Breadvan, atto secondo. - Ruoteclassiche
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28 January 2021 | di Giancarlo Gnepo Kla

Breadvan, atto secondo.

La mitica Ferrari 250 Drogo Breadvan ha un'erede. Quella che fino a pochi mesi fa era solo un'ipotesi di progetto, oggi prende forma e voce assumendo le fattezze della Drogo Cars 550 Breadvan Hommage.

La nascita della 550 Breadvan Hommage è stata annunciata direttamente da Ivan Drogo Inglese, attuale possessore del marchio Drogo Cars. Presidente di Assocastelli e nipote del leggendario Piero Drogo, Ivan è a capo dell’organizzazione che riunisce i gestori e i proprietari delle più prestigiose residenze storiche d’Italia. Proprio la sede di Assocastelli di Torino, lo scorso luglio ha ospitato il meeting del Registro Drogo, durante il quale sono state certificate alcune preziose vetture Ferrari con carrozzeria Drogo. Nel corso dell’evento si è discusso anche della produzione di una nuova vettura che riprendesse le orme della 250 Drogo Breadvan: un progetto di cui si parla dal 2018 e che è stato curato dal designer olandese Niels Van Roji.

Le origini del mito. Prima di scoprire le specifiche della nuova Breadvan, torniamo per un momento agli anni 60 quando il conte Giovanni Volpi di Misurata (proprietario della Scuderia Serenissima) commissionò alla Sports Cars di Modena un’auto da corsa su meccanica e telaio Ferrari. Un’operazione che mandò il Drake su tutte le furie: in pochi avrebbero definito "belle" le modifiche che l'ingegner Giotto Bizzarini e Piero Drogo apportarono alla Ferrari 250 GT SWB del conte Volpi. Un affronto bello e buono per Enzo Ferrari che, considerava sacre le sue vetture. Rispendite le critiche al mittente, i due guru del motorismo trasformarono la 250 GT in un'auto da corsa che, con la sua coda tronca “poteva battere il vento”. Così facendo assecondarono le ambizioni del conte Volpi che, durante la 24 Ore di Le Mans del 1962 riuscì a tenere testa alle formidabili Ferrari 250 GTO per quattro ore, prima che l’albero di trasmissione cedesse.
La linea caratterizzata dall’ampio volume posteriore squadrato, valse alla Ferrari 250 Drogo l’appellativo “Breadvan” (furgoncino del pane) e per le sue performance diventò un vero e proprio oggetto di culto. Tra i fortunati guidatori della vettura, anche Gianni Agnelli: la passione dell'Avvocato per le fuoriserie era cosa nota, al pari della sua ossessione per la velocità.

Il ragazzo olandese. A quasi 60 anni dal debutto della prima “Breadvan”, è Niels van Roji a dare forma alla sua discendente diretta. Van Roji, classe 1984 è un ex allievo del Royal College of Art di Londra (una delle scuole di design più prestigiose al mondo) e nella capitale britannica ha creato il suo studio. Successivamente ha fatto ritorno in Olanda, a Utrecht. Tra i suoi progetti ricordiamo una speciale Range Rover coupé a due porte, una variante wagon della Tesla Model-S e la splendida Rolls-Royce "Silver Spectre", elegantissima Shooting Brake su base Ghost realizzata in collaborazione con la prestigiosa carrozzeria belga Carat-Duchatelet.
Dopo tre anni di ricerca e intenso lavoro, la passione di Drogo e Van Roji viene coronata con la Breadvan Hommage: una fuoriserie dall’iconico profilo coda tronca, basata sul telaio e la meccanica della Ferrari 550 Maranello. Il cavallino rampante, tuttavia, non può figurare in nessun particolare ma, l’origine del modello è immediatamente riconoscibile.
"Consideriamo un grande privilegio il fatto di poter onorare la Breadvan con la nostra Hommage", dichiara Van Roij: "È un compito complesso tradurre l'essenza di un’auto leggendaria del 1962 in un design contemporaneo. Ci siamo ispirati al modello originario ma, questo non ha costituito un limite alla nostra creatività".

La definizione dello stile. Le linee della Breadvan originale erano dettate dalla pura funzionalità ed estremizzate da una progettazione avvenuta in tempi molto ristretti: l’auto venne tagliata e ricucita in funzione del massimo rendimento aerodinamico senza badare allo stile.
“Per la Hommage” spiega Niels Van Roji:“Ci siamo concessi il lusso di affrontare il progetto dal punto di vista stilistico, andando a scolpire la carrozzeria invece di tranciarla alla meglio". In tal senso, dichiara: "Un'automobile è una complessa scultura tridimensionale, che deve apparire giusta in tutte le angolazioni e nelle diverse condizioni luminose. Come è avvenuto con i primii sketch fatti a mano, progressivamente affinati e digitalizzati, anche il processo di modellazione del modello in Clay è stato iterativo. La Breadvan Hommage è stata rimodellata molte volte fino a raggiungere la forma perfetta. Dopo aver stabilito tutte le proporzioni corrette, è iniziata la lavorazione della superfici per trovare le giuste transizioni di volume da un elemento all'altro”.

L’aiuto del battilastra. Una volta “congelato” lo stile, le sapienti mani di Bas van Roomen hanno battuto le lastre d’alluminio della carrozzeria con martello e Ruota Inglese. Van Roomen, che ha lavorato anche sul modello in Clay, è un noto restauratore olandese specializzato in Ferrari e Maserati classiche. Il telaio, la scocca e la meccanica della Ferrari 550 Maranello sono rimasti quasi del tutto inalterati.
Sono stati modificati i montanti anteriori, per dare al parabrezza (che è rimasto quello originale) una conformazione più simile a quella di una visiera. Il paraurti posteriore è stato rimodellato, mentre le prese d'aria esistenti sono state modificate o completamente ridisegnate. "Anche se non volevamo copiare la Breadvan del ‘62, ci siamo resi conto che dovevamo mantenere l’elemento caratterizzante del modello originale, l’angolazione del montante posteriore. Abbiamo sperimentato molte alternative ma, l’unica variante che ci sembrava 'giusta' era quella con la coda tronca propria della 250 Drogo".

Il profumo delle corse. Come sul modello degli anni 60, per l’allestimento interno della Breadvan Hommage vige la regola del "Form follows function" (la forma segue la funzione). In onore del suo pedigree corsaiolo, sono stati rimossi tutti i pannelli fonoassorbenti, i finestrini sono scorrevoli e delle fascette sostituiscono le classiche maniglie. I sedili hanno il guscio in fibra di carbonio e sono rivestiti in Alcantara, nel blu vibrante tipico delle Ferrari classiche da corsa. Sui poggiatesta è ricamato il monogramma con la sagoma della vettura, replicato anche sui quadranti della strumentazione, realizzati in argento puro.
I pulsanti principali sono stati rimpiazzati da interruttori in alluminio fresato, un rimando al mondo delle corse d’antan. Il romanticismo di quel mondo analogico rivive anche nella ghiera del cambio, rigorosamente manuale (a 6 marce). La leva è stata rialzata per essere più vicina al volante e rendere le cambiate più veloci. La pelle nera trapuntata circonda il guidatore e riveste la console centrale, i pannelli inferiori delle porte e il rivestimento del padiglione. I pannelli porta sono completati da un elemento in alluminio non verniciato, mentre una piccola bandiera italiana ricamata, ricorda, qualora ve ne fosse bisogno, quali sono le origini del veicolo. L’apertura della porta avviene mediante una cordicella rossa, mentre l’inserto in Alcantara blu funge da maniglia.

Pronta a divorare l’asfalto. La meccanica e il motore 12 cilindri della Ferrari 550 Maranello, come anticipato, sono rimasti inalterati ma, dove la 550 standard poteva essere tacciata di essere fin troppo silenziosa, la Breadvan Hommage può far sfoggio di una voce potente e distintiva: amplificata da un impianto di scarico più libero, omologato per la circolazione stradale. “A fronte di prestazioni inalterate” conclude Van Roji “Adesso, l'auto offre una guida ancora più pura ed eccitante”. Analogamente alla Breadvan del 1962, anche la Hommage è dotata di un set di ammortizzatori Koni dedicati e realizzati appositamente sulla serie 8211, il modello a doppio tubo utilizzato per molti anni in Formula 1. L’indole racing della Breadvan Hommage è assecondata dai pneumatici Vredestein ad alte prestazioni, che garantiscono la perfetta tenuta di strada anche nell’uso più intenso.
Ai più attenti non sfuggirà la scritta “Che importa” nella parte inferiore del quadrante dell’orologio. Anche il fortunato committente (un importante collezionista che ha preferito rimanere anonimo) saprà bene che, mai, come quando si è a bordo di una fuoriserie, tutto diventa relativo. Soprattutto il tempo.

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