News
16 January 2020 | di Roberto Manieri

I cimiteri delle auto vecchie sotto la lente delle Prefetture.

Nella sola Brescia rischiano 2.500 auto “dimenticate”. Il Prefetto: “Sono rottami ad alto rischio ambientale e per questo vanno smaltiti al più presto”.

Parte dalla prefettura di Brescia per diventare un modello da esportare a tutte le province italiane la verifica dei depositi di auto. Caccia aperta agli autoveicoli dismessi che giacciono nei piazzali o nei capannoni, definite “archeo-carcasse” e ritenute potenziali fonti di pericolo di inquinamento ambientale.

Progetto pilota. Comincia da Brescia la piccola rivoluzione contro le fonti di inquinamento ambientale dettate da quelle che la Prefettura di Brescia definisce le “archeo- carcasse”, ovvero i cimiteri di autoveicoli dismessi che giacciono nei piazzali o nei capannoni e che possono diventare una pericolosa fonte di inquinamento. “Sono automobili, camion, trattori, mezzi a potenziale rischio di inquinamento ambientale» spiega il Prefetto. «Pensate ai liquidi del motore, agli effetti della pioggia e del tempo su veicoli magari fermi da anni, ancora iscritti nel registro, con un proprietario, che però non provvede al ritiro o alla rottamazione». Da qui l’avvio di una campagna che mira a far smaltire i relitti di automezzi più vecchi che a diverso titolo giacciono nei piazzali, nelle depositerie piuttosto che abusivamente a margine di aree private ed industriali. “Il nostro progetto traccia in materia ambientale una linea guida valida per tutto il territorio nazionale e prevede di liberare le città e le province da questo fardello” spiega il prefetto Attilio Visconti, annunciando un intervento che da ieri è stato reso operativo da una circolare inviata ai sindaci di 45 Comuni sugli oltre duecento del Bresciano che ospitano 61 depositi di automobili destinate alla rottamazione. “In questo modo saranno disponibili i dati sulla reale consistenza del problema”, continua.

I rischi per l'ambiente.
Come detto, si tratta di un processo pilota e sperimentale, che porterà all’adozione anche da parte di altre prefetture della soluzione adottata nel Bresciano. “Due gli step previsti” continua il prefetto. “I 61 titolari dei depositi di auto e moto riceveranno un modello per dichiarare con l’autocertificazione, il numero dei mezzi a potenziale rischio ambientale custodite. Abbiamo calcolato che in tutta la provincia di Brescia ce ne sono circa 2.500. Di conseguenza tocca ai sindaci emettere le ordinanze per lo sgombero di materiale che minaccia l’ambiente e la salute pubblica, contattando le ditte che trattano lo smaltimento di rifiuti sulla scorta di un elenco fornito dalla Camera di Commercio”. L’operazione è stata messa in cantiere negli ultimi giorni dell’anno scorso, quindi è ancora in fase di perfezionamento: «Coinvolgerò anche la Procura della Repubblica», specifica Visconti. Oltre ai dati certi di depositi autorizzati l’ipotesi è che molti veicoli possano essere state rottamate e lasciate in sosta in siti abusivi. “Per questo esistono i controlli speditivi che possono fare mergere eventuali stoccaggi irregolari” ha continuato il Prefetto che poi osserva: “Brescia vive nel culto dell’auto dal dopoguerra ad oggi. La gente ha acquistato un numero infinito di vetture ed è del tutto evidente che ne sono state scartate molte ed altrettante sono state accantonate, accumulate magari anche in buona fede, ma creando i presupposti per un rischio ambientale. Ma ci sono anche veicoli vittime di schianti e guasti gravi, abbandonati e rinvenuti casualmente, non reclamati dai proprietari e che, dopo tanti anni, rappresentano una potenziale fonte di rischio. Si pensi all’olio esausto, al liquido dei radiatori che le piogge possono emulsionare e disperdere nelle falde e nei terreni”.

Vigilanza aerea. L’uso dei caccia nella lotta contro il crimine ebbe un precedente proprio a Brescia: tre anni fa vennero sequestrati 2 quintali di marijuana coltivata nella Bassa. In attesa della risposta dall’aeronautica di Ghedi i controlli speditivi della Prefettura continuano e hanno portato a svelare che sono 700 le aziende che trattano o custodiscono materiale qualificato come rifiuto, per le quali è stata messa a punto una sorta di censimento col coinvolgimento dei Comuni, per individuare dove si svolgono attività abusive. Per questo sono intanto già 100 i siti scoperti come irregolari. La fine delle auto barn find.

Condividi
COMMENTI