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28 settembre 2018 | di Alvise-Marco Seno

Formula 1, tutti i piloti italiani prima di Giovinazzi

In tutta la storia della Formula 1 i piloti italiani che hanno disputato almeno un gran premio sono 93. Tra questi, quindici hanno ottenuto almeno una vittoria. L’ultimo italiano prima del nostro Giovinazzi (che nel 2019 correrà per la Alfa Romeo Sauber) è stato Jarno Trulli (una sola vittoria nel grande circus, nel 2004 a Monte Carlo).

Orgoglio tricolore. Il recente ingaggio di Antonio Giovinazzi per la Alfa Romeo Sauber in vista della stagione 2019 di Formula 1 rappresenta un grande motivo d’orgoglio per la tifoseria italiana, che finalmente potrà rivedere un pilota del Bel Paese nell’abitacolo di una monoposto di Formula 1. La storia dei piloti italiani nel massimo campionato automobilistico mondiale è lunga e variegata, animata da tante figure che hanno contribuito a scrivere la storia della specialità.

Il primo titolo. Nel 1950 il primo Campionato del Mondo che assegnò il titolo piloti vide il trionfo dell’Alfa Romeo con Nino Farina, primo pilota a conquistare una pole position e, al termine del calendario, il titolo iridato. Il pilota italiano vinse tre gare su sette e portò al trionfo l’Alfa Romeo 158 strappando la corona d’alloro finale a Juan Manuel Fangio (sconfitto all’ultima prova) e nonostante l’ottimo andamento, per tutto il campionato, dell’ormai veterano Luigi Fagioli.

Sfida Italia-Argentina. Tra i piloti italiani distintisi nella stagione vanno annoverati anche Luigi Villoresi e Alberto Ascari. L’asso argentino Fangio si rifece l’anno successivo ai danni di Farina e Ascari ma la Ferrari iniziò a dilagare seriamente nella serie. Nel ‘52, infatti, il pilota milanese seppe sfruttare al massimo il potenziale delle Ferrari 4 cilindri, in una parentesi temporale (annate ’52 e ’53) in cui i regolamenti fecero correre in Formula 1 le vetture di F2. Il Cavallino vinse tutte le gare di Campionato grazie ai fortissimi piloti italiani: oltre allo stesso Ascari (ultimo pilota italiano nazionale a vincere il Titolo; complessivamente conquistò 13 vittorie in tutta la sua carriera con una monoposto di Maranello) si distinsero anche Farina e Piero Taruffi.

I gloriosi anni 50. Nel ’54 lo stesso copione: ancora Ascari con la Lancia in cima al podio per cinque volte su nove, con dietro Farina e Villoresi tra i più validi oppositori connazionali. Il dominio di Fangio, prima con la Mercedes, poi con la Lancia e la Maserati, non riuscì a rendere risolutiva l’opposizione dei piloti italiani (specialmente Eugenio Castellotti e Luigi Musso) durante i campionati successivi, che dovettero peraltro tenere conto delle conseguenze del disastro avvenuto alla 24 Ore di Le Mans del ’55, in seguito al quale furono cancellate le quattro ulteriori gare del Mondiale di F1 che avrebbero dovuto tenersi in Francia, Germania, Spagna e Svizzera.

La prima donna in Formula 1. Dopo la perdita di Musso durante il campionato del ’58 (nel quale emerse la delicata figura di Maria Teresa de Filippis, prima donna a cimentarsi in F1), negli Anni 60 e con i nuovi regolamenti tecnici che limitavano la cilindrata a 1,5 litri, i piloti italiani in Formula 1 più attivi furono soprattutto Lorenzo Bandini (perderà la vita nel maggio ’67 a Monte Carlo mentre guidava una Ferrari), Giancarlo Baghetti (ancora giovanissimo aveva vinto il Gran Premio di Francia a Reims alla sua prima partecipazione in una corsa valida per il Mondiale) e Lodovico Scarfiotti (morirà sulla cronoscalata di Rossfeld nel maggio ’68, tradito dalla sua Porsche 910).

Lo strapotere dei piloti stranieri. Nel’66, con il raddoppio delle cilindrate, la Formula 1 tornò ai più potenti motori plurifrazionati ma non si registrarono significativi risultati dei nostri piloti (anzi, nel 1969 non ve ne furono per tutto l’anno). Nei primi Anni 70 a confrontarsi con stelle del calibro di Stewart, McLaren, Fittipaldi e Hill svettarono in nomi di Arturo Merzario, Ignazio Giunti (il pilota romano morì tragicamente alla 1000 Chilometri di Buenos Aires del ’71 a causa di un incidente con la sua Ferrari), Nanni Galli, Vittorio Brambilla, Andrea de Adamich, Bruno Giacomelli e, ancora in rappresentanza delle quote rosa, di Lella Lombardi.

Gli anni 80. Non solo Patrese e Alboreto. Il successo dei corridori di casa nostra nella massima serie si rinnovò negli Anni 80. Il circus di Formula 1, al cominciare della decade, vide l’avvicendarsi di nuove figure tra gli italiani pretendenti al titolo: Teo Fabi (corse nella serie dal 1981 al 1987 per poi dedicarsi alle gare americane), Piercarlo Ghinzani, Pierluigi Martini (corse oltre cento gran premi con la Minardi), Andrea De Cesaris, Elio De Angelis (il promettente pilota romano perse la vita nel maggio ’86 durante una serie di test al Paul Ricard), Nicola Larini, Alex Caffi (miglior risultato un quarto posto al GP di Monaco dell’89). Tra questi sono emerse soprattutto le figure di Riccardo Patrese e Michele Alboreto (vicino alla conquista del Titolo nel 1985 quando correva per Ferrari: concluse il campionato al secondo posto).

Fisichella e Trulli. Negli Anni 90 la presenza “azzurra” in Formula 1 si è concretizzata, oltre che con gli ottimi risultati ancora di Patrese (il padovano ha concluso la stagione ’91 al terzo posto e la stagione ’92 al secondo) anche con Emanuele Naspetti, Vincenzo Sospiri, Fabrizio Barbazza, Massimiliano Papis, Gianmaria Bruni, Gabriele Tarquini, Stefano Modena (miglior piazzamento il secondo posto in Canada nel ’91), Gianni Morbidelli (miglior risultato il terzo posto in Australia nel 1995), Giovanni Lavaggi, Giancarlo Fisichella (autore di un brillante risultato nel campionato ’97 con l’ottavo posto finale a conclusione della stagione e il quinto nel 2000), Andrea Montermini e Jarno Trulli, vincitore del GP di Monaco del 2004 dopo aver conquistato la pole position, la prima in carriera.

Liuzzi, l’ultimo degli italiani. Prima di Giovinazzi, l’ultimo pilota italiano ad aver impugnato il volante di una Formula 1 è stato Vitantonio Liuzzi: dopo gli esordi coi i team Red Bull e Toro Rosso e l’esperienza con la Force India, il pilota pugliese ha corso la sua ultima stagione per la HRT come terzo pilota nel 2012. L’anno prima ottenne un risultato storico: chiude il Gran Premio del Canada al tredicesimo posto, il miglior risultato mai ottenuto dalla scuderia spagnola nella sua breve parentesi in Formula 1.

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