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30 novembre 2016 | di Redazione Ruoteclassiche

Formula 1: la storia di Keke Rosberg, padre di Nico

Dopo Graham e Damon Hill, il proverbio "Tale padre, tale figlio" torna a ripetersi in Formula 1. Come 34 anni fa, c'è di nuovo un Rosberg sul tetto del mondo.

Dal 1982 al 2016, una sottile linea rossa unisce il trionfo di Nico Rosberg, neo iridato con la Mercedes, a quello di papà Keke, nel 1982. Uguali nel corredo cromosomi così come nel numero di titoli vinti e uniti anche dal numero sulla livrea della propria vettura. Nico da sempre corre col numero 6, lo stesso con cui Rosberg senior conquistò il titolo nel 1982. Una stagione memorabile e maledetta, per il circus iridato.

Keke Rosberg, nato in Svezia (ma di nazionalità finlandese) nel 1948 e da sempre appassionato di motori, è approdato molto tardi in Formula 1. Il suo debutto è infatti datato 1978: a 30 anni compiuti, dopo una discreta carriera nelle formule minori, esordì nel GP Sudafrica con una poco affidabile Theodore.

Dopo qualche anno di rodaggio con Wolf (1979) e Fittipaldi (con cui centrò il primo podio e i primi punti nel 1980, per poi restare anche la stagione seguente), ebbe la sua grande occasione nel 1982, quando passò alla Williams, complice il ritiro di Alan Jones. L'auto era affidabile ma non aveva il motore turbo, e Keke non era tra i favoriti per il titolo. Davanti a lui c'erano alcuni pesi massimi del calibro di Gilles Villeneuve e Didier Pironi, oltre che Niki Lauda, al rientro dopo due anni di pausa.

Quell'anno, oltretutto, la battaglia infuriava anche nelle stanze del potere della Formula 1. La stagione 1982 vide uno dei momenti di maggiore scontro nella guerra tra la Fisa (la Federazione dell'epoca) e la Foca (associazione che rappresentata gli interessi dei costruttori privati, in prevalenza inglesi).

Rosberg, pilota della Williams, al termine del GP Brasile si vide revocare il secondo posto conquistato per un ricorso presentato da Ferrari e Renault a proposito del peso minimo della sua vettura. E non partecipò al GP San Marino boicottato da tutti i piloti delle scuderie Foca.

Un anno difficile, il 1982, segnato dalla tragedia della morte di Gilles Villeneuve nelle qualifiche del GP Belgio, a Zolder, e della scomparsa di Riccardo Paletti, morto nell'abitacolo della sua Osella alla partenza del GP Canada. A questo si aggiunse anche il terribile schianto di cui rimase vittima Didier Pironi nelle qualifiche sul bagnato a Hockenheim. Un filotto di tragedie che servirono per lo meno a gettare luce sulla sicurezza delle monoposto di allora, in una delle stagioni più luttuose di sempre.

In questo contesto Rosberg senior si trovò a inanellare una serie di risultati molto positivi. E il grave infortunio occorso a Pironi (che in seguito ai postumi lascerà la Formula 1) spianò la strada al pilota finlandese. Che vinse il Mondiale con all'attivo un solo successo, nel GP Svizzera (che si correva a Digione).

Arrivò all'ultima gara a Las Vegas con 9 punti di vantaggio su John Watson, l'unico che con una vittoria poteva insidiarne il successo. Rosberg arrivò quinto, Watson solo secondo. A regalare - per certi versi - il primo iride a un pilota finlandese fu la vittoria di un giovane e promettente pilota italiano che correva per la Tyrrell-Ford. Il suo nome era Michele Alboreto.

Marco Gentili

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