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29 febbraio 2016 | di Redazione Ruoteclassiche

In edicola a marzo sbarca “Zagato”

La Zagato, alla quale è dedicato il secondo volume di quest’anno de “I capolavori dello stile” (112 pagine, in edicola i primi giorni di marzo a 4,40 euro in più rispetto al prezzo della sola rivista) è una delle carrozzerie italiane più longeve. Ha contrassegnato quasi per intero la storia dell’automobile di casa nostra, dal 1919 fino praticamente ai nostri giorni, dispiegandosi attraverso una sequenza di momenti significativi che non solo hanno caratterizzato l’evoluzione del design, ma anche l’avventurosa conduzione di un’impresa sottoposta lungamente ad alterne vicende gestionali.

Forte delle esperienze giovanili maturate nella costruzione aeronautica, Ugo Zagato si cimentò nell’allestimento di carrozzerie leggere, specializzandosi fin dalle prime battute in quelle a carattere sportivo e corsaiolo. L’agilità e l’eleganza delle sue creazioni trovò connubio perfetto nella meccanica d’avanguardia delle Alfa Romeo costruite dalla fine degli anni 20 fino agli ultimi anni 30. Nel secondo dopoguerra l’attività di Zagato si sviluppò con carrozzerie di grande originalità, come la formula fortunata della berlinetta Panoramica, che ospitò la meccanica della Fiat Topolino, della Maserati 1500 e della Ferrari 166 MM.

Seguì la stagione della Fiat 8V, che consacrò sul piano progettuale un’auto misconosciuta dai più e valorizzata invece da Elio, figlio di Ugo, che al volante di quella macchina colse numerose affermazioni sportive. La matrice di quelle berlinette trovò poi massima espressione nelle Fiat-Abarth 750 bialbero e 1000, che dominarono in tutta Europa le competizioni e che valsero a Zagato il prestigioso premio Compasso d’Oro riconosciutogli nel 1960 dall’Associazione per il Disegno Industriale.

Incessante promotore di nuove iniziative, egli profuse energie sempre fresche nell’aerodinamica e gettò il guanto di sfida negli anni 60 con le Giulietta SZ a coda tronca, seguite dalla Giulia TZ e dalla TZ2, tutte macchine dotate di eccezionali prestazioni in gara. Fu forse quella l’ultima avventura che gli diede grande fama internazionale.

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