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24 marzo 2011 | di Redazione Ruoteclassiche

CHE FUTURO PER L’ALFA, UN APPASSIONATO PROPONE…

Riceviamo e pubblichiamo volentieri, nella sua forma integrale, la proposta di un appassionato Alfista per ridare smalto e slancio al marchio Alfa Romeo. Lo avevamo anticipato sul numero di aprile di Ruoteclassiche, ma per ragioni di spazio non avevamo potuto presentarlo nel dettaglio. Ora lo facciamo qui, sperando di stimolare un dibattito...

1. Premessa

Ho contratto il virus Alfa da adolescente, quando i miei coetanei ambivano alla Golf "GTI" nera, mentre io sognavo un'Alfa "75 Twin Spark" rossa. Non sono più guarito da questa strana "malattia" e non potendo arrivare a comprare la "75", ripiegai su una molto più economica vecchia "Giulia Nuova Super 1300". Dopo sette anni la vendetti e comprai una "2000 GT Veloce", che ho tuttora. La passione mi ha anche fatto acquistare una "159 SW 1.9 JTDM Q-tronic", contro tutto e contro tutti (la logica avrebbe voluto che comprassi un'Audi "A4" o una BMW "320"), convinto che il nuovo corso Fiat avesse davvero voluto e saputo fare l'ultimo salto di qualità per raggiungere il segmento premium. Dopo tre anni e mezzo (e soli 60000 km) me ne sono amaramente pentito: ho rotto tre cambi automatici, un alternatore, la scatola guida, la chiusura del portellone e sostituito la batteria dopo solo due anni e mezzo. Senza contare i vergognosi scricchiolii provenienti dal parabrezza e le varie imperfezioni di assemblaggio.

I modelli Alfa che sono oggi sul mercato non mi piacciono. Sono delle Fiat ricarrozzate e nient'altro. Nulla a che vedere con le Alfa prodotte fino agli anni 80, comprese le "Alfasud" e le "33" che avevano magari mille difetti, ma tanta, tantissima personalità Alfa. Mi sembra che il bilancio di più di vent'anni di Fiat in Alfa Romeo sia largamente negativo: l'Alfa è diventata un semplice "badge" da applicare sul frontale; non corre più, non vende più macchine di quante non ne vendesse prima (o, comunque, è cresciuta in misura molto minore di quanto non sia cresciuto il mercato globale)... semplicemente ha perso quasi tutta la sua identità. Per altro, la Fiat non si cura molto neppure delle sue radici, visto che al Portello ci hanno fatto un centro commerciale (notare che nell'adiacente via Gattamelata la Citroën Italia ha la sua sede da più di ottant'anni su un terreno che la stessa Alfa Romeo le vendette) e ad Arese si sta per chiudere tutto.

Cosa salvare? Gli assetti e il design che è piuttosto bello (ma non sono così convinto per "Giulietta" e "MiTo"). Ma il punto è che una volta le Alfa si compravano perché erano sotto tanti aspetti le migliori macchine sul mercato, non tanto e non solo perché erano belle. "La bellezza necessaria" è stata inventata da De Silva per mascherare il fatto che sotto il vestito cominciava ad esserci poco altro. Ora è diventato il migliore argomento di vendita di queste auto. Io vorrei che si tornasse a comprare Alfa ritenendo di spendere i propri soldi per un prodotto soddisfacente e migliore della sua concorrenza. Ho a cuore questo marchio, non voglio vederlo condannato a essere il simulacro di sé stesso e credo che sia quasi un "dovere" per un Alfista cercare di cambiare il corso delle cose. L'errore più grave della Fiat, è stato l'incomprensione verso le peculiarità del marchio Alfa Romeo. Come diceva l'ingegner Satta, l'Alfa è qualcosa d'irrazionale, che ha a che vedere più con il cuore che con la mente degli uomini.

Ciò spiega perché esistono gli "Alfisti": una categoria di persone che sono tifose della loro marca preferita e, per questo motivo, la seguono fedelmente e la difendono in ogni momento. Esistono pochi brand al mondo paragonabili, in questo, con l'Alfa Romeo: BMW, Porsche, Ferrari, Lamborghini e VW "Golf".Gli Alfisti, però, desiderano cose che Fiat non concede: trazione posteriore, soluzioni tecniche raffinate ed esclusive, il ritorno alle corse, il non abbandono di Arese... In poche parole, vorrebbero che Alfa Romeo ritrovasse l'identità e l'orgoglio perduti. Nonostante l'impegno della Fiat nel "normalizzare" il marchio Alfa, sono certo che gli Alfisti esistono ancora e non sono solo coloro che continuano a comprare Alfa, ma anche chi è passato alla concorrenza, ma ritornerebbe volentieri indietro se ne valesse la pena. Aggiungo anche che i fatti dimostrano che fino ad ora il gruppo Fiat non ha mai avuto le risorse finanziarie ed umane (o forse anche solo la volontà) per gestire e far crescere assieme tutti i marchi che possiede. Ciclicamente, almeno uno dei tre maggiori brand (Fiat, Lancia e Alfa) entra in crisi e deve essere "salvato" dal resto del gruppo. Inoltre manca, anche nell'era Marchionne, un minimo di programmazione. Dal suo arrivo in Alfa si sono avvicendati cinque amministratori delegati: Kalbfell, Baravalle, De Meo, Cravero e Wester.

Ovviamente, ognuno ha le proprie idee con il risultato di rallentare i nuovi progetti come la "Giulietta" o di arrivare alla paralisi per i modelli già sul mercato come la "159", che in cinque anni è stata aggiornata pochissimo. Secondo me farà la stessa fine della "Lybra" e non se lo merita. Prima di esporre la mia idea, preciso subito che i contenuti di questo opuscolo (ma non l'idea) sono tutti perfezionabili, poiché frutto di una persona che non lavora in campi automobilistici o finanziari.

2. L'idea

Per quanto premesso, è mia convinzione che per governare l'Alfa Romeo e farla prosperare sia necessario essere Alfisti. È la storia stessa che ce lo insegna: Quaroni, Luraghi, Satta, Busso, Nicolis, Garcea, Sanesi, Moroni e chissà quanti altri, compresi alcuni operai, erano Alfisti. Persone che pensavano di lavorare nella fabbrica che produceva le migliori auto al mondo. La loro passione era anche il loro lavoro: fare grande l'Alfa. Detto questo, si capisce perché l'Alfa Romeo può tornare ad avere il prestigio che le spetta e a produrre utili solo se ritorna in mano agli Alfisti. A mio parere, ci sono ancora moltissime persone sparse per il mondo che, come me, sono ancora "innamorate" dell'Alfa. Ripeto, non sono solo i nostalgici, ma anche tutti quei ragazzi orgogliosi della loro "MiTo" e che sono interessati anche alla nuova" Giulietta" (anche se personalmente non li capisco!). Per questo motivo mi è venuta in mente l'idea che gli Alfisti possano comprarsi l'Alfa Romeo creando una "public company".

3. La public company

La public company ha il compito di acquistare parte o tutta l'Alfa Romeo e di gestirla. La società che ho in mente è formata da una moltitudine di soci, ognuno dei quali versa un'equity modesta, di 1500 - 3000 euro. Versando una cifra maggiore si avrebbe diritto di voto alle assemblee dei soci. Per chi lo sottoscrive, questo è un vero e proprio investimento con oneri ed onori connessi. Per incentivare l'acquisto di quote si potrebbe concedere a tutti i soci uno sconto di un ulteriore 3 % sull'acquisto di una nuova Alfa Romeo, oltre alle promozioni normalmente in corso. Alla lunga questo vuol dire che l'investimento si ripaga da solo. Il progetto non nasce con fini meramente speculativi. Non si tratta, cioè, di comprare un marchio in declino, rilanciarlo e poi venderlo come fanno alcuni fondi d'investimento. Pertanto verrebbero messi alcuni "paletti" per evitare l'ingresso di soci che abbiano questa intenzione:

1. ogni socio può acquistare un numero indefinito di azioni, ma all'interno dell'assemblea ogni persona fisica o giuridica può contare per un solo voto. In questo modo si evita di "consegnare" migliaia e migliaia di azionisti a un solo padrone che "rastrella" molte azioni e, di fatto, diventa capo della società, con una quota societaria che potrebbe essere anche molto modesta, per esempio il 5 o il 10 %. Attenzione. Questo sarebbe il massimo risultato raggiungibile: la piena autonomia decisionale ed economica. Tuttavia è molto probabile che ciò non accada, sia per la quantità di denaro necessaria, sia per il forte interessamento di Volkswagen all'acquisto. Nel caso non si riuscisse, l'alternativa potrebbe essere quella che ho indicato al punto 3 del capitolo fattibilità;

2. si chiede di rimanere soci per almeno tre anni;

3. nel caso un socio esca dalla società si chiede agli altri soci un aumento di capitale, oppure si rivendono le azioni possedute a nuovi soci;

4. si dovrebbe cercare di evitare almeno all'inizio di chiedere prestiti (per esempio, alle banche) per non avere "padroni occulti" che fanno valere la forza del denaro dato.

I soci votanti eleggono un comitato direttivo che deve essere snello e deve agire con voto a maggioranza. Il comitato resta in carica per cinque anni ed è, a sua volta, controllato da un comitato di probiviri.

4. L'equity

Ai potenziali soci che vogliono aderire al progetto non viene chiesto denaro immediatamente. Evidentemente, ciò sarebbe un errore in quanto autorizzerebbe a pensare a una truffa. Ciò che viene chiesto è di sottoscrivere un impegno vincolante: qualora si arrivi a chiudere un accordo di acquisto dell'Alfa Romeo, il sottoscrittore si impegna a versare la sua quota di equity (eventualmente anche direttamente alla Fiat) per non incorrere in una penale del doppio della quota virtualmente acquistata e una denuncia per truffa alle autorità competenti. L'orizzonte temporale del progetto secondo me è da fissare in quattro anni. Se non si raggiunge l'obiettivo in questo lasso di tempo i sottoscrittori sono liberi da qualsiasi vincolo.

5. Per far partire il progetto

Il progetto "Equity for Nuova Alfa Romeo" (che avrebbe un suo sito internet) inizialmente dev'essere pubblicizzato sui maggiori social network e tramite i portali dei club che si occupano di Alfa Romeo. Si può pubblicizzare anche tramite mail inviate ai club di auto storiche sparsi nel mondo, in modo che più persone possibili siano raggiunte dal nostro messaggio. Le lingue ufficiali sono l'Italiano e l'Inglese. Secondo me il modo migliore per far decollare questa avventura è anche quello di coinvolgere quante più persone famose possibili: piloti o ex piloti che abbiano corso con Alfa Romeo, calciatori, personaggi dello spettacolo, giornalisti, collezionisti di Alfa storiche. Credo che, raggiunta una prima "massa critica" e dato l'esempio di personaggi famosi, la raccolta di fondi sarebbe via via più agevole. Per quanto non mi manchi l'entusiasmo, io non ho le competenze, le conoscenze e, non ultimo, il tempo sufficienti per far partire questo progetto. Per questo è indispensabile costituire un team di persone che credano nella realizzazione di questa idea. In questo modo si potrebbe costituire una società che si occupi del progetto, della quale noi saremmo i soci fondatori.

6. Di quanto denaro abbiamo bisogno?

Sappiamo che Fiat ha valutato in 1,000,000,000 euro il marchio Alfa Romeo, comprensivo del museo e delle palazzine dell'ex centro direzionale. Per raggiungere questa cifra occorrono 700,000 quote da 1500 euro cadauna. Sappiamo anche che Volkswagen ha già offerto questa cifra ed è disposta a raddoppiare. Leggendo i termini di acquisto che nel 1986 vennero siglati dall'Iri, la cifra di cui sopra sarebbe un bel regalo alla Fiat e, oltretutto non andrebbe saldata tutta subito, ma gradualmente, garantendo così una parte degli investimenti necessari per lo sviluppo del marchio.

7. Fattibilità

Quella che finora ho descritto è la cornice del quadro. Sta a noi dipingere il contenuto, partendo dallo studio di una concreta fattibilità di questo progetto:

1. C'è una reale possibilità che la Fiat accetti di vendere? La mia risposta: è possibile. Marchionne ci ha abituati a repentini cambi d'idea. Se secondo lui la vendita di Alfa Romeo diventa un affare, non credo che esiterà a metterla in pratica.

2. Quanto denaro è davvero necessario, soprattutto considerando che l'Alfa Romeo è, attualmente, solo un badge? Non ha nessun tipo di struttura, nessuno stabilimento funzionante (a Pomigliano verrà fatta la "Panda"), nessun reparto di ricerca e sviluppo, eccetera, eccetera. Quanto costa tutto ciò?

3. Dato quanto sopra e considerato che Volkswagen potrà sempre e comunque superare la nostra offerta, nel caso in cui non si raggiungesse una quota di denaro sufficiente a garantire solide basi all'impresa (soprattutto per ciò che riguarda lo sviluppo di nuove piattaforme, nuovi modelli, ecc.), si potrebbe pensare di stringere partnership con altri produttori automobilistici. Ciò che è veramente fondamentale è che gli Alfisti abbiano il controllo operativo della marca senza (o con poche) interferenze esterne. Mi riallaccio a quanto fece a suo tempo Ford con Volvo: gli svedesi hanno sempre mantenuto molta della loro autonomia, tanto è vero che la vendita della marca è stata piuttosto agevole e i compratori l'hanno acquistata anche per il know-how che possiede. Per assurdo, il nostro partner potrebbe essere la Fiat stessa: lascia a noi la gestione e fornisce quanto necessario per la realizzazione delle vetture, che vengono studiate e personalizzate nell'estetica, nel pianale e nel powertrain dal reparto di sviluppo Alfa. Personalmente sono convinto che il partner ideale sarebbe Volkswagen, per la sua qualità, per la vasta disponibilità di soluzioni tecniche e perché dal pianale con motore longitudinale di Audi "A4" e "A6" si potrebbero ricavare delle auto a trazione posteriore.

4. Quale sede per l'azienda? A mio parere ad Arese deve tornare la "testa" dell'impresa, quindi devono tornare il centro stile, la progettazione, la ricerca e sviluppo, il reparto esperienze, la costruzione dei prototipi e delle linee pilota.... La produzione vera e propria, secondo me, va terzializzata. Se si chiudono accordi di partnership, punterei a produrre le auto nelle fabbriche già esistenti del partner. In assenza di accordi, non è importante sapere dove viene prodotta un'auto, ma la qualità che essa ha. Fissati i parametri qualitativi, è molto meglio che altri si assumano oneri come la proprietà di un impianto di produzione e la gestione (anche umana) che ciò comporta. Al limite, si potrebbe lasciare ad Arese la produzione dei modelli di nicchia e di grande immagine, come la "8C".

8. Cosa ne guadagnano i soci fondatori della "Equity for Nuova Alfa Romeo"?

Se riescono a raggiungere l'obiettivo, dovrebbero avere l'opportunità di poter lavorare nel primo consiglio direttivo della Nuova Alfa Romeo.

9. Conclusioni

Questo è un progetto complesso che, per riuscire solo a partire, necessita di persone competenti nei settori chiave. Persone che siano fortemente motivate e decisamente appassionate, disposte a lavorare come volontari a questo piano. So che questa mia idea è molto più vicina a un sogno che alla realtà; il sogno di un Alfista che non si rassegna e vuole lottare. Vorrei, tuttavia, citare un aforisma: "Tutti sanno che una cosa è impossibile da realizzare. Poi, arriva uno sprovveduto che non lo sa e la realizza" (Albert Einstein, 1929). Se trovo lungo il percorso molte altre persone che la pensano come me, sono convinto che questo possa essere uno dei rari casi in cui il sogno diventa realtà.

Andrea Bravi

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