Il campione e la firma perduta - Ruoteclassiche
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13 December 2022 | di Lorenzo Stocco Gastaldi

Il campione e la firma perduta

Agostini firma (di nuovo) la carena di una MV Agusta 350 by Primo Felotti, modello ispirato alla famosa GP degli anni 60 costruito oggi partendo da una Ipotesi, moto coeva a quella a cui la replica fa riferimento

Il tempo e la pulizia avevano cancellato la firma di Giacomo Agostini dalla carena della MV Agusta 350 by Primo Felotti di Bernardo Arcidiacono. La richiesta del collezionista di ripristinarla l’ha portato a un incontro con il campione a Prato dove, dopo il ripristino della firma, si è concesso per alcune foto e una breve chiacchierata.

Il “sarto lattoniere”. Primo Felotti è uno storico lattoniere di MV Agusta, sotto il suo martello sono passate le lamiere di carenature, serbatoi e codini di un numero indefinito di moto. Nell’83 passa in Cagiva, oggi è in pensione ma, ancora baciato dal fuoco della passione, si dedica alla realizzazione di vestiti “sartoriali” per motociclette. La moto di Arcidiacono è di base una MV Ipotesi 350 special bicilindrica quattro tempi allestita come le GP 350 a tre cilindri che, negli anni 60, vincevano sui circuiti di tutta Europa collezionando un palmarès che ancora oggi incute una certa soggezione. Tutte le creazioni di Felotti riportano la firma di Agostini, ma, si sa, il tempo, le intemperie e la pulizia giocano contro i dettagli come questi e ilsignor Felotti si è prodigato per organizzare l’incontro.

Un po’ di storia. Oggi i tre cilindri sono un marchio di fabbrica per MV Agusta, così come il loro rombo, una nota sonora che le distingue dalla concorrenza. La moto venne sviluppata dalla casa di Cascina Costa con il preciso intento di partecipare alle competizioni della classe 350 dove bisognava contrastare l’offensiva di Honda e Suzuki. Appurato che dal quattro cilindri prodotto fino ad allora non era più possibile trarre nuove evoluzioni, si dovette inventare qualcosa di nuovo. Fu così che Domenico Agusta incaricò Mario Rossi e Arturo Magni dello sviluppo di una nuova moto con propulsore a tre cilindri che ereditasse il gruppo albero dal quattro cilindri e avesse testata a due valvole, frizione a secco e cambio a sette marce sfilabile.

L’uomo giusto. Dopo l’esecuzione del progetto e la rettifica di alcune caratteristiche, come l’adozione delle quattro valvole per cilindro, il prototipo era pronto e Agusta chiese di visionarlo mentre si trovava in villeggiatura al Lido di Venezia. Nella stessa occasione, espresse anche la volontà di affidare lo sviluppo della neonata motocicletta a un pilota italiano. Così Magni fece il nome di Giacomo Agostini e il resto… è storia.

L’esordio e il successo. Durante lo sviluppo la moto si dimostrò più leggera, maneggevole e soprattutto aerodinamica rispetto alla precedente quattro cilindri. Esordì al Gran Premio della Germania Ovest, dove arrivò prima: era solo l'inizio di una carriera di grandi successi. Ancora oggi è impossibile guardarla senza riconoscere la MV Agusta 350 e pensare ad Agostini, il campione che dentro quelle carene ha guadagnato sette dei suoi otto titoli mondiali di classe.

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