Maserati 300S: dalla pista alla strada - Ruoteclassiche
Automobili
26 July 2021 | di Gaetano Derosa

Maserati 300S: dalla pista alla strada

Si tratta, senza tema di smentita, del primo esempio al mondo di trasposizione stradale di una monoposto di Formula 1. Anche in questo caso la Masera­ti è arrivata prima di tutte le altre Case au­tomobilistiche impegnate negli anni 50 non soltanto nella massima formula, ma anche nelle gare in salita e di durata.

La 300 S, che molti indicano come la Sport più importan­te costruita dalla Casa del Tridente, discen­de appunto dalla monoposto 250 F, che nel 1955 ha già posto le premesse di quello che sarà il suo formidabile palmarès con vitto­rie esaltanti nelle mani soprattutto di Juan Manuel Fangio e Stirling Moss. Qualche mese dopo arriverà anche la Mercedes-Benz con la 300 SLR, derivata dalla W196 di F. 1, ma questa è un’altra storia.

Nobile discendenza. Come la monoposto 250 F è la diretta di­scendente della A6/GCM (A come Alfieri, 6 cilindri, Ghisa Corsa Monoposto), la 300 S raccoglie il testimone della A6/GCS (Sport) versione 1953. Nella fabbrica dai mattoni rossi al nuovo bolide si lavora già nel 1954. L’ingegner Vittorio Bellentani ipotizza un motore di 2,5 litri, poi si porta la cubatura a 2,8. Ma le prove di quest’ultimo non soddi­sfano del tutto e quindi viene lasciato spa­zio a un 6 cilindri di tre litri a corsa lunga (84x90 mm), da cui appunto il nome di bat­tesimo, 300 S. La Sport ottiene subito un successo notevole: in un paio d’anni viene assemblata in 27 esemplari, risultato impen­sabile soltanto un biennio prima.

Superlativa. A farla ap­prezzare da tutti i campionissimi del perio­do sono sia la perfetta tenuta di strada sia le prestazioni esuberanti del motore, che ero­ga 260 CV e può far toccare una velocità di punta di 280 km/h, praticamente identica a quella di una Formula 1 coeva. La perfetta manovrabilità è il risultato di un telaio ec­cezionale, realizzato dalla Maserati e poi af­fidato alla Gilco di Gilberto Colombo. I risultati ottenuti grazie all’e­quilibrio che è stato creato tra i vari compo­nenti e in virtù soprattutto dell’enorme mo­le di sperimentazioni condotte dall’ingegner Giulio Alfieri, la rendono una delle più im­portanti Maserati da competizione, col ri­sultato di primeggiare nelle gare nazionali e internazionali per due stagioni consecutive.

Restaurata da Pastorelli. Comperata lo scorso anno da un grande collezionista europeo, la #3067 è stata ogget­to di uno scrupoloso restauro conservativo che l’ha riportata alla gloriosa livrea di Cuba 1957: “Non era messa così male, quando è ar­rivata da noi”, spiega Nicki Pastorelli, ex col­laudatore della Jordan agli inizi degli anni Duemila e oggi a capo di Pastorelli Classic Cars, un’officina specializzata nel re­stauro di auto da competizione a San Gio­vanni in Persiceto (Bologna), “mi aspettavo una di quelle classiche scatole di montaggio con pezzi provenienti da auto diverse e inve­ce sono rimasto piacevolmente stupito. La Sport era stata importata in Italia nel 2004 da Mauro Lotti, che aveva provveduto a compe­rare il motore della #3073 negli Stati Uniti, indispensabile per ritrovare l’originalità che questo esemplare merita. Sette anni fa è fi­nita in Germania, acquistata da Alexander Sator, e poi ceduta a David Hart, che mi ha contattato per procedere a una preparazione ottimale in vista del G.P. storico di Monte­carlo di quest’anno”.

Il bolide torna a ruggire. Nella struttura di Pa­storelli la meccanica è stata totalmente revi­sionata: “Soprattutto la ciclistica è stata og­getto di una messa a punto particolare”, con­tinua Pastorelli, “perché questo bolide deve stare in strada senza il minimo tentenna­mento, esattamente come negli anni 50 quando correva. Il motore era ancora in buo­ne condizioni originali, lo abbiamo smonta­to per controllare che tutto fosse a posto, ab­biamo cambiato le guarnizioni di tenuta e basta”. Il telaio, praticamente integro, è stato ripristinato da Maranel Classic di Maranello che ha anche restaurato la carrozzeria, la cui splendida verniciatura è opera dell’Ariston (San Lazzaro di Savena, Bologna) di Ales­sandro Gamberini. “Tutti i particolari della versione allestita per Cuba 1957”, conclude Pastorelli, “sono stati ottenuti con la collabo­razione di Walter Bäumer, autore di un bel li­bro di riferimento su tutti i telai della 300 S”.

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