Alfa 156, mito youngtimer - Ruoteclassiche
Industry
14 June 2021 | di Paolo Sormani

Alfa 156, mito youngtimer

Il libro di Ivan Scelsa “Alfa Romeo 156”, per la collana “Le vetture che hanno fatto la storia" di Giorgio Nada Editore, è stato scritto da un innamorato del Biscione che ne possiede una e ha lasciato nulla al caso nella ricerca storica e documentale.

Lo Youngtimer Show organizzato da Ruoteclassiche nell’Autodromo Nazionale di Monza, all’interno dell’ACI Storico Festival del 13 giugno, è l’occasione per fare anche un po’ di cultura motoristica. L’autore Ivan Scelsa ha presentato il libro “Alfa Romeo 156. Le vetture che hanno fatto la storia", pubblicato da Giorgio Nada Editore. Una monografia sul modello che ha segnato il rilancio della Casa nella seconda metà degli anni Novanta cucendo stile italiano e sportività, nella migliore tradizione di Arese. Il volume è ricco di curiosità, immagini esclusive e inedite, con importanti interviste ad alcuni dei designer dell'allora Centro Stile Alfa Romeo. Grazie al lavoro loro e dei progettisti tecnici, l'Alfa 156 fu eletta – prima Alfa in assoluto – Auto dell’Anno nel 1998, vendette qualcosa come 680mila unità e oggi è diventata una youngtimer apprezzata e ricercata.

Da un alfista, per gli alfisti. Al suo settimo libro, Scelsa si misura per la prima volta con una monografia. La materia la conosce bene, d’altronde. 45 anni, tarantino di origine e trevigliese d’adozione, il giornalista e scrittore è collezionista di Alfa Romeo, nonché fondatore e presidente dell’associazione CinemAlfa. Le auto di Arese – e di Pomigliano d’Arco – hanno attraversato diversi periodi della sua vita, a cominciare dall’Alfasud di papà durante l’infanzia. Scelsa ha iniziato a guidare su una 33, per passare alla 75, e salire la scala numerica con la 155, appunto la 156, una coppia di 147 e una 159. Attualmente, e chissà perché non ci stupisce più di tanto, si sposta al volante di una Giulia. La sua collezione comprende la Giulia Super, che è un po’ la “mamma” della 156, varie classiche e youngtimer. Non può mancare la 156, una 1.8 Twin Spark prima serie in azzurro Nuvola, con pochi chilometri segnati a strumento.

Sliding doors. Il suo libro è un omaggio agli uomini che con la 156 hanno tracciato l’inizio di un ipotetico percorso, per quella che sarebbe potuta essere la “nuova” Alfa Romeo, all’interno del Gruppo Fiat. Ad Arese, un manipolo di designer diretti da Walter De Silva si assunse la responsabilità di ridare forma all’identità stilistica e sportiva del Biscione. Serviva un rilancio dopo la 155, “una vettura che nonostante i successi nelle competizioni non è mai stata troppo amata, per le sinergie con le altre vetture del gruppo”, spiega Scelsa. Quindi una visione nuova, ma in continuità formale con la tradizione di berlina sportiva ed elegante dal doppio volto, che la domenica poteva togliere qualche soddisfazione anche al padre di famiglia. “Ho adottato uno stile di scrittura molto descrittivo, perché anche il neofita, magari un fresco proprietario di 156, riesca a comprenderne ogni aspetto”. La ricerca documentale è stata effettuata nell’Archivio Storico del Museo Alfa Romeo di Arese, ma non manca il materiale inedito. Lato design, Scelsa ha intervistato i designer Arcangelo Jeker e Zbigniew Maurer. Nell’aspetto motoristico, viene dato il giusto rilievo alle innovazioni tecniche con la doppia accensione Twin Spark sul 4 cilindri e sul mitico V6 Busso bialbero da 2.5 e 3.2 litri (sulla GTA) benzina; e l’arrivo del Turbodiesel a iniezione diretta common rail, seguito dai Multijet e JTS. L’autore si sofferma anche sulle versioni Sportwagon e Crosswagon (la prima affidata ad Antonio Sassi, sotto la supervisione di Arese) e al restyling della terza serie da parte di Giugiaro-Italdesign.

Famosa come l’Alfetta. Rispetto agli altri libri della collana, l’autore ha voluto approfondire gli aspetti storici e sociali della 156, anche al di fuori del mondo automotive. La 156 è diventata uno status symbol, un’icona, perché è stata avvistata spesso sulle strade sui media italiani. La adottarono la Polizia Stradale e il nucleo radiomobile dei Carabinieri, per i quali la 156 è stata allestita con specifiche e nuove grafiche dedicate. Il suo design sportivo e il servizio nelle forze dell’ordine hanno portato la 156 a entrare nell’immaginario collettivo, come già l’Alfetta nei film poliziotteschi degli anni Settanta, attraverso la partecipazione a un vasto numero di campagne pubblicitarie, videoclip e lungometraggi. Dei quali il corredo iconografico del libro è ricco di frame e immagini di backstage. La 156 vanta anche una bella carriera sportiva, con i quattro titoli consecutivi nell’Europeo Superturismo, la bella figura nel WTCC e le numerose vittorie nell’Italiano Superturismo.

La candidatura di “Alfa Romeo 156” al Best in Classic è dovuta all’accuratezza, alla completezza e alla passione che Ivan Scelsa ha dedicato a un’auto che ha sempre amato. Secondo l’autore, più di altre della stessa epoca, la 156 ha rappresentato un’occasione di rilancio del marchio, poi vanificata dalla successiva 159. Però la strada era quella giusta: l’Alfa 156 è iconica. Preziosa nel design, ha saputo esprimere quanto di meglio abbia rappresentato il Centro Stile di Arese negli anni Novanta. È prestazionale: quando è scesa in pista, con il V6 ha regolarmente battuto le berline tedesche. E, cosa non da poco, più di vent’anni dopo continua a distinguersi come un classico moderno nel comparto delle Youngtimer, di cui è diventato oggetto di nuovo desiderio collezionistico.

Best in Classic
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