Auto
01 gennaio 2002 | di Redazione Ruoteclassiche

DUE TONNELLATE DI MORBIDEZZA

Ha l'incedere solenne di una principessa, si lascia guidare con la grazia di una ballerina, l'otto cilindri ha l'armonia di un flauto magico. Negli anni 30 dominava il mercato tedesco delle supercar, davanti a Mercedes, Bugatti e Duesenberg.

A bordo di una Horch "855" si deve salire con riguardo, soprattutto se, come in questo caso, è carrozzata Erdmann&Rossi, la più esclusiva forma dell'artigianato tedesco degli anni 30. I sedili obbligano ad una posizione di guida eretta, la migliore per agire con forza sul grande volante a tre razze, ognuna costituita da cinque aste in acciaio.

Le pelli, i legni e le finiture, ricche di motivi ornamentali, sono di qualità notevole, ma forse un po' appariscenti, come si addice ad una vettura che voleva simboleggiare la potenza e i fasti del Terzo Reich. Tale impressione si ricava anche dalle linee della carrozzeria, che si caratterizza per il cofano esageratamente lungo, i parafanghi enormi, la pesantezza delle porte e l'abbondanza di fregi.

Il motore a 8 cilindri da 5 litri, che eroga una potenza di 120 CV a 3600 giri/min, gira con grande regolarità, la frizione è dolce e i cambi di marcia, da eseguire con la "doppietta", avvengono con notevole precisione. Guidare la "855 Sport Roadster", costruita in un'epoca in cui si dava più importanza alla dolcezza di funzionamento che allo scatto, è un piacere sconosciuto agli automobilisti d'oggi: la risposta dell'acceleratore non è precipitosa, ma solenne, la frenata è adeguata, la tenuta di strada è ottima sui rettilinei grazie al passo molto lungo, mentre in curva occorre tenere presente il peso della vettura e la sezione stretta delle gomme.

Questa Casa automobilistica, che negli anni 30 dominava il mercato delle auto di lusso, sopravanzando anche la Mercedes, prese il nome da August Horch, nato nel 1868 a Winningen, che nel 1899 fondò la sua azienda, caratterizzata dalla continua ricerca della perfezione tecnica; a causa degli alti costi delle imprese sportive, nel 1909 dovette rinunciare alla sua quota di proprietà, ma anche senza il suo fondatore la Casa rimase fedele all'impegno di proporre soluzioni innovative e affidabili.

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