Da Auto Union ad Audi: gli ultimi 90 anni dei Quattro Anelli - Ruoteclassiche
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03 January 2022 | di Giancarlo Gnepo Kla

Da Auto Union ad Audi: gli ultimi 90 anni dei Quattro Anelli

Audi si prepara a festeggiare alcune importanti ricorrenze nel corso del 2022, dai 90 anni dalla fondazione del gruppo Auto Union (composto dai marchi Audi, DKW, Horch e Wanderer) ai 50 anni della fortunata Audi 80 fino ai 25 anni dell’innovativa concept Al2, antesignana della compatta Audi A2.

Il reparto heritage della Casa di Ingolstadt, Audi Tradition, annuncia le celebrazioni per ben 28 pietre miliari della storia del brand, inserite nel programma Audi Anniversary Dates 2022. Partendo dalle origini, quest’anno ricorrono i 90 anni dalla storica fusione tra Horch, Audi, DKW e Wanderer, riunite sotto l’egida del gruppo “Auto Union” e da cui nacque l’iconico emblema con i quattro anelli. Iniziava un lungo cammino disseminato di successi sportivi, parallelamente a una costante evoluzione tecnica che ha portato, a partire dagli anni 80, all’affermazione globale del brand Audi. Ecco i principali anniversari di quest'anno.

I 90 anni dei Quattro Anelli. La crisi economica del 1929 colpì duramente l’economia tedesca, già provata dalla fortissima inflazione al termine della Prima Guerra Mondiale, e le aziende sassoni Audi, DKW, Wanderer e Horch erano in grande difficoltà e rischiavano la bancarotta. Nel 1932 si giunse alla fusione: nacque il potente gruppo industriale "Auto Union" in grado di offrire una vasta gamma di prodotti, che spaziava dalle motociclette DKW passando per le automobili di segmento medio e medio-alto come Audi e Wanderer e, al vertice, le prestigiose Horch.

I 50 anni dell’Audi 80. Efficienza e leggerezza erano i due concetti chiave alla base del progetto ”B1” con il quale, nel 1972, la Casa tedesca debuttava nel segmento delle berline medie. Seguendo le direttive di Ludwig Kraus, l’equipe di tecnici utilizzò lo stesso metodo mutuato dalle competizioni e, analizzando le varie componenti meccaniche, riuscì a ridurne il peso. Questo ebbe risvolti positivi sul fronte dei consumi e, al profilarsi della crisi petrolifera del 1973, le nuove Audi 80 si trovarono in una posizione di vantaggio rispetto alla concorrenza. Lo stile della nuova vettura portava la firma di Hartmut Kraus, il quale la definì “moderna ma non alla moda”, una chiave di lettura che consentì alla nascente Audi 80 di evolversi, su tre serie, restando sul mercato per oltre 20 anni.

L’avvento del cinque cilindri.
Con l’Audi 100 (C2), commercializzata nel 1977, venne presentato anche il primo motore a cinque cilindri: un’innovazione che dette prestigio e notorietà alla Casa tedesca. La nuova unità derivava dal precedente quattro cilindri e con una cilindrata di 2,1 litri poteva erogare 136 CV. In seguito, specifiche come il turbo e la trazione integrale consentirono al cinque cilindri Audi di poter esprimere al meglio il suo grande potenziale conquistando importanti successi sportivi e di raggiungere la sua massima evoluzione con l’attuale 2.5 TFSI da 400 CV, montato sulle RS3.

I 40 anni dell’Audi 100 (C3). Nel 1982, l’Audi 100 giungeva alla sua terza generazione. Anche in questo caso l’efficienza era uno dei punti cardine del progetto e per questo motivo la sua scocca venne realizzata in alluminio. La nuova berlina di segmento medio-alto introduceva un nuovo corso stilistico e si caratterizzava per l’attento studio aerodinamico: ciò le consentì di ottenere un’eccellente Cx pari a 0,30. L'Audi 100 C3 riscosse ampi consensi per l'ottima qualità costruttiva e la sua robustezza, al punto che in Cina rimase in commercio per ben 20 anni.

Il primo mondiale rally. L’esordio di Audi nel motorsport è datato 1981, con la partecipazione al Janner Rallye in Austria. La trazione “Quattro” rivoluzionò il mondo delle competizioni, in particolare quelle su sterrato. Nel 1982 Audi si aggiudicava così il suo primo titolo costruttori nel mondiale rally: il preludio di un ricco palmarès costellato di successi. L’anno seguente Hannu Mikkola scalava la classifica dei piloti, mentre il 1984 vide il duplice trionfo della Casa di Ingolstadt, che conquistava il titolo piloti con Stig Blonqvist su Audi Sport Quattro e quello costruttori. La stagione ’85 si caratterizzò per l’arrivo della S1 da 476 CV. La trazione Quattro, intanto, si stava affermando nelle competizioni e sui modelli stradali, divenendo uno dei punti di forza di tutta la produzione Audi.

Audi trionfa alla Pikes Peak. Nell’estate del 1987 la Casa di Ingolstadt tornava a far parlare di sé con la partecipazione alla spettacolare Pikes Peak: la cronoscalata più celebre al mondo. Una corsa disputata ad oltre 3.000 m d’altitudine dove si susseguono tornanti a strapiombo sul baratro. La gara fu vinta dal leggendario Walter Rohrl, il quale stabilì un nuovo record: 10’47”850. Prima di lui nessuno era riuscito a concludere la corsa in meno di 11”. Nel tratto più veloce, l’Audi S1 (E2) da ben 598 CV fece registrare una velocità di 196 km/h. Secondo il pilota tedesco, l’Audi S1 aveva segnato il metro di paragone per le auto da rally della sua epoca. Il nome Audi entrava di diritto nell’Olimpo del motorsport.

I 30 anni dell’Audi 80 Avant. Con la terza generazione dell’Audi 100 debuttava la carrozzeria familiare del modello “Avant”. Il nome si ispirava direttamente all’italiano “avanti”, suggerendo la propensione del marchio per l’innovazione tecnica. La formula della station wagon venne ripresa nel 1992 con l’Audi 80 (B4) Avant, la prima familiare di segmento D della Casa e antenata dell’attuale A4 Avant: la più venduta in Italia tra le wagon dei marchi premium.

I 25 anni della Al2. Nel corso degli anni 80 Audi aveva siglato una partnership con l’americana Alcoa per la fornitura di alluminio, avviando il programma di sviluppo per una nuova generazione di modelli dalla scocca in lega leggera. Dopo la concept ASF, che prefigurava l’ammiraglia A8 del 1994, Audi decise di riproporre il rivoluzionario telaio spaceframe in alluminio anche su una vettura compatta adatta alla città. Nel 1997 debuttava così la Al2, showcar declinata nelle varianti: due e quattro porte. La prima si caratterizzava per il tetto apribile in tela e il lunotto in plexiglass. Da queste derivò, nel 1999, la celebre Audi A2.

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