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Automotoretrò, il mistero della Giulietta SZ azzurra

Dopo quasi 25 anni di riposo forzato in un caveau, quest’Alfa Romeo Giulietta SZ coda tonda rivede la luce. Silvauto, azienda specializzata nella vendita di auto d’epoca, se l’è aggiudicata in un’asta giudiziaria e la terrà in esposizione ad Automotoretrò fino a domani.  

A Torino fiocca che è un piacere, ma all’interno dei padiglioni di Automotoretrò – a dispetto di una temperatura tutt’altro che mite – l’atmosfera è caldissima. Tra tutti gli stand, il più battuto è quello di Silvauto, dove in mezzo a pezzi di alto livello e modelli più popolari – ma tutti, va detto, in condizioni eccellenti -, proprio al centro dell’area espositiva, a godersi la luce dei riflettori c’è un’Alfa Romeo Giulietta SZ coda tonda di colore azzurro.

 

Chi sei davvero, Giulietta? Che un’auto del genere rubi la scena non stupisce, perché si tratta di un modello di grande interesse storico e collezionistico. La SZ coda tonda è un’Alfa Romeo sportiva allestita da Zagato sulla base della Giulietta Sprint in poco più di 200 esemplari tra il 1959 e il 1961, e di per sé questo basterebbe a eleggerla reginetta di questa trentasettesima edizione di Automotoretrò. Ma la curiosità attorno all’esemplare esposto in fiera è morbosa, l’auto ha un fascino magnetico, e non solo per l’impressionante stato di conservazione, considerati l’età e i 90mila e rotti chilometri sul groppone. C’è sotto qualcosa di più grande e misterioso. Basta dare un’occhiata alle foto sparse sul cofano e leggere un articolo de La Stampa per avere conferma delle indiscrezioni circolate nella giornata di ieri: siamo davanti a un perfetto barn find, o forse qualcosa di più…

Bella addormentata a Torino. Alludendo alla serie TV statunitense “Delitti irrisolti”, La Stampa ha giustamente parlato di “cold case”. L’auto non ha mai smesso di vivere, in realtà è “semplicemente” uscita da una sorta di standby che durava da quasi 25 anni. Sepolta sotto sette metri di terra in un caveau segreto costruito in un cortile di via Candiolo, a Torino, l’auto apparteneva a Osvaldo Avalle, meccanico appassionato di auto d’epoca. L’uomo non aveva eredi, così che alla sua morte, la scorsa estate, il tribunale di Torino ha deciso che i suoi beni andassero all’asta.

Dritti all’obiettivo. Durante il censimento avviene l’incredibile scoperta. Ci accomodiamo allo stand, dove l’amministratore delegato di Silvauto, Dario Belloli, ci aiuta a ricostruire la vicenda. “Tramite un alert online siamo venuti a conoscenza del ritrovamento. Una volta appreso che l’auto sarebbe andata all’asta, abbiamo convocato un consiglio di amministrazione straordinario per decidere il da farsi. L’azienda non ha tergiversato nemmeno un secondo, e ha manifestato la ferma intenzione di aggiudicarsi il lotto”.

Febbre in sala. L’asta è stata a dir poco movimentata, una vera battaglia a suon di rilanci. “La base d’asta era 14mila euro”, racconta Belloli, “ma quindici minuti dopo la prima offerta di 14.100 euro il prezzo aveva superato i 505mila euro”. Silvauto ha rilanciato, e non di poco, tant’è che Belloli, pur mantenendo l’assoluta riservatezza riguardo l’importo esatto, ha ammesso che “il prezzo di aggiudicazione finale è stato decisamente più alto”. Belloli ha fatto anche un plauso alle istituzioni, in quanto i giudici del tribunale hanno consentito a Silvauto di ritirare il lotto nello stesso giorno in cui è stato aggiudicato (solitamente bisogna attendere almeno dieci giorni). “Così siamo riusciti a portarla in fiera”, ha detto Belloli, “offrendo ai visitatori la possibilità di vedere e toccare con mano un pezzo di rara bellezza e con una storia incredibile”.

Approvata dall’esperto. Avalle acquistò la Giulietta nel 1984 nella concessionaria Alfa Romeo Dario Vico di Torino, e nel 1985 sbrigò tutte le pratiche necessarie per ottenere l’omologazione come veicolo storico da parte dell’Asi. La carrozzeria in alluminio è praticamente perfetta e anche all’interno è tutto in ordine, coi sedili in Vipla che sembrano non aver risentito dei 94mila chilometri percorsi tra il 1962 (anno di prima immatricolazione) e il 1995 (quando, fermata l’assicurazione, il suo proprietario la costrinse al riposo forzato nel caveau di via Candiolo).  A sorprendersi dello stato di conservazione dell’esemplare anche Paolo Di Taranto, marketing and brand manager di Zagato: “Siamo di fronte alla protagonista di un perfetto thriller a quattro ruote. La vettura è stradale, e il fatto che mi stupisce di più è come abbia conservato la finitura e il trattamento delle superfici tipico di Zagato. Una cosa non comune, considerato il fatto che fino a venti, trent’anni fa le Giulietta SZ venivano pasticciate senza troppe remore per essere utilizzate nelle gare per auto storiche”.

Giulietta, dove andrai? L’auto rimarrà esposta fino a domani nella rassegna torinese e poi si preparerà a calcare il red carpet di Retromobile, dove Silvauto è solito portare i suoi pezzi migliori. Difficile dire se sarà venduta a Parigi, e non certo perché manchino i potenziali acquirenti. “I collezionisti americani e giapponesi, ma anche gli australiani, farebbero follie per averla”, assicura Belloli, “ma Silvauto ha una grande collezione di auto storiche e questo non è certo un pezzo che lascerà andare via facilmente…”

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