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16 May 2020 | di Roberto Manieri

Documento unico: il passaggio al digitale cancellerà i vecchi libretti?

La proposta di Ruoteclassiche: ottenere l'annullamento del cartaceo e il suo rilascio come documentazione storica a corredo del veicolo nel caso di passaggi di proprietà o esportazione.

I primi due giorni di riapertura delle agenzie di pratiche automobilistiche, a partire dal 4 maggio, sono stati impiegati per aggiornare la dotazione informatica. Ma dal 6 maggio ha preso il via la più importante accelerazione del processo di digitalizzazione nel mondo dei servizi per la circolazione fisica e giuridica dei veicoli. Il passaggio al Documento unico di circolazione dal cartaceo al digitale tocca anche il mondo dei veicoli storici. “Lo fa per ora marginalmente – confermano dal Ministero dei Trasporti – in attesa di definire degli ultimi passaggi che chiariscano la possibilità del rilascio al proprietario del veicolo del libretto di circolazione originale annullato. Un po’ come come accade ora per i ciclomotori o per il vecchio Foglio Complementare, sostituito dal Certificato di proprietà da tempo ormai dematerializzato”, continuano.

Slittamento. Ruoteclassiche si è mossa da diverso tempo verso il Ministero dei Trasporti per avere conferma che venisse recepita la proposta di poter annullare e mantenere come documentazione il vecchio libretto a corredo della storia del mezzo. “L’emergenza Coronavirus ha però inciso anche sull’avvio del Documento Unico di circolazione e il nuovo atto – che riporterà anche i dati sui gravami (ipoteche, fermi amministrativi, eccetera) attualmente contenuti nel Certificato di proprietà, che è quindi destinato a scomparire – è slittato di quattro settimane” spiegano da Roma.

La riforma. Il Ministero dei Trasporti ha armonizzato la normativa nazionale con quella comunitaria, redatta secondo le disposizioni contenute nella direttiva 29 aprile 1999, n. 1999/37/CE del Consiglio Ue, introducendo già nel 2015, dopo anni di discussioni e grazie a una legge sulla semplificazione della Pubblica Amministrazione, il nuovo documento. Una norma del 2017 prevedeva poi la sua introduzione al 1 luglio 2018, prorogato quindi al gennaio 2020. L’ultima legge di bilancio ne aveva quindi ulteriormente rinviato il debutto, prevedendone un’introduzione a step nell’arco del 2020, sulla base di un calendario fissato dal ministero, ma da concludersi entro il 31 ottobre. L’avvio del Duc è scattato quindi qualche giorno prima dell’emergenza virus – ovvero il 17 febbraio – ma solo a livello informatico e solo per le sole cosiddette minivolture: i passaggi di proprietà di auto usate acquistate da concessionarie o commercianti indipendenti, comprese quelle ritirate in permuta a fronte dell’acquisto di un altro veicolo nuovo o usato. In questa prima fase gli operatori hanno sì iniziato a usare le nuove procedure, ma il Ministero dei Trasporti e l’Aci hanno continuato a emettere i rispettivi documenti, cioè la carta di circolazione e il certificato di proprietà digitale.
Il 5 aprile si dovevano esaurire queste procedure legate alle minivolture e con l’applicazione facoltativa per le nuove immatricolazioni. Dal 6 aprile era preventivato l’obbligo di emissione del Documento unico (ma non ancora valido per la circolazione) per le minivolture. L’ultima fase, sarebbe partita solo il 4 maggio. Solo da quel giorno, infatti, sarebbe diventato obbligatorio emettere il Documento unico anche per le immatricolazioni, le reimmatricolazioni e i passaggi di proprietà. A quella data, tra le novità, c’è pure stato l’aumento del numero di pratiche automobilistiche che vengono incluse nel fascicolo digitale del Documento Unico di circolazione con l’adeguamento del programma informatico negli uffici delle Motorizzazioni.
Con l’avvio delle piattaforme digitali il risultato è che le agenzie sono oggi pronte a lavorare in formato completamente dematerializzato una serie di pratiche auto, anche se fin dal 2004 come Sportelli Telematici dell'Automobilista (Sta) viene gestito telematicamente già il 95% delle stesse. Ma il lockdown deciso dal Governo ha però costretto il Ministero dei Trasporti a rivedere i programma e a rinviare di quattro settimane tutte le scadenze.

La scadenza. Dunque, ad oggi il Documento unico dovrebbe essere obbligatorio dal 1 giugno per tutte le minivolture, le immatricolazioni, reimmatricolazioni e per i passaggi di proprietà. Secondo le ultime disposizioni ministeriali, la definitiva applicazione del Documento Unico e della procedura telematica per ogni istanza dovrà avvenire entro il 31 ottobre 2020. Competente al rilascio del DU è il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti in quanto “centro unico di servizio”, attraverso i propri Uffici periferici della Motorizzazione Civile e gli Sportelli Telematici dell’Automobilista.

E per i mezzi storici? “Nel caso di passaggi per vendita o esportazione del veicolo – auto, moto o camion che sia – il vecchio libretto viene ritirato per la sua distruzione e l’ipotesi del rilascio ai fini di documentazione a corredo della storia del mezzo non è a oggi esclusa dalle valutazioni del dicastero. Manca tuttavia una circolare o un decreto che definisca l’istituto dell’annullamento e non della distruzione del cartaceo. Crediamo che in queste settimane non mancheranno le occasioni per giungere alla giusta definizione di questo istituto”, assicura il legislatore.

Il nostro appello. In questa direzione Ruoteclassiche ha già rivolto al Ministero e a diversi parlamentari della Commissione Trasporti un appello affinché la misura del rilascio dei documenti originali “annullati” ai proprietari dei mezzi venga recepita a tutela della storicità dei mezzi e della loro conservazione storica.

Intanto, l'Asi... In settimana anche l’Asi ha espresso il proprio impegno a favore della conservazione dei documenti di circolazione dei mezzi storici: “La carta di circolazione e il certificato di proprietà rappresentano un corredo importante e significativo per i veicoli di interesse storico e collezionistico. Parte della loro memoria, infatti, è conservata e tramandata da questi documenti, che sono anche testimoni dell’evoluzione avvenuta in oltre un secolo di pratiche burocratiche per la gestione dei veicoli. L’Asi sta intervenendo nelle sedi competenti per modificare tale procedura e per salvare questa componente fondamentale di memoria storica legata ai veicoli più datati. Prima che scattasse l’emergenza Covid-19 – ricorda Alberto Scuro, presidente dell’Asi – era stato avviato un tavolo di lavoro con la Direzione Generale della Motorizzazione per la risoluzione di tutta una serie di problematiche legate ai veicoli di interesse storico e collezionistico, in particolare le revisioni periodiche dei veicoli ante 1960 e di quelli centenari. Ora si è aggiunta la tematica del Documento Unico con la prevista distruzione dei documenti originali cartacei: un danno enorme per i veicoli storici e per scongiurarlo abbiamo già inoltrato le nostre proposte, che sarebbero di semplice ed immediata attuazione”.

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