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Coppa d’Oro delle Dolomiti 2020: una gara impeccabile

È filato tutto liscio al primo appuntamento del Campionato Italiano Grandi Eventi della stagione: la Coppa d’Oro ha trovato l’equilibrio perfetto tra agonismo e glamour. Ha vinto Giovanni Moceri.

L’endorsment più significativo arriva proprio da Giovanni Moceri: “Questa edizione della Coppa d’Oro delle Dolomiti può diventare il modello ideale per le gare di regolarità in Italia”. In effetti, e non solo a detta di chi ha vinto qui per cinque volte, l’edizione 2020 della classica alpina ha soddisfatto tutti sia dal punto di vista sportivo sia per quanto riguarda tutti gli altri aspetti distintivi di un Grande Evento e, fatto da non sottovalutare, nonostante le difficoltà imposte dalla situazione contingente. Un successo dal quale si deve necessariamente ripartire, facendo tesoro di tutte quelle limitazioni e obblighi che però forse hanno obbligato gli stessi organizzatori a fare ancora meglio e le federazioni di cronometraggio a essere più precise e puntuali.

 

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È piaciuta a tutti. Il primo appuntamento a calendario ACI Sport del Campionato italiano Grandi Eventi 2020, la Coppa d’Oro delle Dolomiti appunto, è andata in scena questo fine settimana, raccogliendo un consenso unanime. La terza edizione, nuovamente organizzata da AC Belluno con la collaborazione di ACI Sport e del Club ACI Storico, ha dunque raggiunto non solo la piena maturità, ma si candida a fare scuola per il ritmo di gara, per l’accuratezza del cronometraggio, per la varietà del percorso e, non di meno, per la qualità dell’ospitalità. E che ci fossero le premesse per uno svolgimento impeccabile, quale poi si è rivelato, lo dimostrano il numero degli iscritti, circa ottanta in tutto, il parco auto di notevole spessore e la presenza annunciata di tutto lo stato maggiore di ACI e ACI Sport.

Tutti d’accordo. Non a caso, a fine gara, i driver Giovanni Moceri, Nino Margiotta e Osvaldo Peli (che ha gareggiato con il figlio quattordicenne Andrea su una Fiat 508 Coppa d’Oro del 1934), rispettivamente primo, secondo e terzo al traguardo e tutti premiati con un segnatempo Allemano, timekeeper ufficiale della Coppa d’Oro delle Dolomiti, hanno espresso il loro apprezzamento per tutta la componente agonistica, dalle postazioni per le prove cronometrate, ben protette dal traffico e “ritmate”, ai commissari di percorso, che hanno agevolato il passaggio dei concorrenti, fino ai cronometristi, che hanno saputo assecondare il livello di competitività dei concorrenti, evitando così qualsiasi tipo di contestazione. In effetti, la battaglia ai piani alti della classifica è stata molto intensa, con distacchi assai ridotti in certi momenti, in particolare tra i due siciliani, Giovanni Moceri (Scuderia Targa Florio) e Nino Margiotta (Scuderia Volvo), il primo sulla fida Fiat 508C del 1939 e il secondo sulla Volvo PV444 del 1947. 

Strade piene di gente. La prima parte della Coppa d’Oro delle Dolomiti, nel piovoso venerdì che ha caratterizzato la giornata, si è snodata sulle strade più classiche dell’arco alpino intorno a Cortina: dal passo Giau, quindi forcella Staulanza, e poi giù fino a Belluno e Feltre prima di risalire attraverso Agordo, Alleghe e il passo Falzarego. Il percorso della seconda tappa, invece, da Cortina verso nord, ha spinto i concorrenti attraverso i passi di Tre Croci, Sant’Antonio, Zovo e Monte Croce Comelico, prima di immergersi nelle zone verdeggianti della Val Pusteria: San Candido, Dobbiaco, Valdaora, San Martino in Badia e dunque di nuovo a Cortina, per il corteo di chiusura in Corso Italia. Strade deliziose, panorami mozzafiato e salite impegnative, soprattutto per le numerose auto anteguerra in gara. Ma soprattutto tanta, tantissima gente assiepata a bordo strada a godersi lo spettacolo offerto dalle auto storiche.

Anteguerra e non solo. Le automobili, in effetti, sono state le vere protagoniste di questa Coppa d’Oro delle Dolomiti, a cominciare proprio da quelle dei vincitori e degli immediati inseguitori, in forte debito di potenza in talune prove. Degne di essere citate, ma soprattutto ammirate, anche e soprattutto la Bentley 3 Litre Speed del 1925 di Luca Patron e Alberto Scapolo, l’Alfa Romeo 6C 1750 SS Zagato del 1929 di Alberto Aliverti e Stefano Valente, la BMW 328 del 1938 di Alfonso Facchini e Luigia Olivetti, la Lancia Lambda VIII serie del 1929 di Olindo Deserti e Maurizio De Marchi, la Fiat 514 MM del 1930 di Fabio Salvinelli e Guido Ceccardi, la MG J2 del 1933 di Angelo Pizzuto e Susanna Serri e la MG TA del 1937 di Antonio Faccin e Silvia Giuseppina Del Santo. Non che le auto del dopoguerra fossero da meno: a Cortina e sulle strade dolomitiche si sono fatte notare Vetture quali l’Alfa Romeo 1900 Coupé Touring del 1952, un paio di Aurelia B20 GT e la B24 Spider rossa del presidente dell’ACI, Angelo Sticchi Damiani. 

Dichiarazioni di rito. Il presidente dell’ACI ha dunque aperto la cerimonia di premiazione, opportunamente “annegata” nel corso del pranzo di commiato e svoltasi nel rispetto delle norme anti-Covid: “Siamo stati premiati per i nostri sforzi, ma credo siano stati premiati anche i partecipanti”, ha dichiarato ai microfoni Sticchi Damiani, “quello che conta è lo spirito, la passione che ci unisce e che condividiamo, lo spirito di ACI Storico”. Marco Rogano, Direttore Generale di ACI Sport S.p.a., ha aggiunto che “Non è stato facile per la situazione attraversata, abbiamo deciso di andare avanti e siamo soddisfatti del risultato”, mentre il presidente dell’Automobile Club Belluno, Lucio De Mori, ha promesso che “Con l’AC Belluno faremo sempre meglio, perché Belluno e Cortina lo meritano”. 

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