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23 September 2019 | di Paolo Sormani

“C’era una volta a… Hollywood”, tutte le auto di Tarantino

Metti insieme Quentin Tarantino, la turbolenta Los Angeles del 1969, i macchinoni che solcavano i suoi boulevard senza fine e la musica delle autoradio che fluttuava nel vento caldo del deserto

Una miscela che è esplosa sul grande schermo con «C’era una volta… a Hollywood» (titolo originale: Once Upon A Time in… Hollywood), uscito nei cinema italiani lo scorso weekend.

Più di duemila auto sul set. Il nono film di Quentin Tarantino era attesissimo da tutti, come sempre. È una dichiarazione d’amore agrodolce alla sua città, agli ultimi bagliori dell’età dell’oro di una Hollywood che dopo la strage compiuta dalla Family di Charles Manson cadde in una profonda crisi d’identità. Ma «C’era una volta… a Hollwyood» è anche una magnifica, nostalgica parata di auto classiche, americane e non. Una presenza continua, oltre duemila: un numero esagerato se si pensa che di solito, per la produzione di un film, ne vengono noleggiate dalle tre alle cinquecento.

Un ruolo da protagoniste. Il fatto è che per Quentin Tarantino le auto sono qualcosa di più che una semplice parte della scenografia. Non fanno da comparse, se mai recitano come attori. Trasportano i personaggi da una sequenza all’altra, possono essere i deus-ex-machina di una scena chiave. E per i tarantiniani, a volte, ritornano come vecchie conoscenze. Prendete la Cadillac DeVille color crema del 1966 guidata da Rick Dalton, l’attore di western e B-movie in caduta libera interpretato da Leonardo di Caprio: è proprio la stessa che avevamo già visto portare a spasso Mr Blonde in «Le Iene». L’attore Michael Madsen l’aveva comprata alla fine del film e l’ha resa disponibile per «C’era una volta… a Hollwyood» dopo un leggero restauro.

L’album dei ricordi. Per riportare indietro di cinquant’anni l’Hollywood Boulevard e gli altri angoli iconici di Los Angeles, la produzione ha lavorato sulle fotografie dell’epoca e sui ricordi d’infanzia dello stesso regista. Nella Karmann Ghia blu guidata come un pazzo dallo stuntman Cliff Booth, uno strepitoso Brad Pitt in T-shirt Champion, c’è molto di quella del patrigno del regista, allora bambino. Quindi non è certo un caso che la Karmann Ghia avesse già recitato in «Kill Bill». C’è un’altra auto-feticcio nel film, la MG TD del 1962 con i due personaggi reali del film, l’attrice Sharon Tate (Margot Robbie) e il marito regista Roman Polanski, di ritorno dall’Europa dopo il successo di «Rosemary’s Baby». Quella MG era già apparsa nel film «L’amante perduta» (Model Shop) girato a Los Angeles proprio nel 1969 ed era stata acquistata a un’asta dall’attrice Debbie Reynolds, che la prestò alla figlia Carrie Fisher (la principessa Leila di «Guerre Stellari») per imparare a guidare - rimettendoci quasi la carrozzeria. E quale spider guida Ryan ‘O Neal in «Love Story»? Esatto…

Troppo anche per lui... A proposito di feticci: trattandosi di un film che culmina con la strage perpetrata dalla Family di Charles Manson, non poteva mancare la Ford Galaxie color Inca Gold del 1959 utilizzata per gli omicidi. Manson è morto in carcere nel 2017, ma quell’auto esiste ancora. Appartiene a una collezione privata e il suo attuale proprietario si era reso disponibile ad affittarla per le riprese. A quanto pare, però, Quentin Tarantino ha pensato che fosse una presenza troppo macabra sul set. Che dire, la gente di cinema può essere ancora più superstiziosa dei piloti…

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