Auto
23 luglio 2018 | di Luca Gastaldi

Car design, la rivoluzione quadrata del 1968

Sono passati esattamente cinquant’anni dal 1968: un anno molto particolare, che rappresenta un intero periodo di grandi stravolgimenti sociali, culturali ed economici. Stravolgimenti che hanno avuto ripercussioni in molti ambiti, compreso quello dei motori.

Gusti, usi e consumi delle persone cambiarono anche radicalmente con l’ondata rivoluzionaria e ribelle scaturita dalle agitazioni studentesche e operaie. Eventi durante i quali si fece prepotente l’uso – e l’abuso – della parola “libertà”, che però si trovò in perfetta sintonia con le due e le quattro ruote: cosa, meglio delle motociclette e delle automobili, poteva rappresentare la libertà di muoversi, di viaggiare, di evadere?

Nuove forme: una questione di praticità. Allargando lo sguardo al periodo storico compreso tra gli anni Sessanta e Settanta (quindi prima e dopo il 1968) e prestando particolare attenzione allo stile delle automobili, si può osservare quanto questo sia radicalmente cambiato nel giro di poco tempo. Un cambio radicale delle forme, che da tonde sono diventate quadre, dovuto principalmente ad una nuova concezione dell’auto da parte degli utenti: da oggetto del desiderio si era trasformato in oggetto pratico, nel quale le linee tese portavano alla razionalizzazione dello spazio interno e quindi ad una maggiore abitabilità.

Una scarsa attenzione all'efficienza aerodinamica. Inoltre, si può anche considerare il “fattore benessere”, per il quale si badava meno ai consumi superiori causati dalle superfici squadrate delle “nuove” auto. È noto, infatti, che in una vettura a profilatura squadrata lo scorrimento del fluido (l’aria) avviene su tutta la sua superficie in regime vorticoso (“turbolent flow”), ossia nella condizioni peggiori sia per quanto riguarda la resistenza all’attrito (determinato dal rapido passaggio dal regime laminare a quello vorticoso), sia per l’irregolarità dei fenomeni aerodinamici che questo regime determina.

Esempi illustri. Questa “nouvelle vague” automobilistica trova esemplificazione in decine di modelli, a partire dalle più vecchie berline Fiat 1800/2100 (1959) che in qualche modo anticiparono le linee degli anni Settanta con la necessità di avere più spazio interno senza modificare gli ingombri esterni. Quando si parla di forme squadrate si pensa anche alla “durezza” del design degli anni Sessanta con le famose auto a “saponetta” (dalla NSU Prinz alle Fiat 1300/1500), morbide ma assolutamente lineari.

Rivoluzione Lamborghini. Rimane emblematico, però, il caso delle Lamborghini Miura (1966) e Countach (1974): stessa marca, stesso designer (Marcello Gandini), pochi anni di differenza (proprio a cavallo del 1968) ma due stili completamente differenti. Ecco il passaggio concreto dal tondo al quadrato, uno stile del quale Gandini è stato senza dubbio uno dei principali interpreti ed esecutori.

TAGS car design
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