Circuito di Ospedaletti 2022: quasi duecento moto al via - Ruoteclassiche
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07 June 2022 | di Fulvio Zucco

Circuito di Ospedaletti 2022: quasi duecento moto al via

Il Circuito di Ospedaletti è tornato dopo l’ultima edizione del 2018 e lo stop forzato. In pista campioni di ogni cilindrata e di varie epoche, con moto provenienti persino da Oltreoceano. D’ora in poi la cadenza sarà annuale, una volta toccherà alle auto e una alle due ruote.

Ospedaletti, vicino a Sanremo, un weekend di giugno. No, non vogliamo raccontarvi le vacanze di una famiglia al mare, ma chi era lì il 4 e il 5 di questo mese e non è appassionato di motori ha avuto una sorpresa, che peraltro si è rivelata gradita, a giudicare dal numero di turisti in tenuta da spiaggia che si fermava ad ammirare i passaggi degli iscritti alla settima edizione della rievocazione del Circuito di Ospedaletti. Si è trattato della prima volta dopo il 2018: fino allora la cadenza era stata biennale, ma proprio in quell’occasione fu dichiarato che sarebbe diventata annuale, alternando auto e moto, visto che sul Circuito di Ospedaletti si era corso all’inizio con le macchine e in seguito con le due ruote. Quanto successo dopo il 2018 e fino a oggi è cosa, purtroppo, nota a tutti.

Anche per questo la voglia di tornare a divertirsi e a far rombare i motori era tanta, per il pubblico e per i piloti che si sono concentrati in massa a Ospedaletti, riunendo tutte le classi di cilindrata e un lunghissimo periodo del motociclismo agonistico per un totale di una trentina di titoli iridati presenti in pista, suddivisi fra vari campioni. Certo, uno da solo ne totalizzava 15, ma di Giacomo Agostini ne esiste uno soltanto… Questo non vuol dire che mancassero altri grandi piloti, da Marco Lucchinelli a Gianfranco Bonera, Carlos Lavado, Pier Paolo Bianchi, Eugenio Lazzarini, Dieter Braun e Troy Bayliss.

Le moto, suddivise in 7 batterie, spaziavano dagli scooter Vespa e Lambretta alle Gilera e Moto Guzzi anteguerra, dalle grosse monocilindriche inglesi Matchless e Norton ai ronzanti cinquantini che raggiungono regimi incredibili. E poi Benelli, Yamaha, Ducati, Honda, Rumi, MV Agusta, Bultaco, Kreidler e molte altre ancora. Oltre a un bel gruppo in rappresentanza della Laverda, rigorosamente in arancione dalle moto agli stendardi, capitanato da Piero e Giovanni Laverda, della famiglia fondatrice. La MV su cui si è esibito Agostini proveniva niente meno che da una collezione privata negli Stati Uniti, ed era proprio una di quelle ufficiali della squadra corse del tempo di Ago.

Il tracciato, caso più unico che raro, non è cambiato nel tempo, tanto che le foto degli anni dal dopoguerra al 1972, ultima edizione della gara, sono sovrapponibili a quelle scattate oggi. Misura 3380 metri e nella rievocazione storica, per ragioni di sicurezza, vengono aggiunte delle chicane sul rettilineo più lungo, unica differenza rispetto al passato. Non ci sono classifiche, ma qualche punzecchiatura fra piloti, magari ex avversari, capita sempre… Abbiamo visto due Gilera Saturno degli anni 40-50 saltare sui tombini per non cedere il passo una all’altra. E visto che le batterie vengono ripetute, pulendo così anche il percorso dai detriti, il ritmo tende via via ad aumentare. La manifestazione ha visto anche l’attribuzione del premio intitolato a Roberto Patrignani, pilota, giornalista e autore di grandi raid come la Milano-Tokyo in Vespa del 1964, che è andato a Pino Allievi.

Fra una batteria e l’altra ha incuriosito tutti, ma soprattutto i più giovani, l’Ape di Loris Rosati, che si è esibito in burn out e acrobazie varie, nonché in giri di pista a velocità impensabile per il tre ruote della Piaggio; inutile dire che della meccanica d’origine non è rimasto assolutamente nulla, mentre c’è molto di una Honda Hornet 600. L’atmosfera di Ospedaletti è forse la cosa più speciale, che si ricorda con piacere. Perché essendo un circuito cittadino i paddock sono allestiti sul marciapiede e ci si può passare proprio davanti, mentre vi può capitare di sedervi al bar e scambiare due battute con Lucchinelli o Bayliss che stanno al tavolo a fianco in attesa del proprio turno in pista.

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