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02 luglio 2014 | di Redazione Ruoteclassiche

Brooklands, la culla del “Double 12”

Il circuito più vecchio del mondo? Quello di Brooklands, in Inghilterra, che ha appena compiuto 107 anni. Per l'occasione, sulla sua pista sono convogliate da mezza Europa 500 classiche dai primi del Novecento in avanti, che si sono cimentate in una serie di "giochi automobilistici"...

Il 16 di giugno, la pista di Brooklands ha celebrato il suo 107° compleanno, un primato che va a sancire il titolo di primo autodromo costruito al mondo. E per l’occasione, nel weekend del 14-15 giugno, c’è stata una festa che ha coinvolto tutti gli amici del circuito e del museo/fondazione che oggi lo gestisce. Per questo, oltre 500 vetture provenienti da tutta Europa si sono trovate sui resti della famosa sopraelevata e davanti alla mitica club house per una due giorni di “giochi automobilistici”.

Una pura coincidenza, poi, ha fatto sì che dall’altra parte della Manica si corresse la 24 Ore di Le Mans, evento che ha una forte correlazione con la "Double 12" di Brooklands: dopo il successo della prima gara di durata transalpina, i proprietari del circuito britannico decisero di organizzare una corsa simile. Brooklands, però, già nei primi anni 20 del secolo scorso era circondata da case e per evitare che il rumore delle auto in corsa disturbasse i vicini, si decise d’impedire che le vetture corressero tra le 7 di sera e le 7 di mattina. Per aggirare questo limite, anziché una 24 ore, si optò per una “Doppia 12”, con due giornate di corse dalle 7 alle 19.

Oggi, lo stesso nome identifica uno degli eventi più importanti che si tengono sulla pista inglese: una due giorni, con prove di regolarità in pista, di abilità al volante e un concorso di eleganza, ognuno con 12 classi di 12 vetture. Difficile rimanere indifferenti quando, dopo aver percorso la test hill, ed essere scesi sulla parte rimanente della sopraelevata, si parcheggia davanti a quello che fu il garage di Malcolm Campbell, il luogo dove vennero costruiti i suoi “Bluebird”. Tra le classi più interessanti, quest’anno sono senz’altro da segnalare quella dedicata ai cinquant’anni della Ford “Mustang”, ai cento di “Ford in nero” (dedicata alla “Model T”) e quella denominata “Spirit of Brooklands” rivolta alle auto che, seppure costruite dopo il 1945, quando la pista fu pesantemente bombardata durante la guerra, non poterono più corrervi anche se avrebbero avuto pieno titolo per farlo.

Tra le auto più spettacolari presenti, la White a vapore del 1905, soprannominata “Whistling Billy” (Billy il fischiettante), e la Rolls Royce “Phantom II Special” Handlye, con il suo motore Merlin da 27.000 cm³, prelevato direttamente da uno Spitfire da combattimento. Curiosa la storia di una bella Aston Martin “DB6 Vantage” del 1965: il collezionista inglese David Bracey l’ha acquistata all’inizio degli anni 2000. “Appena l’ho vista ho sentito che doveva essere mia. Era un modello che mi era sempre interessato, anche se a guardarlo bene, l’esemplare era ben lungi dall’essere perfetto. L’ho comprato lo stesso, e solo dopo che ho contattato l’Aston Martin per conoscerne la storia ho fatto una scoperta stupefacente: la mia ‘DB6’ è stata prodotta lo stesso giorno in cui sono nato. Sono un ingegnere di professione, quindi abbastanza pragmatico di indole, ma se qualcuno osa dirmi che le autovetture non hanno un’anima e non comunicano, ho le prove per smentirlo…”.

Vettura diversa, ma storia altrettanto simpatica quella della Mercedes-Benz “W110 230” di Philip Twain. “Non è perfetta - spiega il proprietario - ha qualche puntino di ruggine e gli interni cominciano a mostrare i segni del tempo. Ogni dettaglio è originale di quando uscì dalla fabbrica di Stoccarda nel 1967, acquistata da mio papà. Oggi sono qui, con la macchina in cui sono cresciuto e con mio figlio, e la cosa mi riempie di soddisfazione”.

La Coppa delle Dame, non per la prima volta, è andata a Jo Moss Kitcher, su Morgan “Plus 8” del 1975. Il premio per la vettura giunta su strada da più lontano è stato vinto da una Ferrari “308 GTB” del 1980, proveniente dall’Italia, mentre quella che ha raccolto più applausi è stata la Nazzaro “Targa Florio” (1912) del collezionista inglese David Biggins che con lei, scorrazzando per l’Europa, ha percorso la bellezza di 40.000 chilometri.

Massimo Delbò

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