarà di nuovo in pista. Con la sua Sprite, Giorgio Taglietti ha vinto nel 2014 il Campionato Italiano della classe GT 1-E-GTP 1000, dove GT indica le vetture della categoria Gran Turismo, P sta per Prototipo ed E il periodo di costruzione, dal 1947 al 1961. Sfortunatamente, nel 2015, la Sprite subì gravi danni in uno schianto avvenuto alla Cronoscalata Cesana-Sestriere. Il nuovo proprietario sta procedendo a un laborioso intervento di riparazione e restauro.

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