Auto
03 agosto 2005 | di Redazione Ruoteclassiche

BODY BUILDING

Esagerate, vistose e muscolose: così piacevano le macchine sportive ai giovani americani degli anni 70. Motori di 7,2 litri e quasi 400 CV per volare a oltre 220 km/h. Sbarcate in Italia, sono staterestaurate da un collezionista milanese. Eoggi fanno ancora paura.

Impossibile non provare un brivido nel sentire i potenti motori V8 di 7,2 litri da quasi 400 CV delle due Dodge "Challenger R/T", una coupé e una convertibile, del nostro servizio.È nel 1970 che la Dodge entrò nel competitivo mondo delle "pony car" (vetture compatte dalle prestazioni sportive) con la "Challenger". Carl Cameron fece il primo schizzo della carrozzeria nel 1967 e in seguito Bill Brownlie, responsabile del centro stile, realizzò alcuni disegni che ottennero unanimi consensi.

Nel 1970 la gamma della "Challanger" comprendeva otto modelli, due tipi di carrozzeria (coupé e convertibile), tre versioni (normale, "R/T" e "T/A") e due allestimenti (base e "SE"). I motori proposti erano nove, dal sei cilindri in linea di 3687 cm³ da 145 HP al "426 Streeet Hemi" di 6981 cm³ da 425 HP. Furono 83.032 le "Challenger" costruite in quell'anno.

La nostra "Challenger R/T" coupé, di colore arancione, fu venduta nuova in Svizzerae abbandonata nei primi anni 80; nel 1995, nonostante le pessime condizioni, fu acquistata da un appassionato svizzero che però, forse spaventato dai costi del restauro, la vendette a un collezionista milanese. Questi individuò il motore e il cambio (mancanti), mentre la carrozzeria Dragoni di Sant'Angelo Lodigiano si occupò della carrozzeria, profondamente intaccata dalla ruggine. Anche la "Challenger R/T Convertible" appartiene al nostro collezionista, che la trovò quattro anni fa in California, quasi completa, da restaurare ma senza ruggine e funzionante.

Al posto guida la posizione è quasi sdraiata e la visibilità è limitata in avanti dal rigonfiamento del cofano e, nella coupé, dai voluminosi montanti posteriori e dal lunotto di ridotte dimensioni. Le prestazioni sono esaltanti, ma lo sterzo ad andatura sostenuta perde in precisione. Le sospensioni filtrano bene le asperità del fondo, ma su vetture capaci di viaggiare a 210 km/h si preferirebbe una taratura più rigida. Inutile parlare di consumi: percorrere più di quattro km con un litro è quasi impossibile.

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