BMW E34 i trent'anni della 525i "Art Car" di Esther Mahlangu - Ruoteclassiche
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21 May 2021 | di Giancarlo Gnepo Kla

BMW E34 i trent’anni della 525i “Art Car” di Esther Mahlangu

La Milanesiana è una rassegna multidisciplinare nata nel capoluogo ambrosiano nel 2000 che si configura come un “laboratorio d’eccellenza” favorendo il dialogo tra le culture attraverso la letteratura, il cinema, la musica, l’arte, la scienza e la filosofia. Dal 2016, BMW Italia è partner dell’evento e durante la XXII edizione, che avrà come tema cardine “Il Progresso” esporrà anche la BMW 525i Art Car, la coloratissima opera della pittrice Sudafricana Esther Mahlangu.

La XXII edizione della Milanesiana verrà inaugurata il prossimo 13 giugno e toccherà 25 città, riunite da un festival culturale che prevede 65 incontri e 10 mostre in cui sono attesi più di 150 ospiti (italiani e internazionali). In questo contesto si inserisce anche l’esposizione di una delle Art Car della Collezione del Museo BMW di Monaco: la BMW 525i (Serie E34) dipinta dall’artista Sudafricana Esther Mahlangu nel 1991. L’opera è inserita nel circuito di quattro eventi dedicati a “La velocità delle arti”.
L’Amministratore Delegato di BMW Italia, Massimiliano Di Silvestre, durante la conferenza stampa di presentazione de La Milanesiana, ha dichiarato: “Nel 1971, esattamente 50 anni fa, iniziava il nostro impegno culturale a livello mondiale, commissionando tre dipinti all’artista Gerhard Richter. Da allora sono state avviate più di un centinaio di iniziative culturali da parte del BMW Group nel campo dell'arte moderna e contemporanea, della musica, così come nell'architettura e nel design.” E prosegue: “Analogamente, nel corso di oltre 50 anni di presenza sul mercato italiano, BMW Italia è stata al fianco di moltissime istituzioni come il Teatro alla Scala, il FAI, la Triennale di Milano, il Teatro dell’Opera, Fondazione Prada, la Quadriennale d’arte, il Festival Internazionale del cinema di Roma e molto altro ancora.”

L’artista. Esther Mahlangu è stata la prima donna a partecipare al progetto Art Car. Nata in Sudafrica nel 1936, l'artista ha imparato la tecnica di pittura tradizionale della tribù Ndebele da sua madre.
Nonostante utilizzi il linguaggio tipico delle arti figurative della comunità Ndebele, Esther ha notevolmente modificato il supporto e le tecniche con cui lavora. L'artista sudafricana, infatti, ha riproposto motivi geometrici e coloratissimi usando pigmenti naturali e artificiali che hanno decorato non solo tele ma anche sculture, ceramiche, automobili e addirittura aerei. Con la fine dell’Apartheid in Sudafrica, nel 1991 BMW ha scelto l’artista per far conoscere al mondo i motivi della sua etnia: nacque così la 11° Art Car commissionata dalla Casa bavarese partendo da una BMW 525i di produzione. Alcuni dei disegni di Esther Mahlangu hanno anche solcato i cieli di mezzo mondo, impreziosendo le code degli aerei della British Airways. Dieci anni dopo i motivi multicolore dell’artista Sudafricana sono stati replicati sulla Fiat 500 esposta durante la mostra “Why Africa?” svoltasi nel 2007 a Torino.

L’Opera di Esther Mahlangu. Le opere di Esther Mahalangu si riallacciano alla tradizione della pittura muraria della tribù Ndebele, realizzata esclusivamente dalle donne. Esther è considerata la principale esponente di questa forma d'arte: le sue opere l’hanno resa celebre in tutto il mondo, ottenendo ampia visibilità e importanti riconoscimenti a livello internazionale. Un’arte da tramandare di generazione in generazione e che infatti, molti anni fa, ha iniziato a trasmettere a sua figlia. La pittrice spiega: "La mia arte si è evoluta dalla nostra tradizione tribale per la decorazione della casa” e prosegue: "L'arte Ndebele racchiude in sé qualcosa di leggermente formale e maestoso, attraverso il mio lavoro ho aggiunto l'idea del movimento".
Dipingendo la BMW 525i ha traposto un’antica modalità di espressione artistica, appartenente alla sua tribù, su un oggetto contemporaneo come l’automobile. Prima di procedere con quella che sarebbe divenuta l’undicesima delle “Art Cars”, Esther Mahlangu ha definito i motivi geometrici sulla portiera di un'altra BMW. Il lavoro sulla 525i ha richiesto una settimana, periodo durante il cui un’auto di serie tra le svariate Serie 5 uscite dalle linee di montaggio, è stata trasformata in un capolavoro dell'arte pittorica Ndebele.

Stile italiano, cuore bavarese. La BMW Serie 5 E34 è tutt’oggi una delle berline più apprezzate dagli estimatori della Casa bavarese: la sua linea, opera di Ercole Spada, riprendeva il family feeling introdotto con l’ammiraglia Serie 7 (E32) presentata nel 1987. La E34 debuttò nel 1988 e si distinse sin da subito per una linea sobria, elegante e molto curata sotto il profilo aerodinamico. Più imponente e moderna, sotto tutti i punti di vista, rispetto alla precedente E28, godeva di un ottimo Cx: pari ad appena 0,30 (o 0,32 in base al modello). La E34 venne proposta inizialmente con soli motori a sei cilindri, che coprivano un range di potenze compreso tra i 129 CV della 520i e i 211 CV della 535i. A queste si aggiunsero, la 518i (con motore quattro cilindri) e le motorizzazioni a gasolio: 524 td, 525 td e 525 tds.
Nel corso del 1992, la terza generazione della BMW Serie 5 venne sottoposta ad un leggero restyling, che coincise con l’aggiornamento della mascherina anteriore, delle dotazioni e vide anche l’introduzione delle varianti con motore V8: 530i (218 CV) e 540i (286 CV) che rimpiazzarono la 535i. Al vertice della gamma, la M5. Disponibile inizialmente con un 3,5 litri da 315 CV, dal 1991 venne proposta in una variante potenziata, equipaggiata con un nuovo 3,8 litri da 340 CV. La BMW Serie 5 E34 rimase a listino fino al 1996, quando cedette il testimone alla E39: non prima di aver totalizzato una produzione di oltre 1,3 milioni di esemplari.

La collezione delle BMW Art Car. La Collezione delle Art Cars ha radici lontane: dobbiamo tornare al 1975 per comprendere come il mondo dell'arte e del motorsport si siano fusi dando vita ad autentici capolavori in movimento. La prima collaborazione tra la Casa di Monaco e il mondo delle arti risale all’intuizione del pilota francese Hervé Poulain, appassionato di arte contemporanea e di Jochen Neerpasch, fondatore di BMW Motorsport, i quali affidarono all’artista Alexander Calder una BMW 3.0 CSL che potesse utilizzare al pari di una tela pittorica. L’auto partecipò alla 24 Ore di Le Mans del 1975 e destò grande interesse nel pubblico, riuscendo a far parlare di sé anche tra coloro che non erano appassionati di automobili, bensì di arte. Con la 3.0 CSL venne coniato il termine “Art Car”, ripreso successivamente sulla 3.0 CSL realizzata da Frank Stella e ancora sulla BMW 320i Gruppo 5 di Roy Liechtenstein e la BMW M1 Gruppo 4 di Andy Wahrol e così via fino al 2017, l’anno in cui Cao Fei ha presentato l’ultima delle Art Cars, la BMW M6 impiegata nel Campionato GTLM. BMW avvicinava così due mondi considerati distinti, coadiuvata dai principali esponenti dell’arte contemporanea: una tradizione che è giunta fino a giorni nostri attraverso le 19 Art Cars realizzate sulla base di modelli stradali e da corsa, le opere d’arte più veloci del mondo.

Cittadinanza aziendale. L’adesione al festival Milanesiana conferma l’impegno di BMW nel progetto “Corporate Citizen”, una politica inclusiva che renda i dipendenti partecipi delle iniziative che la Casa dell’Elica biancoblu sta intraprendendo nell’ottica di una migliore sostenibilità sociale ed ambientale. BMW Group è stata infatti una delle primissime realtà a prefigurare un ponte culturale tra le principali realtà artistiche e il mondo automotive, coinvolgendo le più alte istituzioni culturali e agli artisti più rinomati al mondo. Una collaborazione che, in mezzo secolo, ha visto partnership prestigiose con il Guggenheim Museum di New York, la Tate Modern di Londra, il Centre Pompidou di Parigi e la Neue Nationalgalerie di Berlino. Non sono mancati anche alcuni eventi che hanno visto il patrocinio della BMW all’Opera Staatsoper Unter den Linden di Berlino, alla Scala di Milano al Teatro Bolshoi di Mosca. Da Art Basel a Frieze e alla Biennale di Kochi-Muziris, la “Corporate Citizenship” diventa un’occasione di dialogo in nome di una libertà creativa incondizionata a 360 gradi.

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