Buon compleanno Mario Andretti! - Ruoteclassiche
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28/02/2025 | di Andrea Stassano
Buon compleanno Mario Andretti!
"Piedone”, il popolare asso italo-americano, compie 85 anni. L’esodo dall’Istria dopo la guerra, poi gli States. Dove inizia a correre e a farsi notare. Ha vinto, la Indy 500, tre campionati Usac, uno Cart e il Mondiale di F.1
28/02/2025 | di Andrea Stassano

Il campione dei due mondi, Mario Gabriele Andretti, oggi compie 85 anni. Uno dei piloti più popolari e amati, non solo perché ha vinto tanto - tre Campionati Usac, uno Cart, una 500 Miglia di Indianapolis e un Mondiale di F.1 - su tutte le piste più importanti, ma forse perché è riuscito a impersonificare il sogno (italo) americano, partendo dal nulla e costruendo un impero. Oltre che una stirpe di piloti (il figlio Michael e i nipoti Marco e John).

Esule istriano. Nato a Montona nel 1940 (allora nell’Istria italiana, oggi Croazia) Mario, insieme ai genitori, al fratello gemello Aldo e alla sorella Anna Maria, riesce a salvarsi dalle epurazioni titine e a raggiungere Udine nel 1948, dopo aver perso tutto. Poi il trasferimento a Lucca. In quel periodo in un garage di amici Mario prende contatto con le auto e le corse, assistendo al G.P. d’Italia 1954, poi alla Mille Miglia. Nel ragazzo scatta qualcosa, che lo accompagnerà tutta la vita.

Terra promessa. Nel 1955 la famiglia Andretti sbarca negli States, a Nazareth, in Pennsylvania, dove abita già un parente. Soldi ce ne sono pochi, ma la passione di Mario e del gemello Aldo è tanta. I due cominciano a gareggiare su sterrato, ma un grave incidente per poco non è fatale ad Aldo. Sarà solo Mario a continuare la carriera di pilota, mettendosi in mostra con enorme caparbietà, esibendosi in più discipline. Nel 1961 passa ufficialmente alle ruote scoperte, trova un lavoro e sposa Dee Ann, sua compagna per la vita.

Fa sul serio. Open Wheel, Midget, Urc. Mario si mette in luce e nel 1964 arriva il salto di qualità con le Sprint car della Usac e con l’esordio in Champ Car, ossia le IndyCar. Va subito forte e lo dimostra alla Indy 500, dove da rookie arriva terzo, mentre a fine anno diventa Campione Usac. Gareggia anche con le Stock car e in CanAm, e viene chiamato da Luigi Chinetti, storico importatore Ferrari in Nordamerica. Nel 1966 si riconferma campione Usac e guida anche la Ferrari 365 P2. Tre anni dopo si aggiudica la sua prima e unica Indy 500, sul catino dell’Indiana, una classica che per molti anni invano proverà a bissare.

Sbarco in F.1. Nel 1968 Andretti debutta nel Circus a Watkins Glen, su Lotus, centrando subito la pole. In gara si ritira, ma la stella dell’asso italo-americano ormai è certezza. Le Sport-prototipo avvicinano il campione alla Ferrari, che lo riporta in F.1 nel 1971, in Sud Africa, dove Mario conquista una bella vittoria. Che soddisfazione per “Piedone” - questo il suo soprannome più celebre - nato in Italia. Nel 1972, in coppia con l’altro asso Jacky Ickx, trionfa in quattro corse e contribuisce al Mondiale Marche della Rossa.

Quanti voli. Sono anni in cui Mario fa la spola continua in aereo tra le due sponde dell’Oceano Atlantico, per essere presente alle corse clou. In F.1 corre nel 1974 (poco) e nel 1975 per la Parnelli, poi nel ’76 approda di nuovo alla Lotus. Mario sceglie la F.1, ma la stagione è avara di soddisfazioni: all’ultima gara in Giappone, però, Andretti vince. È la svolta: nel 1977 centra quattro vittorie e in crescendo nel 1978 sei successi, più il titolo Mondiale Piloti, ultimo driver nato in terra italiana a esserci riuscito. Un mondiale funestato, però, a Monza, dalla morte del suo compagno di team, Ronnie Peterson.

Parabola in F.1. Mario resta alla Lotus fino al 1980 con poca fortuna. Passa poi all’Alfa Romeo, ma anche nella squadra italiana la monoposto non l’assiste. Nel 1982, dopo una parentesi con la Williams, torna in IndyCar, ma viene richiamato dalla Ferrari al G.P. d’Italia a Monza per sostituire Pironi: e “Piedone” non si smentisce, firmando la pole e il terzo posto in gara. Di fatto, la sua carriera in F.1 finisce così.

Doppia sfida con Le Mans. Andretti continua a correre negli Usa, diventando campione Cart nel 1984 con il team Newman/Haas. Mario tenta diverse volte di aggiudicarsi anche la 24 Ore di Le Mans, sin dagli anni 60, ma non vi riesce mai, anche quando forma un equipaggio tutto “Andretti”, nel 1988, su Porsche, insieme al figlio Michael e al nipote John. Nel 2000 ci riprova a 60 anni suonati con la Panoz, ma finisce 15esimo. Tanto di cappello. Un piccolo neo in una carriera lunga e favolosa, di un pilota eccezionale, amatissimo dagli appassionati.

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