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01 maggio 2018 | di Redazione Ruoteclassiche

[Auto e musica] Keith Richards e la sua Bentley

«Sono un buon pilota», ha scritto il leggendario chitarrista dei Rolling Stones, Keith Richards nell’autobiografia Life, ricordando un episodio del 1976 quando si addormentò al volante della sua Bentley con il figlio di sette anni, Marlon, sul sedile posteriore e venne arrestato dopo l’incidente che ne seguì. «Voglio dire, nessuno è perfetto». Il chitarrista si era messo alla guida di ritorno da un concerto a Stafford, in Inghilterra, in compagnia del fedele compagno di band Ron Wood (e compagno di acidi, ndr…) e aveva gravemente incidentato la vettura contro un albero dopo aver effettuato un salto di corsia.

Si trattava non di una Bentley qualsiasi, ma una delle sole 68 Continental S3 Flying Spur costruite a metà degli anni Sessanta dalla Casa di Crewe. Roba da leccarsi i baffi, o meglio roba da sniffare a più non posso, visto che stiamo parlando di quel giovanotto così abile con la sua Fender Telecaster che, a dispetto delle 74 primavere e di tutto quello che il suo corpo ha ingerito (per la precisione, come dice lo stesso Richards, “droghe e alcool ma solo di prima qualità, anche insieme, sia ben chiaro”) è prossimo a salire nuovamente sul palco per una serie di concerti dell’appendice britannica del tour No Filter il prossimo mese di maggio.

Keith aveva acquistato la Bentley nel 1965. “Un pugno in faccia all’establishment”, così era stato definito dal Times questo affronto da parte del rivoluzionario chitarrista di comperare un oggetto così tradizionale e “riservato” solo a pochi sudditi di Sua Maestà. Per di più Keef the human riff (uno dei suoi soprannomi, il ritmo umano) non l’aveva certo comperata “per bellezza”, ma fu effettivamente usata accompagnando lo stesso Richards e tutta la band a concerti, sessioni in studio, anche durante un epico viaggio a Marrakesh nel 1967. Cioè una delle tante volte in cui gli Stones vennero “pizzicati” per possesso di droga ed ebbero svariati problemi con le autorità locali.

Forse è proprio per questo che la Bentley, su espressa richiesta di Richards, era stata equipaggiata con un vano segreto per trasportare l’hashish e altre “leccornie”; dove si trova? Dietro il cassetto portaoggetti sulla plancia, a sinistra, trattasi di un doppio fondo in radica, mica roba scadente...

Ribattezzata Blue Lena, in onore della cantante jazz Lena Horne, la Continental S3 Flying Spur targata JLP400D è stata fedele compagna del chitarrista di (I can’t get no) Satisfaction per oltre 10 anni. Poi, a insaputa dello stesso Richards, dopo l’incidente di Stafford, venne ricoverata in un garage di Londra in attesa di riparazione.

Ma il fedele pusher di Keith, Tony Sanchez (ribattezzato Spanish Tony, autore negli anni 80 di una biografia non autorizzata delle Pietre Rotolanti, Up&down with the Stones, per cui era stato pubblicamente minacciato di morte dallo stesso Richards), aveva preferito permutarla con un esemplare identico in vendita. Richards lo ha scoperto anni dopo, arrabbiandosi parecchio, ma non ha potuto farla pagare a Spanish Tony perché nel frattempo il pusher era passato a miglior vita.

Nel frattempo Blue Lena tre anni fa, dopo un accurato restauro, è andata all’asta e ha trovato un nuovo proprietario per la modica cifra di 763 mila sterline. Nessuna offerta è arrivata da emissari per conto del leggendario chitarrista, perché nel frattempo si è affezionato alla sua seconda Blue Lena.

Gaetano Derosa

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