Club
03 settembre 2018 | di Marco Visani

Autobianchi International Meeting, bagno di pioggia e di cultura

La tradizione vuole che si associ la pioggia alla fortuna, ma vale più per le spose che per le automobili, ed è comunque una consolazione. Di cui in fondo non ha avuto bisogno l’Autobianchi International Meeting 2018, andato in scena lo scorso weekend sotto una pioggia insistente e a tratti torrenziale.

Marchio dormiente. Più che il solito raduno è stata una full immersion tra i musei lombardi dell’automobile e del trasporto, quella che ha portato tra Arese, Somma Lombardo e Tradate una sessantina di vetture e oltre cento persone arrivate da tutta Europa. Nata nel 1955 da una joint venture tra Fiat, Bianchi e Pirelli ma ben presto diventata una divisione della Fiat a tutti gli effetti, l’Autobianchi è un marchio, come si suol dire, "in sonno" (cioè non più utilizzato) dall’autunno 1995, quando la Y10 venne sostituita dalla Lancia Y. Un sonno fortunatamente e frequentemente turbato dalle iniziative dei vari club europei che tengono viva la memoria del marchio di Desio, a iniziare dal nostrano Registro Autobianchi, chiamato quest’anno a fare gli onori di casa.

Tante Abarth. Non è la prima volta che i vari club Autobianchi scelgono l’Italia per il loro appuntamento transnazionale: era già successo nel 2009, nel 2011 e nel 2014. Questa è pero la prima volta che gli equipaggi non si incontrano a Torino ma in Lombardia. Alcuni di loro di strada ne hanno fatta davvero tanta, soprattutto l’equipaggio che, a bordo di una A112 Abarth 70 HP verde è arrivato (su strada, non su carrello!) nientemeno che dalla Norvegia. Ma nella lista ci sono anche francesi, tedeschi, lussemburghesi, svizzeri e olandesi, il gruppo nazionale più numeroso (ovviamente dopo gli italiani). Il modello maggiormente rappresentato è stata la A112, con le versioni Abarth in gran spolvero (ben 14, praticamente un quarto del totale) affiancate da una bella selezione delle più borghesi Elegant, Elite, LX. Una decina le Y10, vettura che si sta rapidamente facendo strada nel mercato delle youngtimer (a rappresentarla, anche due rarissime 1.3 GT della seconda serie). Non sono mancate le bicilindriche (tre Bianchina Cabriolet e una Giardiniera) e le "grandi" Autobianchi: due Primula secondo atto (una berlina 65C tre porte con il cambio a cloche optional e una Coupé S in arrivo da Parigi) e altrettante A111, anch’esse post-restyling, quindi degli anni 1971-72.

L’Alfa, Volandia e le pompe. La colorata carovana ha fatto tappa a tre eccellenze del collezionismo nostrano: dopo la giornata inaugurale di venerdì al museo Alfa Romeo di Arese, ha raggiunto sabato Volandia, a Somma Lombardo, praticamente all’interno dell’aeroporto di Malpensa, tra i Terminal 1 e 2. Qui, oltre a una straordinaria collezione di velivoli ospitata in quello che fu lo stabilimento Caproni, gli equipaggi hanno potuto ammirare la Cemsa Caproni F-11, ovvero l’anticipazione della Lancia Flavia studiata nel 1947 da Antonio Fessia e costruita in appena dieci esemplari, e due collezioni automobilistiche: il piccolo museo dedicato a Flaminio Bertoni, scultore e papà delle Citroën dagli Anni 30 agli Anni 60, e la Collezione Bertone dell’Asi, più un conservatorio che un museo propriamente detto, comunque sia ricco e unico al mondo. L’ultima tappa è stato il Museo Fisogni di Tradate, con cinquemila oggetti tra pompe di benzina, targhe smaltate, latte di olio, estintori, gadget delle compagnie petrolifere. Il tutto reso particolarmente vivace dalla simpatia degli organizzatori del Registro Autobianchi, che riescono a far convivere conoscenza e svago in queste piccole babeli di lingue e culture. Per il 2019 l’appuntamento internazionale dell’Autobianchi sarà nuovamente in Italia. E sarà qui che si festeggeranno i cinquant'anni della A111 e della A112.

Condividi
COMMENTI