La Route 66 compie 100 anni, confermandosi come una delle strade più iconiche al mondo e simbolo intramontabile del viaggio on the road. Nata per collegare Chicago a Los Angeles, questa leggendaria arteria di 2.448 miglia ha segnato profondamente la storia americana, diventando un punto di riferimento per gli appassionati di automobili, cultura e libertà. Tra auto d’epoca, paesaggi senza tempo e celebrazioni lungo tutto il percorso, il centenario della “Strada Madre” è l’occasione perfetta per riscoprire il fascino autentico degli Stati Uniti e il ruolo centrale dei motori nella costruzione di un mito globale.
La “Mother Road” di Steinbeck
Tutto ha origine il 30 aprile 1926 a Springfield, Missouri, grazie a un telegramma che ridisegna la geografia dell’anima americana: assegnare un nome a una nuova arteria est-ovest che collega Chicago a Los Angeles, destinata a diventare la Route 66. Una strada che, simbolicamente, ripercorre le rotte dei coloni diretti verso il West e che, negli anni 30, è la strada della speranza per famiglie in fuga verso la California su vecchie Ford Model T cariche di tutto ciò che possedevano. Solo nel 1938 l’intero tracciato viene asfaltato, rendendolo percorribile in ogni stagione. L’anno successivo arriva la sua consacrazione, con “Furore”, il romanzo vincitore del Premio Pulitzer di John Steinbeck, che la definisce “Strada Madre” perché rappresenta un grembo capace di accogliere chi non ha più nulla.
Un mito americano forgiato nel dopoguerra
Nel primo dopoguerra, l’epoca delle cromature lucenti e delle carrozzerie che facevano sognare lo spazio, la Route 66 si trasforma in una luna park di motel aperti 24 ore su 24, distributori simili a templi art déco e diner dalle spettacolari insegne al neon dove il caffè è lungo e i sogni sconfinati. È un’America in corsa, spinta da motori V8 verso un benessere che sembra eterno e che viaggia sulle note di “(Get Your Kicks on) Route 66”, canzone inizialmente interpretata da Bobby Troup e poi resa celebre da artisti come Chuck Berry, i Rolling Stones e Nat King Cole. “Get your kicks” in slang americano significa “divertiti!” e non può essere più appropriato per una strada dove architetture e colori sgargianti accolgono un microcosmo brulicante di vetture.
Il declino e la rinascita, anche grazie alla Disney
In realtà, mentre il mito resta vivo anche negli anni 60, l’inizio del declino risale al 1956, quando viene avviata la costruzione delle Interstate, autostrade ispirate alle autobahn tedesche. Le città attraversate dalla Route 66 si oppongono, ma non possono impedire a milioni di americani di utilizzare arterie che – senza più attraversare paesi e comunità – collegano asetticamente le metropoli, tra McDonald’s e distributori di carburante. Per anni, ristoranti, hotel e stazioni di servizio hanno risposto ai bisogni dei viaggiatori da costa a costa, salvo ritrovarsi, da un giorno all’altro, praticamente abbandonati, dimenticati, messi da parte dalla fretta di tempi sempre più accelerati che non contemplano il lusso di assaporare l’autenticità dei piccoli centri. Un tema che riecheggia anche nel film d’animazione Pixar “Cars”, vera elegia del motorismo storico e della vitalità perduta della Route 66: è anche grazie al suo successo – a proposito, festeggia 20 anni dalla sua uscita – che oggi è molto più di una strada. È un monumento nazionale, la cui conservazione è affidata al National Park Service, che ne tutela l’accesso e il valore storico, ed è tornata a essere trafficata, ma da turisti entusiasti, in stragrande maggioranza stranieri.
Un anno di festeggiamenti rigorosamente “on the road”
Il 30 aprile, a distanza di un secolo, Springfield riprende possesso del titolo di “Culla della Route 66” dando ufficialmente il via a un anno di celebrazioni con un grande concerto rock e country. Eventi che costellano tutto il percorso storico e che vanno oltre la nostalgia, trasformandosi in un vero rito collettivo di appartenenza meccanica, sfogliando un libro di storia scritto con benzina dai costi irrisori e paesaggi da cartolina lungo otto Stati. Il 6 e il 7 agosto, il Birthplace of Route 66 Festival porterà lungo le strade centinaia di auto d’epoca, motociclette e camion, brilleranno le vernici micalizzate e risuonerà il borbottio irregolare dei vecchi carburatori, in una parata che è prima di tutto un atto d’amore verso un’epoca in cui guidare significava vivere un’avventura. La Route 66 è sopravvissuta grazie a chi ha scelto di non dimenticare e oggi la sua rinascita rappresenta la tutela di un’icona globale, capace di attirare viaggiatori da tutto il mondo pronti a rimettersi in cammino. Perché, in fondo, la Route 66 non è soltanto asfalto: è uno stato mentale, la certezza che finché esisteranno un orizzonte e un pieno di benzina, il mito di una certa America continuerà a correre.
