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31 maggio 2017 | di Redazione Ruoteclassiche

Bergamo Historic Gran Prix, passerella di gioielli e campioni

È stata un’edizione baciata dal sole quella del Bergamo Historic Gran Prix 2017, gran premio non agonistico che, da dodici anni, si svolge l’ultima domenica di maggio lungo il “Circuito delle Mura” nella Città Alta di Bergamo. Protagoniste indiscusse le vetture storiche da competizione, circa una settantina tra monoposto, anteguerra e gran turismo, e oltre quaranta moto, riunite in un’unica categoria.

La manifestazione, di grande fascino, è stata "costruita" sulle caratteristiche del circuito: 2920 metri da percorrere in senso orario, ricchi d’insidie, pendenze, curve da togliere il fiato e ampi rettilinei dove azzardare sorpassi e infilate in staccata, prima di fumanti frenate e derapate ai tornantini di Sant’Agostino o del Seminario. Un tracciato così bello che lo stesso Nuvolari, che qui vinse al Gran Premio automobilistico del 1935 su un’Alfa Romeo P3, ha definito migliore del tanto blasonato circuito cittadino di Montecarlo. Ragione sufficiente per spingere il bergamasco Simone Tacconi a rievocare quell’episodio, mettendo in piedi una manifestazione dall’appiglio coinvolgente, grazie alla formula semplice di sei manche, di cui due dedicate alle moto da gran premio e quattro alle vetture da competizione. Gli spettatori accalcati dietro a transenne e protezioni di fieno, in una Bergamo Alta chiusa al traffico e sospesa dal tempo; l’affollatissima Piazza Cittadella, adibita a paddock per l’occasione, e la possibilità di toccare con mano mezzi e piloti hanno poi condito con gusto anche questa XII edizione del Bergamo Historic Gran Prix.

Special Guests

Ospiti illustri dell’evento, i piloti del campionato mondiale di Moto2 Mattia Pasini e Andrea Locatelli, che hanno regalato al pubblico impennate da brivido sulle loro Kalex del Team Italtrans Racing, il giapponese portabandiera della Honda Takaaki Nagakami, e il nove volte campione del mondo di motociclismo Carlo Ubbiali. Presenze importanti anche grazie agli sponsor della manifestazione, CareDent, Vaillant, Oriocenter, Ubi Banca Popolare di Bergamo, e Iperauto Jaguar Bergamo, che ha fatto da apripista con una Jaguar F Type SVR, alternandosi alle Lamborghini Aventador e Huracàn del Gruppo Bonaldi. Sponsor anche Italtrans, e la concessionaria MV Agusta Bruno Moto, che ha messo a disposizione cinque modelli del marchio di ultima generazione.

Dalle anteguerra alle monoposto
Tra le anteguerra ha primeggiato la Bugatti 35 B del 1928, del francese Eric Berard, accerchiata in pista da altre Gran Premio degli anni 20, come le Amilcar 6C e CGSS, la Salmson VAL 3 o la Maserati 28B del 1928. Per la categoria F1 dal 1950 al 1975, il trofeo è stato assegnato alla F1 Lancia Marino del 1954 di Gigi Brandoli. Costruita dal noto designer Marino Brandoli, in collaborazione con Giovanni Michelotti, la vettura vantava linee accattivanti e allo stesso tempo eleganti e idonee all’uso, tanto che nella primavera del 1955 fu schierata nelle gare in salita e sui circuiti nazionali, mettendosi in evidenza per le doti progettuali e di realizzazione. Nella categoria monoposto, invece, ha ricevuto il premio la Formula Alfa Boxer del 1987, scesa in pista insieme a una Formula 3 Dallara Alfa Romeo del 1991, entrambe portacolori della Scuderia del Portello.

Poche ma buone
Non sono poi passati inosservati i modelli più rappresentativi della casa di Maranello, scelti dal Team Giallo Corsa per celebrare i 70 anni del Cavallino. Il trofeo è stato assegnato alla Ferrari 512 BB del 1978, ma non sono state meno fotografate o acclamate dal pubblico una F40, una Ferrari Dino 246 GTS del 1972, una Testa Rossa e una 365 GTC del 1969. Anche il Cavallino tedesco si è difeso bene scendendo in pista con alcuni modelli che hanno scritto la storia della Casa di Stoccarda, dalle 356 alle più potenti 911, ma il premio per la categoria GTS/Sport non poteva non andare alla 911 R del 1968. Con un abitacolo essenziale e quasi del tutto costruito in vetroresina, e con un peso totale di soli 800 kg per 220 cavalli, la “R” è leggera e veloce come un purosangue; ne sono state costruiti solo 21 esemplari. Ultimi ma non meno importanti, i riconoscimenti assegnati allo svizzero Guy Clavel, per la sua Amilcar 6C del 1926, a Carlo Maria Bulgheroni con una Jaguar E Type V12 Roadster del 1973, e a Giuseppe Di Vincenzo, arrivato dalla Sicilia con una rarissima Lancia Fulvia Zagato del 1967, ex work Targa Florio.

Non solo auto al Bergamo Historic GP
Nel paddock ricostruito in Piazza della Cittadella di Bergamo Alta, il pubblico ha potuto ammirare anche una quarantina di moto da Gran Premio storiche, dalle Rumi alle MV Agusta, dalle Guzzi e Gilera alle Honda, Norton e Ducati, ancora più affascinanti una volta raggruppate sulla griglia di partenza al Colle Aperto. Vincitrici nella categoria Moto GP, una Maico R9 125 GP del 1971 di Franco Malanchini, una BSA Victor 500 MX del 1971 di Denis Ruggeri, e una Guzzi GTC del 1938 di Renato Redondi.

Testo di Himara Bottini, foto di Massimo Campi.

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