Auto
16 May 2020 | di Paolo Sormani

In vendita la Esprit Turbo di Colin Chapman

L’ultima auto personale del fondatore della Lotus è stata guidata anche da Margaret Thatcher ed Elio De Angelis. Vanta una serie di personalizzazioni che la rendono unica e che, insieme alla storia e alle condizioni eccellenti, segnano il cartellino del prezzo con cinque zeri.

Anche se noi italiani eravamo abituati molto bene, c’è stato un momento degli anni Settanta in cui la silhouette a scalpello della Lotus Esprit era diventata desiderabile quanto quella di Barbara Bach. L’attrice era la “Bond girl” del film “007 – La spia che mi amava del 1977. La macchina era la “Bond car” che dalle strade di Porto Cervo si tuffava nelle acque della Cosa Smeralda – anche se le scene subacquee furono girate alle Bahamas. Divagazioni a parte, lo status e il pedigree della Esprit fanno riflettere sul perché le quotazioni di un’auto così glamour siano lontane dallo scalare il muro dei cinquantamila euro. Anche considerando che molte delle sue coetanee hanno preso il largo da tempo. Spesso la fragilità e i costi di manutenzione delle Lotus di quegli anni tengono lontani i compratori occasionali, che si lasciano tentare solo se la vettura è in condizioni eccezionali. È il caso della numero 0970, che oltretutto vanta un proprietario particolarmente illustre: è stata l’ultima auto personale di sir Colin Chapman, il fondatore della Lotus, dall’agosto del 1981 fino alla sua morte nel dicembre dell’anno successivo. Per questo motivo il commerciante inglese Mark Donaldson l’ha messa in vendita, completa di tutti gli optional originali, per una cifra stimata sulle centomila sterline. È il triplo di un esemplare di serie in condizioni da concorso, ma quante Esprit Turbo sono state guidate da Chapman in persona e, in più, da Margaret Thatcher e dal pilota romano Elio De Angelis? Considerando oltretutto che nel 2013 Elon Musk non ha esitato a pagare quasi un milione di dollari per la Esprit di James Bond, alla fine non sembra un cattivo affare. E si può sempre trattare, specie di questi tempi.

Unicorno Lotus. Nel 1976 la Esprit fece più sensazione per il fregio sul cofano e le linee tese e italianissime di Giorgetto Giugiaro, che per le prestazioni del 4 cilindri bialbero aspirato da 160 cavalli. Così nell’80 fu presentata la serie limitata Essex Turbo Esprit. Vantava la livrea rosso-blu-cromata dello sponsor del team di Formula 1 Essex Petroleum (una modesta parentesi nell’aristocratico nero-oro John Player Special), lussuriosi interni in pelle scarlatta e soprattutto la spinta del nuovo motore 2.2 litri sovralimentato dalla turbina Garrett. Le Turbo avevano anche una spina dorsale più rigida per reggere il turbo lag. Dopo 45 Essex Turbo, la Lotus inaugurò la Esprit Serie 3 vera e propria. E qui entra in gioco la numero 0970 argento metallizzata, costruita nel febbraio 1981 e immatricolata sei mesi dopo. La Esprit Turbo di Chapman è uguale alle altre solo all’apparenza: la serie di personalizzazioni volute dal patron della Lotus comprende le sospensioni ribassate, i filtri antipolline speciali per alleviare il raffreddore da fieno di cui soffriva Chapman e la pedaliera. Un discreto lavoro sulla carrozzeria ridusse la rumorosità dell’aria e la ventilazione interna. Il motore fu appositamente disegnato e costruito a mano, con il sistema di lubrificzione a carter secco. Il servosterzo è un altro optional che la rende unica fra le Esprit S3 ed è la prima Turbo in assoluto dotata dei cerchi in lega BBS “snowflake”, a fiocco di neve, particolarmente richiesti negli anni successivi. Uno degli optional più desiderabili degli anni Ottanta è l’impianto stereo Panasonic RM 610 con mangianastri, già in dotazione esclusiva sulla Essex Turbo Esprit. Il cockpit aeronautico di questo status symbol da audiofili del volante è installato sul tetto in posizione centrale. È esattamente la panoplia di pulsanti, manopoline e levette che immagineresti tormentato dalle dita affusolate di Barbara Bach - per non dire di cos’avrebbe accarezzato i sedili in pelle. E invece…

La Lady di Ferro. Poche settimane dopo l’immatricolazione nell’agosto del 1981, la Esprit Turbo 0970 si trovava sulla pista dell’aeroporto di Norfolk, sull’attenti, in attesa del jet privato che Colin Chapman aveva appositamente messo a disposizione del Primo ministro britannico Margaret Thatcher. La Lady di Ferro era in visita alla contea di Norwich per incontrare alcune aziende del distretto locale, fra le quali la Lotus. Fu accompagnata in visita alle officine, quindi edotta della Type 88 da Formula 1 con una dettagliata spiegazione tecnica. Chapman fu così gentile da cederle il volante della sua Esprit Turbo personale restando sul sedile del passeggero. Le cronache del quotidiano locale Eastern Daily Press non si spingono a riferire se la Signora di Ferro si fosse prodotta in un burnout, o messo a dura prova l’assetto rasoterra della Esprit. Sembra comunque che la trovò “divertente da guidare” al punto di essere stata “tentata dal portarmela via”. Secondo un articolo della rivista Grand Prix International del 1986, la Esprit Turbo di Chapman sarebbe anche la sola Lotus che il pilota romano Elio De Angelis abbia guidato al di fuori di un circuito.

Tutto a libretto. È una bella storia, ma da sola vale un centone? È certificato che, dopo la scomparsa del costruttore inglese ad appena 54 anni nel dicembre dell’82, la Esprit Turbo passò in mani private con circa seimila chilometri sullo strumento. I successivi cinque proprietari, tutti inglesi, l’hanno guidata pochissimo, pur preoccupandosi della sua manutenzione scrupolosa e documentata dal libretto. L’intervento più importante è stata la revisione completa del motore eseguita nel Factory Department Service. Le Lotus – e non solo – di quegli anni possono essere tacciate di una qualità costruttiva opinabile e le crepe nella verniciatura sono tutto sommato accettabili per una vettura di 45 anni. La targa non è più originale, la performance invece sì. E i confortevoli interni in pelle sono quelli di un’icona sportiva inglese che porta magnificamente la sua età.

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