Una Giulietta rossa su fondo nero. Con questa immagine in copertina andava in edicola, nel febbraio del 1956, il primo numero di Quattroruote, da una geniale intuizione di Gianni Mazzocchi. Quell’automobile, un disegno di una tinta rosso aragosta che non era presente nella cartella colori della Casa, curiosamente non compare all’interno della rivista. Probabilmente, fu scelta perché era un modello di grande richiamo: la berlina dell’Alfa Romeo, infatti, era stata presentata pochi mesi prima al Salone di Torino dopo che, nell’aprile 1954, era stata lanciata la Sprint.
Mito italiano
La Giulietta, con il suo bialbero da 1.290 cm³, univa sportività ed eleganza, affermandosi come simbolo di modernità nell’immaginario condiviso del Paese. Fece la sua comparsa sul grande schermo in pellicole come “I mostri” al fianco di Marcello Mastroianni, Sophia Loren e Vittorio Gassman, mentre il modello numero 100.001, nel 1960, venne festeggiato da Giulietta Masina, ispiratrice di Fellini.
Da 70 anni al fianco degli automobilisti
Quella berlina rossa, disegnata dal centro stile del Portello, diventerà un’icona. Della rivista dell’Editoriale Domus, innanzitutto, che da allora ha creato una cultura dell’automobile in un Paese che le automobili stava iniziando a scoprirle. Nei suoi settant’anni di storia, Quattroruote ha aiutato gli italiani a scegliere la vettura con le sue prove su strada, a comprenderne il funzionamento e le modalità di manutenzione, a guidarla in modo sicuro, a comperarla secondo regole trasparenti, dando vita a campagne fondamentali per la sicurezza e la tutela del consumatore. Non solo. Quattroruote ha fatto amare le auto agli italiani, che da allora hanno iniziato a sognarle. E spesso riuscivano a realizzarli, quei sogni, magari a rate. Di quell’Italia la Giulietta rossa è diventata icona. Oggi tutto è cambiato, a partire proprio dalle vetture, che forse si sognano un po’ meno. Ma Quattroruote, con lo stesso spirito del 1956, guida il lettore in un mondo molto più complesso, guardando ancora all’automobile come a uno straordinario strumento di libertà.
