Auto
19 April 2019 | di Alfredo Albertini

Il catalizzatore di serie? Il primato è della Opel

Gli impianti di scarico hanno cominciato a dotarsi del catalizzatore nella prima metà degli anni 90. La prima Casa a prevederlo di serie però, fu la Opel, che nel 1989 già lo montava su tutti i suoi modelli.

Il catalizzatore, o convertitore catalitico, è da molti anni parte integrante dell'automobile e del suo impianto di scarico. Tutti ormai sanno che è indispensabile per abbattere le emissioni dei gas combusti e poter rispondere alle varie normative antinquinamento che si sono succedute nel tempo. Fino all'inizio degli anni 90 questo dispositivo non era obbligatorio e veniva offerto solo su richiesta. Non tutti infatti lo volevano, sia a causa del suo prezzo elevato sia perché si temeva fosse una complicazione in più con conseguente aumento dei consumi. Fu la Opel, il 21 aprile del 1989, a comunicare ufficialmente che il catalizzatore sarebbe stato montato di serie su tutta la sua gamma, dalla piccola Corsa alle più grandi Omega e Senator, passando per la Kadett e la Vectra.

Una nuova attenzione verso l'ambiente. Fu Louis R. Hughes, all'epoca amministratore delegato della Opel, a comunicarlo alla stampa nel corso di una conferenza che avvenne a Bonn. La decisione venne presa anche a seguito della preoccupazione per le foreste tedesche, danneggiate dalle piogge acide e dalle emissioni provocate in parte anche dal traffico. Per realizzare il suo piano, la Casa di Rüsselsheim investì cifre importanti per nuovi banchi di prova dei motori e per effettuare test su pista e su strada anche ad alta velocità.

Dagli Stati Uniti all'Europa. Venne addirittura costruita una torre alta tredici piani dove era possibile sottoporre alle prove fino a 130 vetture contemporaneamente. E se inizialmente i catalizzatori europei derivavano da quelli americani, dove già le normative erano più severe da tempo, fu con l'Ascona del 1985 che la Opel introdusse un dispositivo sviluppato appositamente per l'Europa.

Offre la Casa. La Corsa fu la prima nella sua categoria a poter disporre di un catalizzatore, seppure a richiesta. Ma nel 1986 l'Omega ne era equipaggiata su richiesta senza che il cliente dovesse pagare un supplemento di prezzo, una strategia commerciale che proseguì con il lancio della Senator nel 1987. Nel corso del 1988, la Opel, in Germania, balcò così al primo posto nelle immatricolazioni di vetture catalizzate tra le varie marche presenti su quel mercato, un primato che si rafforzò con l'introduzione della Vectra, la nuova berlina di classe media che fin dal suo lancio era proposta solamente in versione “cat”.

Un passo avanti rispetto ai tempi. Non vi erano del resto alternative se si voleva ridurre il quantitativo di gas di scarico nocivi nell'ambiente e il catalizzatore a tre vie era in grado, già allora, di abbatterlo del 90%, contro il 50% del catalizzatore a due vie. Tutte le vetture Opel dotate di convertitore catalitico a tre vie erano equipaggiate anche con filtri ai carboni attivi per catturare gli idrocarburi provenienti dal serbatoio del carburante. Negli anni successivi il catalizzatore divenne obbligatorio e la sua evoluzione fu continua per poter soddisfare le sempre più stringenti normative previste anche in Europa, fino all'attuale Euro 6d-TEMP.

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