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28 February 2020 | di Andrea Zaliani

Diritto all’oblio: Audi A2

La A2 doveva rappresentare la scelta ottimale per chi era alla ricerca di una citycar particolarmente raffinata, con soluzioni degne delle “sorelle” maggiori. Una serie di fattori, però, limitarono il suo successo, tanto che la produzione cessò dopo pochi anni

All'inizio degli anni Duemila entra in commercio l’Audi A2, da subito definita come l’anti-Classe A. In altre parole si tratta dell’attesa contromossa del gruppo tedesco nei confronti della compatta prodotta dalla Mercedes, che dopo un avvio non particolarmente entusiasmante incomincia a raccogliere ampi consensi. Ispirata da un prototipo presentato a fine anni Novanta, la A2 di serie risulta più lunga, più bassa e più stretta della rivale della Stella. Per vincere la sfida si affida, specialmente, a un originale design e una particolare tecnologia d’alluminio per la carrozzeria. Le apprezzabili peculiarità del modello, però, incidono in maniera rilevante sul costo. La versione importata in Italia, sebbene ricca di accessori arriva infatti ad avere un prezzo quasi proibitivo. In Germania, addirittura, c’è un modello “base” da 31 milioni.

Look originale. A livello estetico la vettura si contraddistingue per il muso molto stretto, il padiglione che scende verso la parte posteriore e la forma a goccia. Elementi che, nel complesso, determinano un coefficiente di forma (il Cx) pari a 0,28, un valore decisamente interessante per una vettura così compatta. Il telaio d’alluminio battezzato ASF (Audi Space Frame) e la carrozzeria in lamiera dello stesso materiale consentono di mantenere un peso a vuoto contenuto a soli 895 kg, con un risparmio di circa 150 kg rispetto a una tradizionale struttura d’acciaio.

Know-how del gruppo. Nelle sospensioni si ritrovano elementi noti alla produzione Volkswagen e Audi: all’avantreno un pratico MacPherson, dietro il ponte a ruote interconnesse. Con queste soluzioni lo spazio a disposizione per quattro persone è discreto. La plancia, la strumentazione e i comandi sono semplici, originali e ben fatti. La tradizionale calandra viene sostituita da uno sportello dietro al quale sono raggruppati il controllo e il rabbocco dell’olio e del lavavetri: così non è più necessario aprire il cofano motore se non per gli interventi in officina. Indipendentemente dalla motorizzazione (benzina o diesel) la A2 adotta freni a disco all’avantreno e a tamburo al retrotreno, con tutti i più efficaci sistemi elettronici di sicurezza disponibili: ABS, ripartitore di frenata EBV, differenziale autobloccante EDS, antipattinamento ASR e controllo della stabilità.

La prova di Quattroruote. Il riscontro della prima prova effettuata dalla “nostra” rivista, nel complesso, è positivo. Il motore 1.4 (75 cv) benzina non è niente di eccezionale, ma i suoi cavalli valgono di più in abbinamento a una carrozzeria leggera e un profilo aerodinamico. Risponde con un leggero ritardo all’azionamento dell’acceleratore, ma in accelerazione stacca molte concorrenti. Il cambio risulta gradevole (quattro stelle) grazie alla leva corta e una buona precisione degli innesti. Lo sterzo è adeguato alla tipologia di vettura, mentre l’impianto frenante di tipo misto è molto efficace, tanto da raggiungere un punteggio pieno (cinque stelle) così come la tenuta di strada.

Voi, che ne dite? Nonostante la validità del progetto, la carriera della A2 si concluderà nel 2005, senza dare alla luce un’evoluzione del modello. Secondo voi, meritava un’erede oppure è stato meglio che il progetto sia terminato in maniera definitiva? Qualcuno della nostra community l’ha mai posseduta? Come si è trovato? Fateci sapere le vostre esperienze attraverso i commenti qui sotto. Seavete una storia particolarmente interessante sul suo conto potete anche scriveteci una mail formato post (breve descrizione abbinata, se possibile, a immagini) all’indirizzo di postaredazione@ruoteclassiche.it.

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