Diritto all'oblio
18 maggio 2018 | di Maurizio Schifano

Austin Montego, chi se la ricorda?

Originale ed elegante al punto giusto, la Austin Montego, nell’aprile del 1984 quando viene lanciata, si mostra più accattivante delle sue concorrenti dirette sul mercato britannico, ovvero la Ford Sierra e la Vauxhall Cavalier. Penalizzata dalle scarse capacità industriali e finanziarie della British Leyland, ma anche da una scarsa qualità costruttiva e da problemi di affidabilità, non avrà però lo stesso successo.

L’ambizioso progetto LC10, dal quale, con non pochi ripensamenti, avrebbe avuto origine questo modello era partito addirittura nel 1975, quando alla British Leyland si erano resi conto che la berlina media Princess, lanciata solo un anno prima e caratterizzata da un’estetica troppo “moderna”, che però stava già stancando il pubblico, non aveva avuto il successo sperato. Per ottimizzare i costi, allo scopo pure di rimpiazzare non solo la Princess ma anche la Morris Marina, il progetto LC10 si era ben presto sdoppiato nei due progetti LM10, dal quale sarebbe nata la due volumi Maestro, ed LM11, che avrebbe dato vita alla Montego.

Al lancio la Montego è disponibile solo nella versione berlina a tre volumi, che condivide gran parte dei lamierati con la Maestro, ma è caratterizzata dal lunotto sfaccettato in tre sezioni. Anche gli interni sono condivisi, però la Montego sfoggia una strumentazione più completa, con un check panel e spie di diagnostica. Pure la meccanica, che non presenta più le sofisticate e costose sospensioni Hydragas delle precedenti berline Austin, è di base la stessa, ma, oltre al datato motore "1300" con asse a camme laterale, vanta, in esclusiva, i più evoluti "1600" e "2000" con asse a camme in testa. Le versioni base (L, HL), la più rifinita HLS e la lussuosa Mayfair, con interni in velluto, inserti in legno e cerchi in lega, sono vendute col marchio Austin; al vertice della gamma c’è la MG, col "2000" a iniezione da 115 CV, strumentazione digitale con computer di bordo e sistema di informazioni e allarmi con voce sintetizzata, che saranno fonte di infiniti problemi a causa del loro malfunzionamento.

Al Salone di Londra dell’ottobre 1984 viene presentata la versione Estate (la giardinetta), dotata di sospensioni autolivellanti e, a richiesta, di due strapuntini posteriori contromarcia, che estendono a sette posti la capacità dell’abitacolo. La Estate, che vanta anche un volume di carico più ampio rispetto alle concorrenti, riscuote un notevole successo pure in Francia e in Italia. Nel 1985 arriva la MG Turbo col motore "2000" da 150 CV, accelerazione da 0 a 60 mph in 7,3 secondi e velocità massima di 203 km/h, che viene lanciata come “la MG più veloce di sempre”. Poi sarà la volta della Vanden Plas, con sedili in pelle, inserti in radica, vetri e specchietti “elettrici”. Infine, col restyling del 1988, arriverà pure una versione diesel, equipaggiata con il "2000" turbo Perkins Prima da 81 CV, che, in una prova comparativa, si comporta meglio dell’omologa Audi 80 1.6.

La gamma dunque si presenta abbastanza presto completa, tuttavia, penalizzata dal lungo periodo di gestazione, la Montego, come pure la Maestro, risulta abbastanza presto anche superata sul piano stilistico rispetto alla concorrenza. L’affidabilità precaria di vari accessori, la fragilità, almeno iniziale, dei paraurti in plastica, che tendono a creparsi, e la tendenza alla corrosione precoce della scocca, che, per risparmiare, nelle parti nascoste non è adeguatamente verniciata, la penalizzano poi ulteriormente. Dal 1984 al 1995, nelle sue varie versioni, questo modello sarà comunque prodotto in 436.000 esemplari (ben di più dei 257.000 della sfortunata antenata Princess); moltissimi però saranno rottamati anzitempo e oggi nessuno se ne ricorda più.

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