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11 aprile 2002 | di Redazione Ruoteclassiche

CATENACCI DA CORSA

In pista a Vairano, abbiamo messo a confronto due regine delle gare dei primi anni '50: l'Aston Martin "DB2" competizione del 1953 e la Ferrari "212 Inter" del 1952, entrambe in perfetta efficienza. La "212", realizzata in 80 esemplari, è l'evoluzione delle prime Ferrari stradali. La "DB2" fa parte di un lotto di 15 modelli approntati per le corse.

La denominazione "Inter" della Ferrari indica il passo allungato a 2600 mm. La vettura della prova venne carrozzata berlinetta dalla Touring nel 1952. La scheda di produzione, che riporta tutte le operazioni di montaggio e le successive modifiche, attesta che questo esemplare è più "spinto" del consueto. Nel palmarés, spicca un terzo posto alla Coppa di Spa del 1953. Gli interni in pelle sono ancora in buone condizioni. Due quadranti raggruppano gli strumenti, ma il volante li nasconde costantemente. Per questa ragione, l'attuale proprietario ha fatto montare un contagiri elettronico e un termometro dell'acqua.

Il motore, un dodici cilindri a V, monta tre carburatori Weber doppio corpo ed eroga una potenza di 160 CV. Se il rettilineo è lungo, come quello di Vairano, si riescono ancora a sfiorare i 220 km/h. Ma la pista ha un asfalto perfetto; su strada, invece, basta un avvallamento per far ondeggiare la vettura e portarla fuori traiettoria. Anche lo sterzo richiede attenzione: è duro e soprattutto impreciso. Tanto che pure a 80 all'ora bisogna effettuare continue correzioni e nonostante ciò la "212 Inter" reagisce in ritardo. I freni, efficienti a velocità modesta, oltre i 120 rientrano nella media per una vettura dell'epoca.

L'Aston Martin "DB2", dotata di motore a sei cilindri in linea e di una meccanica "Competizione" (con valvole e alberi a camme speciali, frizione e volano alleggeriti), vanta una potenza di 138 CV e va praticamente come la Ferrari "212". Costruita agli inizi del 1953, ha preso parte a numerose competizioni, comprese una 24 Ore di Le Mans e un Tourist Trophy, senza risultati di spicco. L'impostazione spartana dei sedili contrasta con la plancia ricca di cromature e strumenti, tra i quali l'amperometro. C'è perfino una plafoniera per consultare la carta stradale.

Anche la "DB2" richiede riflessi pronti per correggere le continue deviazioni dalla traiettoria. Lo sterzo, rispetto a quello della "212 Inter", è una piuma. Ma la leggerezza si traduce in scarsa precisione, motivo per cui si ha la sensazione che la macchina vada dove vuole. Il motore ha una progressione notevole e l'accelerazione in alcune fasi è più entusiasmante che sulla rivale. Le differenze più vistose riguardano le sospensioni, più ballerine e rumorose che sulla Ferrari. Punto debole, i freni, soggetti a perdite di efficienza notevoli. Concludendo, il confronto finisce in parità. A volte non bastano dodici cilindri per vincere.

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