Una Mini è per sempre - Ruoteclassiche
16 August 2021 | di Paolo Sormani

Una Mini è per sempre

Il 27enne Emanuele Zambon ha ereditato dal padre l’amore incondizionato per le Mini. Respirando l’aria dell’officina di famiglia, ha imparato a conoscerle e restaurarle a regola d’arte. Con un metodo tutto suo che rende il cliente partecipe.

Le storie più interessanti nascono a volte da una situazione contingente, che richiede una decisione forte. Il 27enne Emanuele Zambon di Torreglia, in provincia di Padova, racconta che l’autofficina di famiglia nacque nel 1983 quando il padre lasciò quella dove lavorava come dipendente. Era l’unico meccanico che operava sulle Mini, perché gli altri colleghi si rifiutavano di metterci le mani. Così decise di trasformare il garage di casa in un piccolissimo laboratorio di 50 metri quadri, con il ponte sul piazzale esterno, per dedicarsi a tempo pieno proprio alle Mini Morris e Innocenti. Il giovane Zambon racconta che quasi tutti lo considerarono un pazzo, perché a detta di molti le creature di sir Alec Issigonis sarebbero state un fuoco di paglia. Invece all’officina il lavoro non è mai mancato, anzi nel 2003 si è trasferita in un locale più grande (stavolta con il ponte di sollevamento al coperto) in cui Emanuele ha cominciato a respirare la passione per le Mini quando non era ancora maggiorenne. Oggi la famiglia Zambon si dedica al restauro di ogni modello di Mini classica, dalle inglesi e le “Made in Lambrate” fino a quelle costruite dalla Rover fino al 4 ottobre del 2000, il giorno in cui dalla fabbrica di Longbridge uscì la Final Edition della Cooper Mini Sport. La grande quantità di materiale storico a disposizione – libretti originali, schede tecniche – permette di affrontare ogni intervento e restauro a regola d’arte, cioè il più fedele possibile all’originale.

La Mini è un affare di famiglia, in casa Zambon non sono mai mancate e attualmente se ne contano tre. Emanuele racconta di essersene innamorato da bambino guardando una prima serie, acquistata dal padre come donatrice d’organi. A 16 anni gliene fu regalata una, che lui ha smontato e rifatto un po’ alla volta. E, assicura, resterà con lui per sempre. “La Mini è come una malattia”, dice. “Avendo la casa sopra la bottega, siamo abituati a lavorare anche dopocena. Non è un sacrificio, è la nostra vita. Abbiamo una clientela di appassionati, ogni restauro, ogni auto ha una storia personale alle spalle. Quando ne consegni una e vedi come la guardano, capisci quanto la amano”. Mentre parla, Emanuele si trova accanto a una Mini Moke “shorty”, a passo cortissimo, prodotta in duecento unità dalla francese Schmitt & Hrubon, per essere utilizzata come tender stradale degli yacht. Racconta di aver fatto esperienza su ogni tipo in produzione. Sogna una Morris Mini Van dove poter mettere il nome dell’officina e una da corsa, ma intanto negli ultimi mesi è stato impegnato dal restauro integrale di una Cooper 1.0 MK3 del 1970. Ha un metodo di lavoro tutto particolare: quando sono d’accordo e hanno tempo per farlo, cerca sempre di coinvolgere i clienti nella ricerca delle parti di ricambio, specie le più difficili. Non solo così accorcia i tempi (e il conto) del restauro, ma li rende direttamente partecipi a quello che, per loro, diventa un gioco bellissimo.

La candidatura al Best in Classic è motivata dalla passione infinita, dall’amore incondizionato per le Mini storiche. Emanuele Zambon le considera portatrici di una storia che dev’essere rispettata e tramandata. Una questione di cuore, insomma. “Alla fine di ogni lavoro chiedo ai clienti di tenermi informato sullo stato di conservazione, perché quando transitano dalla nostra officina è come se diventassero un po’ mie”. A livello statistico, aggiunge, a Torreglia ogni mese transitano una dozzina di Mini classiche per piccoli controlli o messe a punto: un chiaro indicatore del rapporto che stabilisce con i suoi clienti. “Senza esagerare, in questi ultimi anni possiamo essere considerati un punto di riferimento per tutto il Veneto e il Nord Italia. E non solo, visto che abbiamo clienti che arrivano dalle regioni del Centro e del Sud, oltre che dalla Svizzera, dal Principato di Monaco e addirittura da Londra”. Già, perfino gl’Inglesi: non c’è Brexit che tenga quando si tratta di lavorare come si deve su una Mini…

Best in Classic
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