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27 settembre 2013 | di Redazione Ruoteclassiche

I nostri migliori alleati

Dimentichiamo tutto così in fretta... Le mode, gli slogan, le novità elettroniche e le formule politiche si susseguono in modo tanto incalzante che non si riesce più a metabolizzarle tutte. Succede allora che, per fare spazio al nuovo - negli spot pubblicitari o sugli scaffali dei supermercati, così come nelle nostre teste - dobbiamo rimuovere il vecchio.

L’automobile è da decenni il paradigma di questo processo, dove il nuovo modello non ha più, come compito prevalente, quello di essere migliore del precedente, bensì di spazzarlo via facendolo apparire improvvisamente vecchio, insopportabilmente vecchio, per affrettarne la sostituzione. L’operazione riesce e in poco tempo il vecchio modello sparisce dalle strade e dalla nostra memoria. Capita allora che se vediamo passare una Lancia “Lybra” o una Fiat “Barchetta” ci voltiamo a guardarle e ci rendiamo conto che quelle macchine, fino a ieri parte integrante del paesaggio cittadino, in pochi anni sono diventate una rarità. Quanto enunciato, però, non ha lo stesso valore su tutto il territorio nazionale. La velocità di cambiamento, infatti, non è la stessa da Nord a Sud, dalla città alla provincia, dalla pianura alla montagna.

Ci fa notare un lettore di San Pietro in Lama (Lecce), l’avvocato Raffaele De Carlo (vedi a pagina 14), che quasi in ogni strada della sua città è parcheggiata una Fiat “Uno”, modello da quelle parti regolarmente in servizio, ma classico sul piano anagrafico, tanto che Ruoteclassiche gli ha dedicato un dossier (avendo sott’occhio le strade di Milano, lo abbiamo dato per scomparso o fortemente rarefatto prima del tempo...). Il caso della Fiat “Uno” descrive la realtà di un Paese che procede a due velocità, dove la ricchezza non è distribuita in modo uniforme. Ma non bastano le disparità di reddito a spiegare le differenti prospettive di vita di un’automobile: vi sono altri aspetti che influiscono sulle scelte degli individui.
Per esempio gli stili di vita, la cultura, la tradizione.

Capita per esempio che nei piccoli centri e in campagna sia più facile incontrare persone capaci di resistere al desiderio del cambiamento, pur potendoselo permettere, o che anzi lo temono; persone col sano, antico istinto di dare valore alle cose e di farle durare. Di fronte all’ultimo modello, esse si chiedono pigramente: “Chi me lo fa fare? La mia ‘vecchia’ macchina va così bene...” Credo che noi appassionati dovremmo essere molto grati a questa categoria di “conservatori”, non importa se tali per scelta o per necessità. Quando ci capita di trovare una splendida youngtimer, con pochi chilometri e a poco prezzo, lo dobbiamo a costoro, che per molti anni hanno saputo resistere alla pubblicità, alle mode e alla seduzione del nuovo. Sono loro i migliori alleati di noi appassionati, che non sappiamo resistere alla seduzione del “vecchio”. ("L'editoriale del Direttore", settembre 2013)

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