La Ferrari 365 GTC4 è una delle granturismo più affascinanti e meno celebrate della storia di Maranello. Spesso oscurata dalla più celebre Daytona, rappresenta una visione diversa della sportività Ferrari, più raffinata e votata al comfort. Oggi, a 55 anni dalla sua presentazione, resta un modello da riscoprire. La GTB4 Daytona, appunto, fu l'ultima a portare avanti il concetto Ferrari primigenio della GT corsaiola a motore anteriore, leggermente addomesticata per l'uso stradale. Leggera (1200 kg), aspra e drammatica, privilegiava le prestazioni a scapito del comfort. Sull'altro piatto della bilancia c'è la GTC4, nata sempre alla Pininfarina ma dalla matita di Filippo Sapino anziché Leonardo Fioravanti, e mossa da ben altre intenzioni. Il motore è lo stesso, l'intramontabile V12 da 4.400 cm³, ma con un rapporto di compressione inferiore, una lubrificazione meno avveniristica, e il telaio della 365GT 2+2, accorciato. Quindi un assetto più morbido, anche se i 1450 kg non le impedivano di raggiungere i 260 km/h, dando quasi la sensazione di agitarsi meno della sua esuberante parente. La rivista Road&Track scrisse: "I comandi, il cambio e l'assetto sono più fluidi e leggeri che mai, rendendo l'auto deliziosamente facile da guidare. L'assenza di rumori meccanici non ci priva del divertimento, c'è la giusta dose di borbottio dai 4 terminali di scarico e, solo aumentando i giri, si percepisce la familiare sinfonia del V12 Ferrari".
Candida e limpida
Pulitissima, senza decorazioni. Non a caso, il prototipo esposto nel marzo 1971 al Salone dell’Automobile di Ginevra era di colore bianco panna, per fare risaltare ulteriormente l'effetto e consentire di apprezzare certe sue avanguardie come l'inedito frontale, circondato lungo tutto il suo perimetro da un audace anello di poliuretano che fungeva da paraurti integrato, all'interno del quale erano alloggiati i gruppi ottici secondari quadrati (i principali erano pop-up). Il cofano motore, solcato da due vistosi tagli destinati alla ventilazione del propulsore, si concludeva con un labbro lievemente rialzato che fungeva da convogliatore dell'aria verso il parabrezza. Altrove la GTC4 mostrava linee morbide e sinuose, nei parafanghi anteriori che si fondevano con la fiancata a diedro, nella linea di cintura bassa e contrassegnata dal taglio asimmetrico dei passaruota, che poi risaliva gradualmente verso la parte posteriore, mettendo in luce un volume compatto e perfettamente raccordato con il padiglione, con un posteriore tronco ma non sciatto.
Incompresa o incomprensibile?
Certo, non ebbe vita facile con una sorella superstar, e le vendite ne risentirono, complici anche i primi venti di crisi benché, quelli, non fecero favoritismi e sconti a nessuno. Più analiticamente, la 365 GTC4 faticò a imporre chiaramente il suo posizionamento nella gamma: l'idea era quella di riproporre un dualismo già sperimentato con la 275 GTB (che la Daytona sostituì) e la 330 GTC, entrambe a due posti secchi, ma la prima sportivissima e la seconda più da gran viaggio. Stavolta, però, una così netta distinzione estetica e d'uso mancava. Così le due 365, entrambe fastback, si sovrapponevano eccessivamente, senza che la GTC4 offrisse molto più spazio della GTB4. Chi veramente necessitava di 4 posti veri, optava per le 2+2. Dunque, la GTC4 rimase un jet per signori un po' snob alla ricerca di assoluta distinzione, oscura e meno maschia, annegata nelle raffinatezze estetiche della parte più glamour e meno industriale del design anni 70, senza disdegnare certe avvolgenti rotondità delle GT anni 50, paragonabile a una Maserati Ghibli o, meglio ancora, all'Aston Martin DBS V8.
