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11 marzo 2015 | di Redazione Ruoteclassiche

Ginevra 1955, la prima volta della Mercedes 190 SL

Sessant'anni fa la Casa di Stoccarda presentava al Salone svizzero una delle roadster più affascinanti della sua storia.

Al Salone di Ginevra 2015 il brand Mercedes ha inaspettatamente lasciato scivolare via un importante compleanno: nell’edizione del 1955, infatti, il marchio della Stella presentò la 190 SL, altrimenti nota con il codice di progetto W121. Impossibile che se ne siano dimenticati, più probabile invece che le logiche del marketing percorrano strade diverse da quelle della nostalgia.

La felice storia produttiva della 190 SL, sorella minore della possente, estrema (all’epoca), desiderata e molto costosa 300 SL Roadster (con motore 8 cilindri 3 litri a iniezione diretta) era iniziata già un anno prima. Al Salone di New York del febbraio 1954, Mercedes propose due prototipi della futura roadster, seguendo un accorato appello di Max Hoffman, importatore Mercedes per il mercato americano. Questi chiedeva a gran voce un modello cabriolet meno sportivo della SL, raggiungibile da un pubblico molto più ampio.

I progettisti Karl Wilfert e Walter Häcker erano così partiti da una ispirazione illustre: la 300 SL Gullwing. Ma mentre la Ali di Gabbiano aveva un complesso telaio tubolare, per la 190 SL fu adottato il pianale, accorciato e irrigidito, della 180 Berlina (“W120”) con scocca portante. Per la motorizzazione fu scelta un’unità 4 cilindri, contraddistinta dal codice tecnico M121. Aveva cilindrata di 1,9 litri, distribuzione con singolo albero a camme in testa e potenza massima di 105 CV.

Il motore era agganciato direttamente al cambio e tutto il complesso era alloggiato in un sub telaio, espediente che isolava tutto il gruppo motopropulsore dalla scocca, a tutto vantaggio della silenziosità e del comfort di marcia. Questo, unitamente alla potenza contenuta, faceva espressamente della 190 SL una cabrio “tranquilla”, ideale per le lunghe distanze, poco avvezza a essere trattata con crudezza dagli assatanati di prestazioni. Questo dipendeva soprattutto dal fatto che il gruppo motore-cambio, ancorato su tamponi in gomma, produceva reazioni non immediatamente avvertibili e quindi poco adatto alla guida sportiva.

La vettura definitiva, presentata al Salone di Ginevra, aveva un aspetto alquanto differente dai due prototipi dell’anno prima: più elegante, più “dolce” nelle forme. Le vendite iniziarono nel maggio 1955, sulla scia del fresco epocale successo di Stirling Moss e Denis Jenkinson alla Mille Miglia con la mostruosa 300 SLR, una specie di W196 con 2 posti e una magnifica carrozzeria argento. Il catalogo prevedeva la 190 SL Cabriolet, Coupé (dotata di un tetto rigido asportabile al posto della capote in tela e di profili cromati sui semiparaurti anteriori) e Roadster, quest’ultima del tutto rassomigliante (per stile e filosofia) al concept originario. Di questa versione, tuttavia, ne furono prodotte solo 17.

In un’epoca in cui, finalmente, l’Europa aveva intrapreso un processo di positiva crescita economica scrollandosi di dosso il grigiore del periodo bellico (l’Italia ebbe il suo “rilancio” dal punto di vista automobilistico con la Fiat 600, presentata proprio nel mese di marzo a Ginevra), la Mercedes 190 SL divenne uno dei numerosi simboli di una rinnovata esigenza di benessere, colore, spensieratezza.

Sul mercato europeo la 190 SL rimase in produzione fino al 1962 (in America le vendite continuarono fino all’inizio del ’63), aggiornandosi, nel frattempo, con modifiche di dettaglio. Tra queste le più importanti furono l’utilizzo di alluminio per le portiere, luci posteriori più grandi, hard top in acciaio in luogo della lega leggera (dal 1959 con un lunotto molto più ampio e avvolgente). La produzione totale fu di circa 26.000 esemplari.

Alvise-Marco Seno

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