Auto
30 May 2020 | di Laura Ferriccioli

Bizzarrini P538: rarità in corsa

Bizzarrini P538, un’autentica rarità tra le vetture da competizione che ha avuto un mercato anche a produzione conclusa.

Se volete deliziarvi del sound di un bolide da 300 all’ora firmato Giotto Bizzarrini, l’indirizzo è il quartier generale della Honorable Artillery Company, a due passi da Bank e Moorgate, nella City di Londra. Il 19 e il 20 agosto vi prenderà vita anche quest’anno - si spera, pandemia permettendo - il London Concours, una costola del Concours of Elegance che, patrocinato come sempre dal principe Michael del Kent, si svolgerà dal 4 al 6 settembre. In linea con la tradizione del contest che riunisce regolarmente nei giardini di Hampton Court Palace quanto di più mozzafiato si riesce a trovare in circolazione, come “appetizer” verranno presentate nel cuore della capitale inglese oltre cento icone automobilistiche tra le quali una sezione con una dozzina di esemplari delle più gloriose marche scomparse.

“Lost Marques”. È questo il nome della mostra dedicata alle automobili più significative, per lo più costruite dagli anni Sessanta agli Ottanta, di brand che non esistono più e che vedrà un Bizzarrini P538 nostro illustre portacolori fra i grattacieli della City. Si tratta di una delle tante auto marcate con la celebre aquila toscana, costruite dal grande Giotto dopo il fallimento della sua azienda nel 1969: uno dei modelli che insieme alla moglie Rosanna e al carrozziere Salvatore Diomante ha messo a punto su richiesta nella sua officina a Livorno (Diomante, poi, ha anche costruito in autonomia ulteriori P538 negli anni Ottanta e Novanta).

Flop all'asta. Addirittura l'esemplare, telaio B-P538-001, è del 1976, mentre la P538 è una racer realizzata dall'ingegnere tra il 1965 e il 1966. L'autenticità dell'auto è stata riconosciuta dall'esperto Jack Koobs de Hartog per RM Sotheby's, che ha messo all'asta la barchetta nel 2015 a Monterey senza però riuscire a venderla (stimata fra 700 e 900mila dollari, ha ricevuto un'offerta massima di 430mila dollari).

Prototipo da corsa. Quando ha costruito la P538, che significa Posteriore, 5.3 litri 8 cilindri, Giotto Bizzarrini aveva già lavorato alla Ferrari 250 GTO, poi alla 250 Spider California, alla 250 SWB “Breadvan”, all'ASA 1000 GT e GTC, e all'Iso Grifo A3/C. E con la sua Autostar aveva già anche prodotto la Bizzarrini 5300 Strada e la più piccola GT 1900 Europa. L'idea della P538 gli venne quando stava per concludere il rapporto di partnership con la Iso di Bresso. Il telaio 001 montava un Lamborghini V12 da 400 CV mentre le auto successive erano equipaggiate con un V8 Corvette in arrivo da Detroit, con quattro carburatori Weber 45 DCOE.

Record di sfortuna. Con telaio tubolare e carrozzeria in fibra di vetro, la P538 aveva sospensioni anteriori e posteriori indipendenti a molle elicoidali e quattro freni a disco idraulici. In quanto auto da corsa più pura di Giotto Bizzarrini, il modello è una pietra miliare nel portfolio del progettista. Peccato che i tre o quattro esemplari prodotti prima della bancarotta siano stati sfortunatissimi. Il primo si è ribaltato durante i test drive con il pilota svizzero Edgar Barney ed è stato smantellato per costruire il secondo, venduto a un cliente americano e fatto correre in alcune gare senza successo. La vettura con il telaio numero 003, che aveva un motore da 327cc, è stata costretta a ritirarsi per guasti a Le Mans. Tornata in pista nel 1967, non è riuscita a qualificarsi perché un'altra auto le ha frenato davanti di colpo obbligandola a passare lungo la recinzione, un transito che le è costato la squalifica.

Barn find da urlo. Un mese fa, presumibilmente negli Stati Uniti, è stato riportato alla luce in una località segreta un garage con 300 auto d'epoca fra le quali diverse Ferrari sensazionali e un Bizzarrini P538 telaio 003 che è considerato, neanche a dirlo, la super star del ritrovamento. Su You Tube è possibile vederne il video, con tanto di commento da parte dei restauratori che si occuperanno di questa scorpacciata di pezzi novanta. E come se non bastasse, il titolare di tanto ben di Dio risulta anche ex possessore del telaio 004, sempre ammesso che l'esemplare sia esistito. Di fatto, la quantità esatta delle vetture costruite dall'Autostar è tuttora oggetto di dibattito.

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