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Il morso della Murena

Barracuda, Cobra, Gallardo, Hyena, Impala, Maggiolino, Mangusta, Miura, Mustang, Pantera, Viper – per non dire delle Jaguar e del Cavallino rampante. Il bestiario delle quattro ruote è ricco di nomi e di marchi suggestivi, più o meno noti. Quanti sono gli appassionati si sono trovati di fronte una Murena?

La Intermeccanica di Torino ne costruì solo dieci fra il 1969 e il 1970. Tutte esportate negli Stati Uniti. Quindi, nel caso vi accadesse di avvistarne una, non ritraetevi: non solo non morde, ma si tratta di un interessantissimo caso di sportwagon frutto dall’accoppiamento di un V8 americano con lo stile italiano. Era una tentazione ricorrente di quei tempi e generava auto che fanno girare la testa ancora oggi, vedi Iso Rivolta e De Tomaso.

Guru-wagon. La Murena 429 GT non fa eccezione: basta darle un’occhiata per capire che siamo davanti a qualcosa di davvero speciale. La numero uno di dieci sarà battuta all’asta il 20 marzo da RM Sotheby’s all’International Raceway di Palm Beach, in Florida. È saltata fuori dal garage di Bikram Choudhury, controverso guru dello “hot yoga”. L’indiano ha costruito un impero sulla disciplina del benessere, franato negli ultimi anni sotto i colpi delle accuse di abusi sessuali. Si vede che è destino che le auto fuori dal comune finiscano fra le mani di personaggi fuori dal comune. La Murena GT all’asta è equipaggiata di V8 Ford Hi-Performance da 429 pollici cubi (7030 cc), con due carburatori quadricorpo Autolite e trasmissione automatica a 3 velocità. Originariamente era verniciata in Salchi Verde Gemma, con interni neri e folta moquette in tinta con la carrozzeria. La differenza con le station wagon americane ordinarie la facevano i dettagli. Spiccano il design da shooting brake oversize con tettuccio apribile, aria condizionata, interni in pelle pregiata, volante Momo e console con strumentazione degna di un aereo. Ai quali si aggiungono plus come i freni a disco Girling e le ruote in lega forgiate. Clientela e prezzo venivano di conseguenza: ai tempi, con i 14.500 dollari del cartellino ci si potevano comprare due Porsche 911 e quasi tre Jaguar E-Type.

Culto vero. Per una volta, l’utilizzo dell’aggettivo “cult” non è abusato. La Murena GT è l’auto più ambiziosa della Costruzione Automobili Intermeccanica, un piccolo marchio fondato a Torino da Frank Reisner, ingegnere di origine ungherese che si era formato negli Stati Uniti. Nell’allora mecca europea dell’auto, Reisner fece i primi soldi preparando kit di elaborazione per DKW, Peugeot, Renault e Simca. Poi passò alla produzione in piccola serie azzeccando una serie di coupé aggraziate come la Apollo GT, la Omega e soprattutto la Italia. Grazie al sostegno del Credito Italiano, l’azienda arrivò a produrre fra le 100 e le 120 vetture all’anno, distribuite soprattutto negli Stati Uniti. Come altri geniali costruttori italiani, Intermeccanica era bravissima a vestire i robusti e potenti powertrain americani di carrozzerie sinuose e slanciate generando ibridi di eleganza vistosa – vedi le Iso Grifo e la Bizzarrini Strada. L’idea del businessman americano Joe Vos, che sognava un’auto comoda come una giardinetta e sportiva come una Porsche, poteva funzionare. Il nome arrivò scrutando gli ingredienti di un’insalata di mare che gli era stata servita al ristorante: “Murena! E sono bastati appena quattro dollari per trovare un nome così”. Per la sua società, la Murena Motors, ne spese parecchi di più. Il prototipo debuttò al New York Auto Show pubblicizzato come la station wagon più veloce del mondo – e di certo la più impressionante. Nel 1970 la rivista americana Road & Track la cronometrò da zero a cento in 7.5 secondi, che salivano ad appena 15,5 sul quarto di miglio.

Era troppo avanti. La Murena GT aveva intuito un trend che avrebbe incontrato il successo a partire dagli anni Ottanta, sull’onda delle Mercedes 230T e 300TD. Sfortunatamente era in anticipo sui tempi di almeno un decennio, costava l’equivalente auto di un set di Gucci e beveva un po’ troppo per una giardinetta, pure extralusso. Dei 35 ordini raccolti ne furono soddisfatti appena una decina. Ecco perché siamo curiosissimi di sapere come la numero uno si comporterà all’asta RM Sotheby’s di Palm Beach.

foto courtesy RM Sotheby’s.

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