Toyota Land Cruiser BJ40: una giapponese da salvare - Ruoteclassiche
Automobili
10 August 2021 | di Paolo Sormani

Toyota Land Cruiser BJ40: una giapponese da salvare

L’officina Bandiani di Castelnuovo Scrivia (AL) ha sfruttato la sua esperienza sulle Land Rover e la chiusura forzata dalla pandemia per riportare allo splendore originario una notevole Toyota Land Cruiser BJ40 del 1980.

Era rimasta parcheggiata in un angolino per qualche anno, in paziente attesa di un restauro. Il riposo era meritato: i precedenti trenta li aveva trascorsi a sgobbare nella tenuta di un industriale alessandrino trasportando persone, merci, legna da ardere e quant’altro debba fare strada, anzi fuoristrada sugli sterrati di campagna. Finché i ripetuti lockdown dell’anno scorso hanno permesso a Maurizio Bandiani e ai figli Giovanni ed Edoardo di toglierle di dosso polvere e ragnatele per iniziare un restauro completo. Sbaglia chi considera la Toyota Land Cruiser un’imitazione sciapa e goffamente omonima delle Land Rover e del resto della produzione britannica. Con il tempo, la “jeep giapponese” ha saputo conquistarsi un successo mondiale passando dalle poche migliaia di unità della Serie 20 vendute nel 1955, al milione del 1982. Nell’officina di Castelnuovo Scrivia, la Land Cruiser BJ40 immatricolata in Italia nel 1980 ha costituito un esperimento ben riuscito, quasi un diversivo rispetto al restauro delle fuoristrada Rover, che ormai sono quasi di ordinaria amministrazione.

Da queste parti si lavora di fino sui motori e sulle lamiere da oltre quarant’anni. Aperta a Voghera e poi trasferita a Castelnuovo Scrivia, terra di confine tra Lombardia e Piemonte, l’officina di Angelo Bandiani ha seguito la naturale vocazione per le corse lavorando con team storici come il Grifone su Lancia Delta S4 nell’Italiano e nell’Europeo a metà anni Ottanta; oltre a curare le Alfa Romeo del Team Giudici in pista nel decennio successivo. L’esperienza maturata nel tempo e sul campo ha permesso ai Bandiani padre e figlio di dedicarsi al restauro delle auto classiche. La Toyota BJ40 color “Rustic Green” e hard top bianco rimovibile attendeva solo il suo turno per una riparazione sommaria. Il valore intrinseco del fuoristrada hanno spinto il proprietario prima ad approvare qualche abbellimento e, in un secondo tempo, il varo di un restauro completo, ultimato in un accenno di restomod. “Prepariamo auto sportive dall’inizio degli anni Settanta, quindi era inevitabile che il lavoro cominciasse dal motore: qui c’è sempre qualcosa che andiamo a toccare”, racconta Maurizio Bandiani. “Il restauro del quattro cilindri Diesel da tre litri, anzi 2.977 cc per la precisione, è stato completato dalla lucidatura dei condotti e dalla riprofilatura dell’albero a camme. Aumentando l’alzata delle valvole, abbiamo recuperato qualche cavallo portandoli a 88”. Nascosta dietro la mascherina, è stata aggiunta una ventola di raffreddamento supplementare, che entra in funzione alla temperatura di 82° per abbassarla a 77°. Nel sollevare il cofano, il vano motore brilla per il coperchio delle punterie lucidato, ma anche per il grande spazio a disposizione, l’ordine e la semplicità dell’impianto elettrico a 24V.

Bella (anche) dentro e facile da restaurare. La “remise en forme” non ha trascurato gli interni, anzi. Un paio di discreti interventi migliorativi hanno portato l’applicazione di cassetti portaoggetti rivestiti nella stessa finta pelle della selleria, una doppia presa USB nascosta nel cassettino fronte passeggero e l’aggiunta di un piping verde che disegna una cornice sui pannelli porta e sui contorni dei sedili. Anche i tappeti e persino il pannello insonorizzante sotto il cofano sono stati personalizzati nelle medesime finiture. Insomma: più classico del classico, ma senza strafare. Quanto alla sostanza, se abbiamo già detto del motore, le sospensioni sono state migliorate nelle tarature diminuendo la criticità dei ponti rigidi con sospensioni a balestra. Approfittando del calo di arrivi di nuovi restauri nel corso del 2020, la BJ40 è ringiovanita di 40 anni nel giro di sei, otto mesi, contro i 12 normalmente richiesti per un restauro del genere. “Come succede sempre in questi casi, abbiamo dovuto ricostruire i lamierati, ma non abbiamo trovato problemi nel reperire le parti, grazie a un paio di ricambisti italiani competenti e veloci. Nel complesso, ho trovato la Toyota un buon prodotto da restaurare: ci si perde molto meno tempo delle Land Rover!”, chiosa Maurizio Bandiani.

Se ha deciso di candidarsi al Best in Classic, è perché l’officina di Castelnuovo Scrivia ha messo tutta se stessa in questo restauro. L’attesa di arrivare al risultato finale, dicono, si è caricata di emozioni che sono sfociate nella grande soddisfazione di vedere la BJ40 a fine progetto. Nemmeno la ruggine, gli interni rovinati e la meccanica da rifare hanno fermato i Bandiani, ormai giunti alla terza generazione. “Nel presentare questo restauro, che abbiamo voluto dedicare al fondatore dell’officina, vogliamo far notare tutta la dedizione e la passione per le auto, classiche e non; e i miglioramenti repentini che abbiamo raggiunto in questo campo attraverso l’esperienza accumulata”.

Best in Classic
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