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11 September 2020 | di Paolo Sormani

California burning: classiche in cenere!

Quest’anno la California ha perso l’equivalente del territorio dell’Umbria per gli incendi che hanno incenerito foreste secolari, case e annessi garage. Alcuni di essi contenevano collezioni di auto storiche e pezzi unici, coccolati per anni e andati irrimediabilmente perduti.

California del Nord, settembre 2020. Ken Albers si aggira lentamente fra la cenere e gli scheletri del pochissimo che resta della sua casa e della rimessa. Ha perso tutto. Anche la collezione di 16 Chevrolet classiche, sciolte nel calore infernale dell’incendio che ha devastato la sua tenuta di un ettaro e mezzo. Le Chevrolet erano il passatempo che condivideva con la moglie Marci, entrambi ultrasettantenni e collezionisti da una vita. Di auto e di tanti altri giocattoli: lei ha perso cinquecento bambole, i francobolli, le antichità. Sono andati in fumo anche cinquecento trenini elettrici, duecento modellini in scala di auto e – appunto – la collezione di famiglia di Chevy. Fra quelle andate arrosto, otto Corvette e alcuni esemplari degli anni Trenta. “È devastante, in tutti i sensi”, commenta sconsolato lui. “Di tutto ciò che avevo, sono rimasti alcuni scheletri di auto e il camino”. Il fuoco ha raggiunto gli Albers nel giro di pochi minuti, mentre stavano andando a dormire. Hanno avuto solo pochi minuti di tempo per fuggire, senza il tempo di salvare nulla. La loro rimessa custodiva una Chevrolet Standard FC del ’36, berlina quattro porte restaurata come se fosse appena uscita dalla fabbrica di Detroit. Accanto, una Chevy Sedan due porte del ’38, una Bel Air convertibile del ’54. Le otto Corvette segnavano l’intera parabola del modello, dalla C1 del 1957 con il motore a iniezione da 290 cv; alla C7 Coupé Stingray del 2016, con il motore V8 LT1 dotato di qualcosa come 455cavalli. La perdita più dolorsa forse è quella della Camaro che la moglie aveva acquistato nuova nel 1970.

Ogni anno un falò. Purtroppo i disastri del genere sulla West Coast non sono un’eccezione, ma la regola. Per ogni insperato barn find, sono decine le auto classiche a finire arrosto estate dopo estate. Nel 2017 era toccato al garage di Gary Dower a Santa Rosa, la città di Charles Schultz, il disegnatore dei Peanuts. Davanti ai fotografi, Dower sovrapponeva lo schermo dello smartphone con le sue auto classiche alla desolazione degli scheletri grigi che ne avevano preso il posto. Nel giro di un’ora, aveva perso una Chevrolet Camaro del 1967 valutata 70.000 dollari, una MGB Roadster del ’73 da 20.000, una Dodge Challenger SRT8 Limited Edition del 2010 e una youngtimer, la Dodge Stealth del’92, l’affilata coupé rimodellata sulla Mitsubishi GT. Sotto la furia di un altro incendio, che ha causato la perdita di 50 vite umane e centinaia di case, è rimasta la collezione privata di Gary Ceverny. Una selezione di vetture un po’ sui generis, però comprendeva alcuni prototipi di Indycar; una delle 25 Hudson Italia costruite a detroit fra il ’54 e il ‘55 e carrozzate a Milano dalla Touring; e soprattutto il Timbs Special. Era uno street rod elegantissimo e filante, che aveva raccolto diversi premi nei car show disettore. Era stato sognato e costruito nel 1948 da Norman Timbs, uno dei designer della Tucker 48. Dopo il fallimento della fabbrica delle ”auto di domani, oggi”, Timbs aveva deciso di sfogare la sua creatività in un’auto unica e futuribile. Mister Ceverny l’aveva rinvenuta da uno sfasciacarrozze nel 2002, quindi restaurata con pazienza fino allo splendore originale.

La strage di Porsche a Los Angeles. Qualche tempo fa ad Anaheim, non lontano da Disneyland, era bruciato anche il magazzino della Benton Performance, specializzata nei restauri di Porsche classiche. Nel giro di una notte sono andati in cenere tre milioni di dollari in auto da restaurare e rare parti di ricambio originali. Le fiamme erano state alimentate dagli scaffali che contenevano decine di sedili e interni originali Porsche, per divampare rapidamente nel reparto dei cerchi in magnesio, una lega che si riscalda rapidamente e prende fuoco con facilità e intensità. Anche qui lo spettacolo è stato desolante, con i resti di decine di cerchi e pneumatici fusi, motori, teste e telai, carburatori Solex e Zenith di Porsche 356, 911 e 912 dal 1955 fino al ’78. Neanche le lacrime di tutti i porschisti del mondo sarebbero stati in grado di spegnere quelle fiamme…

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