Auto
09 novembre 2015 | di Alvise-Marco Seno

Delahaye T145: il giallo di due esemplari identici

Nel settore del collezionismo si sprecano gli esemplari di auto di prestigio con numeri di identificazione identici. Alcune volte il trucco si riesce a scoprire. In altre, la trama del mistero è così fitta e le conclusioni degli esperti così forti da concludere che sia impossibile scovare l'impostore. In America due Delahaye T145 si contendono il titolo di "Delahaye da 1 milione di Franchi", la vettura con cui René Dreyfus, negli Anni 30, osò sfidare il Terzo Reich. Quale sarà quella giusta?

Il mito della velocità teorizzato a inizio 900 dal Futurismo aveva raggiunto i suoi massimi esiti nei folli e romantici tentativi di conquista del record di velocità massima su terra. Negli anni 20 e 30 questo pericoloso e audace obbiettivo animò lo spirito avventuriero e ambizioso di leggende del calibro degli inglesi John Cobb e Malcolm Campbell, oltre che dei terrificanti e deliranti progetti del Terzo Reich verso il dominio del mondo, o i maldestri tentativi del Regime Fascista di creare per gli italiani una supremazia nell'Europa delle super potenze.

La lotta era senza quartiere: le Sunbeam Napier e i Blue Bird in Inghilterra, le mostruose Auto Union e Mercedes in terra tedesca, la Maserati V4 e V5 e l'Alfa Romeo Bimotore nate dalla straordinaria mente tecnica della gente italica. Eppure, in tanta tracotanza ci fu anche un piccolo posticino per una stoccata inferta dalla Francia.

IL MIO REGNO PER UN'AUTO DA RECORD!
Nel 1936 il Governo francese e l'Automobile Club of France iniziarono a caldeggiare il sogno di battere i tedeschi "almeno" nei record automobilistici. Per questo obbiettivo misero in palio la sbalorditiva cifra di un milione di Franchi a chi, pilota, team o costruttore, fosse riuscito a mettere a segno un record di velocità ascrivibile alla superiorità del popolo francese.

Bugatti, Talbot Lago, Renault e Delahaye si gettarono in questa folle ma avvincente avventura. Solo Delahaye riuscì effettivamente a iniziare un serio e concreto programma. Soprattutto due furono le componenti del successo della Casa fondata da Emile Delahaye: le energie finanziarie dell'ereditiera americana Lucy Schell e la bravura del pilota Rene Dreyfus.

L'intraprendente Schell, animatrice del team Ecurie Bleue finanziò la costruzione di quattro Delahaye T145 da corsa, motorizzate con un grande 12 cilindri da 4,5 litri e vestite con una leggerissima carrozzeria in alluminio. Per mesi il lavoro fu concentrato su vari fronti: aumento delle prestazioni e miglioramento dell'aerodinamica. Per assicurarsi il raggiungimento del massimo indice di competitività, fu deciso di eliminare la vernice dalla carrozzeria (il che significava preziosi chili in meno) e utilizzare un basamento del motore in magnesio.

IL RECORD
Il 27 agosto del '37 Rene Dreyfus, a bordo di una delle quattro Delahaye T145 conquistò un importante record del mondo di velocità: sotto l'occhio vigile dei cronometristi del Auto Club of France compì sedici giri del circuito di Monthlery, alla periferia di Parigi, in 1 ora, 21 minuti e 49 secondi, alla media di oltre 146 km/h. Il successo fu epocale, celebrato su tutti i giornali del Paese con titoli giganteschi. La Francia aveva, finalmente, il suo eroe automobilistico e la vettura vincente fu soprannominata la Delahaye da un Milione di Franchi.

Qualche mese dopo, al Gran Premio d'Europa a Pau, Dreyfus e la Delahaye vinsero ancora battendo le Mercedes, indicate fin dall'inizio come le vincitrici finali grazie a motori di potenza doppia rispetto alle Delahaye.

LA FUGA, LA SPARIZIONE
Una situazione, questa, inaccettabile per Adolf Hitler, già fortemente contrariato dai successi dell'americano Jessie Owens alle Olimpiadi di Berlino del '36. A causare l'ulteriore furia del Fuhrer era stata l'insopportabile combinazione di auto e pilota: francese la prima, di religione ebraica il secondo. Il binomio vincente, nel frattempo, ottenne un altro successo, questa volta al Cork Grand Prix in Irlanda nell'aprile del '38.

Venne il 1 settembre del '39 e il Mondo sprofondò nel baratro. La Germania invase la Polonia. Francia e Inghilterra dichiararono guerra. Nel giro di un anno i tedeschi occuparono Finlandia, Norvegia, Danimarca e Francia.

Lucy Schell, temendo per il destino di Dreyfus, lo spedì in America con la scusa di partecipare alla 500 Miglia di Indianapolis. Ma ebbe un occhio di riguardo anche per le quattro favolose Delahaye T145 che avevano "osato" battere i tedeschi: diede ordine di smontarle e nasconderle per salvarle dalla furia nazista.

Secondo le informazioni storiche, i motori furono portati in un luogo segreto, le carrozzerie separate dal telaio per confondere le ricerche. Molte parti furono nascoste in caverne nel nord della Francia e lì rimasero fino alla fine del conflitto.

OGGI: DUE ESEMPLARI IDENTICI
Fu solo negli Anni '60 che si ricominciò a parlare di queste vetture: il famoso collezionista Serge Pozzoli acquistò un telaio Delahaye da corsa (numero 48771) e, poco dopo, trovò (o, almeno, così disse) il suo motore originale (anch'esso marchiato 48771) con il basamento in magnesio. Sicuro di trovarsi di fronte a una delle quattro auto scomparse e, soprattutto, alla vettura del record di Dreyfus, iniziò una lunga ricerca che, nei successivi 20 anni, si risolse con una serie di ulteriori ritrovamenti tra cui il cambio e una parte della carrozzeria.

Nel 1987 il collezionista americano Peter Mullin e il suo partner Jim Hull acquistarono tutto per 150.000 dollari e diedero inizio a un lungo restauro, costato 3 anni di lavoro. Ma già durante i lavori iniziò ad affacciarsi sulla scena il collezionista Sam Mann, proprietario di un'altra Delahaye T145 e, secondo le sue affermazioni, la vera Delahaye da un milione di Franchi.

Questi aveva comprato, anni prima, una Delahaye 145 Franay Cabriolet e gli fu detto che quell'esemplare era nato come una delle quattro vetture da corsa volute da Lucy Schell. Anni dopo acquistò una seconda vettura sulla quale, si disse, c'erano molte parti dell'auto utilizzata da Dreyfus per il record. Per avvalorare la sua tesi, Mann si servì della consulenza di un altro importante storico francese, Andre Vaucourt, che eseguì una serie di studi meticolosi sull'auto, giungendo a definirla la vettura originale.

LA VERITA'? NON LA SAPREMO MAI
Oggi, su queste due vetture, vige grande incertezza. Sono pressoché tutti concordi nell'affermare che non sia possibile stabilire quale sia la vera Delahaye T145 che stabilì il record a Monthlery, anche se esiste una certa parte di esperti che propende per dare all'esemplare di Peter Mullin il sigillo dell'autenticità (questi, per altro, afferma di aver conosciuto Dreyfus, scomparso nel 1993, e avergli mostrato la vettura. Il pilota francese, dice Mullin, non ebbe dubbi nel riconoscere l'auto con cui stabilì il record). Ma si tratta di verità poggianti su basi tutt'altro che solide. Se, in linea di principio, motori e telai nascevano con una numerazione piuttosto precisa, il loro destino cambiava di continuo: sostituiti, montati su altre auto, venduti, ricostruiti, rinumerati...

Oggi Mullin si ritiene orgoglioso e convinto di avere l'auto originale. Anche Sam Mann, del resto, crede che il suo esemplare sia quello vero seppure non al 100%.

Alvise-Marco Seno

TAGS Delahaye
Condividi
COMMENTI